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Giornata Mondiale della Disabilità: ecco i Paralimpici più forti dei normodotati

Giornata Mondiale della Disabilità: ecco i Paralimpici più forti dei normodotati

Per la Giornata Mondiale delle persone con disabilità, vi raccontiamo le imprese di quei paralimpici che hanno ottenuto prestazioni sportive migliori dei normodotati.

Più veloce, più alto, più forte. Il motto olimpico decoubertiniano, che vale ancor di più per chi deve superare anche limiti fisici in nome della gloria paralimpica, nel 2016 trovò un interprete di lusso. Abdellatif Baka, algerino di 22 anni, firmò il nuovo record del mondo dei 1500 nella categoria T13, riservata ad atleti con deficit visivo (ma senza guida, prevista invece per la T11 e la T12). Ha corso a Rio 2016 in 3’48”29, un tempo che gli avrebbe dato l’oro anche nella finale per i normodotati.

I record delle paralimpiadi di Rio 2016

L’Algeria conquistò il primo oro alle Paralimpiadi di Rio, e solo per 25 centesimi il fratello Fouad non completò uno straordinario trionfo familiare. Chiuse solo quarto, dietro l’etiope Tamiru Demisse e il keniota Henry Kirwa. Tutti i primi quattro andarono più forte di Matthew Centrowitz, primo oro olimpico Usa sulla distanza dei 1500 dal 1908, dal trionfo di Mel Sheppard (che vinse anche 800 e staffetta), convinto di essere stato avvelenato perché scartato alle prove per dirigenti della polizia di New York, che sarà poi uno degli avvocati difensori sconfitti di Bruno Hauptmann, condannato per il rapimento del figlio di Charles Lindbergh.

Figlio d’arte, il padre ha corso i 1500 a Montreal 1976, Centrowitz vinse la finale più lenta sulla distanza dal 1932, anche per la sciagurata tattica di gara del tre volte campione del mondo e campione olimpico del 2008 Asbel Kiprop, imbattibile con le lepri a scandire l’andatura, molto meno a interpretare una corsa tattica.

L’americano chiuse in 3’50”00 una finale in cui si entrava con 3’40”. Ha vinto con un tempo che non sarebbe bastato nemmeno per qualificarsi alla semifinale per paralimpici. «Peccato non esserci stato ad agosto» ammise Baka: difficile dargli torto.

I recordman paralimpici

Al di là di Pistorius, argento mondiale nella staffetta 4×400 e primo atleta amputato alle Olimpiadi, non è il primo caso di campione paralimpico che sfodera prestazioni anche migliori dei normodotati. Il caso più eclatante rimane Markus Rehm, portabandiera tedesco nella cerimonia d’apertura delle Paralimpiadi di Rio. Amputato a una sola gamba, è Blade Jumper, il saltatore sulle lame. Ha un personale nel lungo di 8.40, record del mondo nella categoria T44. Con questa misura sarebbe stato oro olimpico a Londra e a Rio, almeno grazie al braccio spinto indietro da Lawson che ha lasciato il titolo a Jordan Henderson (8.38): l’americano porterà poi la sua prima medaglia olimpica alla nonna paralizzata a letto dal morbo di Azheimer.

Rehm aveva il minimo per andare ai Giochi con i normodotati ma la Iaaf gliel’ha impedito. Non ci sono ricerche che dimostrano i vantaggi delle protesi, ma l’atleta, è questa la tesi un po’ da comma 22, non ha provato l’assenza di tali vantaggi. C’era anche un italiano fra gli scienziati che hanno condotto le analisi, Paolo Taboga, raccontava Claudio Arrigoni sulla Gazzetta dello Sport. “Gli atleti con protesi rallentano meno, risultando più efficaci al momento dello stacco, quelli non amputati sono più veloci nella rincorsa” spiegava. E se parliamo di protesi non possiamo non parlare del nostro Roberto La Barbera che di recente ha vinto una gara di salto in lungo con i normodotati.

Sempre in Italia, Raffaele Di Maggio, 19 anni e un deficit intellettivo-relazionale che lo condiziona dalla nascita nel 2016 ai campionati del mondo Inas per le persone con disabilità intellettiva vinse i 60 metri piani in 7”11. Fece il record dei cadetti: tutti, normodotati compresi.

Ma il vero superman dello sport rimane Matt Stutzman, americano senza braccia eppure fuoriclasse assoluto del tiro con l’arco. Lo sorregge con la gamba e scocca la freccia con la bocca. È l’unico arciere al mondo, in assoluto, che abbia mai centrato un bersaglio posto a 310 yard di distanza (poco più di 283 metri).

I limiti sono davvero solo un’illusione.

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