Connect with us

Cerca articoli

Basket

Giants of Africa: Masai Ujiri e il sogno dei ragazzi del Basket africano

Giants of Africa: Masai Ujiri e il sogno dei ragazzi del Basket africano

Giants of Africa è un’organizzazione no profit nata nel 2003, con lo scopo di educare tramite il basket le nuove generazioni africane. Il suo obiettivo principale consiste nel rendere il basket accessibile al maggior numero di giovani possibile, in un continente in cui le strutture sportive sono praticamente inesistenti. In questo modo dà loro la possibilità di sfruttare i loro mezzi atletici, offrendo attrezzature, un supporto tecnico e un sostegno economico di cui in molti hanno bisogno. Regalano loro la possibilità di guardare in grande, di sognare, di diventare in futuro dei campioni.

Ma l’intento di Giants of Africa non è quello di sfornare atleti perfetti da spedire in NBA. Perché si sa, sono davvero in pochi coloro che riescono a raggiungere traguardi simili. Semplicemente, GOA mira a far crescere le nuove leve africane in un ambiente più sano e pulito, impreziosito da uno sport di squadra come il basket, che sia finalmente alla portata di tutti. Un obiettivo molto ambizioso: avvalersi del basket per rendere migliore un intero continente.

036a2256_0

E ad essere oggettivi, sembrerebbe un progetto un po’ utopico. E’ davvero realizzabile?No, impossibile”. Questo ci verrebbe da dire. Ma era il lontano 2007, quando in TV passava uno degli spot più celebri dell’Adidas, con un Gilbert Arenas nel fior fiore della sua carriera che ti diceva sorridendo: “Impossibile is nothing”. Ecco, questa probabilmente sarebbe anche la risposta del fondatore di Giants of Africa, tale Masai Ujiri. E se non siete convinti, leggetevi la sua storia.

Masai nasce a Zaria, nel nord della Nigeria. La mamma Paula, nata in Kenya, è una dottoressa, mentre il padre Michael lavora nell’amministrazione dell’ospedale dove si trova la moglie. Malgrado la loro sia una famiglia benestante, fin da piccolo Masaj non riesce a dare pieno sfogo alla sua passione, il basket. Infatti, al di là dello sgangherato campetto dietro casa e delle cassette dei suoi idoli Olajuwon e Jordan, Zaria gli offre pochissime chance di giocare con la palla a spicchi.

Eppure, nonostante l’impossibilità di trovare strutture adatte, Masai si dimostra piuttosto talentuoso. La sua famiglia crede in lui, al punto che decide di mandarlo a studiare in America, dove potrà sicuramente migliorare nel basket. La sua destinazione è il Bismarck State College, in North Dakota (dopo un breve periodo in una prep-school di Seattle). Qui trascorre ben due anni, dove matura e diventa un prospetto interessante. E’ molto forte, ma non abbastanza da attirare le attenzioni delle università più prestigiose, tant’è deve accettare le avance del Montana State University-Billings, non proprio un ateneo d’élite.

Non è un periodo facile, Masai diventa sempre più consapevole che i suoi sogni di gloria stanno per essere infranti. Per questo, dopo nemmeno sei mesi nel Montana, decide di provare a sbancare in Europa. Ma anche qui le porte principali gli vengono sbarrate e deve quindi accontentarsi di entrare dal retro. Resterà nel vecchio continente per sei anni, giocando in Gran Bretagna, in Belgio e in Svezia. Dopodichè, l’amara decisione: smettere col professionismo.

Ma questo non significa abbandonare i suoi propositi. L’NBA lo ha respinto da giocatore? Questo non implica che non esista un altro modo per entrarvi. Basta cambiare prospettiva. Masai inizia a chiamare tutti i contatti che ha negli States, finchè non si imbatte in David Thorpe, allenatore privato di prospetti collegiali o di atleti professionisti stranieri, conosciuto quasi due anni prima in una partita di Summer League a Boston. Thorpe rimane stupito dalla sua profonda conoscenza dei campionati europei e africani: sembra un vero e proprio database vivente. Per questo, incuriosito dalle sue capacità, lo invita alle Final Four NCAA di Atlanta.

E qui Masai sfodera tutto il suo repertorio: oltre alla sua professionalità e alle sue doti di scouting, si fa notare per la spontaneità per le incredibili capacità relazionali. In men che non si dica riesce a stringere legami con diversi addetti ai lavori in NBA

Pubblicità

Da qui avrà inizio la sua scalata. Prima diventa talent scout degli Orlando Magic di Doc Rivers, lavorando da stagista – e quindi senza un vero stipendio – e girando mezza Europa. Poi entra nello staff dei Denver Nuggets, dove in breve diventa un International scout e lo rimarrà fino al 2007, mostrando un’etica del lavoro e una meticolosità impressionanti. L’anno successivo è Brian Colangelo a chiamarlo ai suoi Toronto Raptors, promuovendolo a Assistant General Manager. E nel 2010, la svolta: sono ancora i Denver Nuggets a volerlo a tutti i costi, stavolta affidandogli il ruolo di General Manager. Masai Ujiri diventa il primo africano GM di un colosso sportivo americano fino al 2017 quando assume il ruolo di Presidente.

masai-ujiri-raptors-general-manager-186118749-steve-russell-toronto-star-getty-compressor

Una storia molto lunga e avvincente, necessaria per spiegare con quale mentalità Ujiri ha fondato Giants of Africa nel lontano 2003. La sfida che si è posto davanti è proibitiva, ma la determinazione è massima. E i passi in avanti, in questi anni, sono stati tanti: dall’apertura di strutture sportive in Nigeria, Ghana, Kenya e Ruanda, alla realizzazione di un documentario su GOA – vincitore di diversi premi alla quinta edizione del Canadian Screen Awards -, per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema. Non sarà un percorso facile, ma Masai ne è convinto: l’Africa diventerà il futuro del basket nel mondo. E potete essere d’accordo o meno, ma non provate a dirgli che sia impossibile.

 

Lorenzo Martini
A cura di

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Da non perdere

Calcio

Sandro Tonali e i sogni che si avverano “Santa Lucia io vorrei un completo del Milan pantaloncini, maglietta e calzettoni”. È un freddo giorno...

Calcio

La Leggenda di Pelé che “ferma” la Guerra del Biafra in Nigeria Il 21 Settembre si celebra la Giornata Mondiale della Pace ONU. Per...

Storie di Sport

Storia di Jimmy Butler, quando il Basket ti toglie da sotto un ponte Ha compiuto ieri 31 anni Jimmy Butler, il giocatore NBA la...

Altri Sport

Jesse Owens: il nero che incantò Hitler Il 12 settembre 1913 nasceva Jesse Owens, leggendario corridore statunitense che alle Olimpiadi del 1936 nella Berlino...

Pugilato

E’con grande dolore e sgomento che scrivo questo articolo su Alessandro Mazzinghi. Lo scorso 22 agosto il cuore del grande pugile pontenderese ha cessato...

Calcio

Jock Stein, il destino del minatore che salì sul tetto d’Europa Il 10 Settembre 1985 ci lasciava Jock Stein, leggendario allenatore del Celtic Campione...

Integratori

Nell’esecuzione della pratica sportiva del pugilato, dove le fasi anaerobiche del metabolismo hanno la netta prevalenza su quelle aerobiche, l’assunzione di integratori per la...

Calcio

Roberto Donadoni, gli Usa e una simulazione ‘da Oscar’ Compie oggi 57 anni Roberto Donadoni, splendido centrocampista d’attacco del Milan imbattibile, oggi allenatore. Per...

Calcio

C’era una volta l’U.S. Milanese, la terza forza di Milano L’8 Settembre 1928 l’Inter, per volere del Regime fascista, cambia la sua denominazione in...

Basket

Don Haskins, il Martin Luther King bianco del Basket americano Il 7 Settembre 2008 moriva a El Paso, in Texas, Don Haskins, leggenda del...

Basket

Alphonso Ford: l’ultimo palleggio del Puma Il 4 Settembre 2004 moriva Alphonso Ford, uno dei più forti cestisti che abbiamo potuto ammirare nel basket...

Altri Sport

Fate lo Sport, non fate la guerra: Pierre De Coubertin e le Olimpiadi moderne Il 2 settembre 1937 moriva Pierre De Coubertin, padre delle...

Gioco Pulito è una Testata giornalistica registrata presso il Tribunale Civile di Roma – Autorizzazione N° 184/2018 del 22-11-2018 Società Editrice Io Gioco Pulito srls - Direttore Responsabile Antonio Padellaro