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Genoa – Napoli: inizio e fine del gemellaggio più longevo della Serie A

Genoa – Napoli: inizio e fine del gemellaggio più longevo della Serie A

Questa sera si giocherà al Marassi Genoa-Napoli, valevole per il trentunesimo turno di Serie A. Due squadre che per quasi 40 anni sono state “amiche”, con un gemellaggio tra le tifoserie che durava da 37 anni, il più longevo del nostro campionato. Lo scorso anno, però, finì tutto o quasi.

Il motivo della rottura venne spiegato con un comunicato firmato dalla Curva A e dalla Curva B, i due settori più caldi del tifo partenopeo. Secondo gli ultras azzurri, infatti, i loro amici rosso-blu avrebbero mostrato una “improvvisa e persistente solidarietà verso una tifoseria che ci ha teso un vile agguato senza nemmeno farsi carico di chiedere come stessero i ragazzi gemellati coinvolti negli scontri”.

Gli ultras azzurri si riferivano agli incidenti tra tifosi napoletani e interisti avvenuti il 26 dicembre 2018, prima del match tra l’Inter e il Napoli, in cui perse la vita l’ultras del Varese Daniele Belardinelli. Prima della partita del turno infrasettimanale a Marassi tra Genoa ed Inter, nella curva genoana apparve uno striscione in ricordo dello stesso Belardinelli che così recitava: “Ricordiamo un ultras scomparso. R.I.P. Dede”.

Da quel giorno terminò così, almeno a livello di ultras, quello che risultava essere il gemellaggio più longevo della Serie A italiana. Era infatti un caldo pomeriggio di metà maggio dell’anno 1982, per la precisione il giorno 16, quando tutto ebbe inizio.

In quelle ore si disputava l’ultima giornata del campionato 1981/1982 e la squadra del capoluogo ligure si presentò sotto al Vesuvio con un disperato bisogno di punti per la lotta salvezza che la vedeva contrapposta ai rossoneri del Milan. Per la matematica permanenza nella massima serie A al Genoa serviva un punto.

Il Milan però, impegnato sul campo del Cesena, era riuscito a ribaltare il risultato da 2-0 a 2-3 in suo favore. I grifoni, invece, si trovavano sotto di un gol a zero: un risultato che avrebbe sancito, senza se e senza ma, la retrocessione nella serie cadetta della più antica squadra del campionato nostrano.

In questa situazione per loro abbastanza drammatica, almeno dal punto di vista calcistico, i giocatori genoani cominciarono a sentire il supporto non solo di quei tifosi genoani presenti sui gradoni del San Paolo, bensì dello stadio intero, anche del popolo napoletano. La ragione? Meglio vedere il Milan B, piuttosto che il Genoa.

A rimettere il punteggio nel verso giusto ci pensò il difensore Mario Faccenda che, pochi minuti dopo la sua entrata in campo al 79° minuto, battè il portiere azzurro sugli sviluppi di un calcio d’angolo. La partita tornò sul pari e, con questo risultato, il Genoa riuscì a salvarsi.

Da lì cominciò questo gemellaggio tra le tifoserie che diventò ancora più stretto il 10 giugno 2007 nello stadio del capoluogo ligure: il Marassi. Quel giorno, infatti, il Genoa ed il Napoli riuscirono a tornare insieme in Serie A dopo vari anni di purgatorio nelle serie cadette.

Il risultato sul campo, 0-0, bastò a promuovere entrambe le formazioni visto anche il pareggio tra Piacenza e Trestina. Al triplice fischio, le strade del capoluogo ligure videro i tifosi di Genoa e Napoli festeggiare assieme il ritorno in A, in una gremita piazza De Ferrari che si tinse di rosso-blù e azzurro.

Da quella storica data, le due squadre si sono affrontate varie volte ed, in alcune occasioni, ci sono stati dei veri e propri “screzi” sul campo tra le due compagini: un esempio possono essere i 6 gol rifilati dai partenopei al Grifone in un match giocato al San Paolo nel dicembre 2011. Tutto questo, però, non ha mai messo in discussione un gemellaggio che univa Nord e Sud Italia senza discriminazioni.

A far rompere questo bell’incantesimo ci hanno pensato i gruppi ultras delle due squadre. Difatti, anche se i rapporti tra le tifoserie rimarranno più che cordiali, come scritto nero su bianco dagli ultras azzurri nel loro comunicato, si è persa, forse definitivamente, quella bella sensazione che si provava ogni volta che si assisteva ad una partita del genere dove a farla da padrone erano concetti quali solidarietà e fratellanza, sia in campo che sugli spalti.

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