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Gary Speed e la lettera mai data alla moglie

Gary Speed e la lettera mai data alla moglie

C’è qualcosa che odora di celluloide quando si sentono le parole addolorate di un amore perduto. Chi non verrà più ha la stessa immagine dei titoli di coda di un film. Louise questo se lo è augurato per anni ogni mattina. Che fosse solo un brutto sogno, alla peggio un film e che Gary non sia mai andato via. Non in quel modo almeno.

Gary Speed esattamente il 27 novembre di dieci anni fa, si suicidò mettendosi una corda al collo nel garage della sua casa nel Chester. Ex calciatore gallese talentuoso, in quel momento era commissario tecnico della nazionale. I figli erano in casa, la moglie Louise vide tutto.

Per dieci anni Louise non ha voluto parlare con nessuno. Ha fatto una anastilosi di se stessa e della famiglia. Ha ripreso i pezzi che poteva recuperare e ha fatto andare avanti tutto senza di lui. Ma per dieci anni, Gary è stato un ricordo ingombrante che una volta trovato posto, cadeva rovinosamente spargendo tutto il suo lutto.

Ogni anno all’approssimarsi di questa data, Louise portava lontano i due figli, partiva, spariva e si eclissava come brina al sole.

Oggi ha deciso di dire esattamente come e cosa Gary ha lasciato. “Ci penso ogni giorno, perché lo ha fatto, non so nemmeno se l’ho perdonato o devo ancora perdonarlo e non lo farò mai”. Di lui dice che aveva una malinconia di fondo in ogni cosa che faceva. Era un uomo generoso ma non ci stava a farsi vedere fragile. “Il mondo dove viveva Gary era quello di un calcio abituato ai duri, se avesse mostrato le sue fragilità si sarebbe sentito debole”. Forse anche per questo non ha mai confessato quello che invece Louise ha trovato dopo la sua morte.

Un giorno stava rimettendo a posto delle cose del marito. Ha trovato una scatola con dentro una lettera di 17 anni prima. Indirizzata a lei. Gary confessava di pensare al suicidio. Per lei è stato come se avesse scoperto solo dopo che in quel matrimonio erano in tre, lei, lui e il suo fantasma del male di vivere. Ripensa a quando si erano conosciuti. A un tennis club quando aveva quindici anni. Gary si era scordato la racchetta e allora si mise a parlare con lei invece di giocare. Non ebbe il coraggio di chiederle di uscire. Poi glielo fece chiedere da un’amica comune.

Per anni durante il fidanzamento, le diceva che voleva dei figli, una casa e una vita tranquilla. Quella da calciatore non lo fu tanto, giravano sempre. “Avevo sperato che quando aveva cominciato ad allenare il Galles avremmo potuto fare dei viaggi per noi, alla fine dell’anno Gary non c’era più”.

Lei è passata da una depressione che la faceva dormire sempre a essere forte per i figli, che studiano e stanno giocando a calcio. “Se il padre li vedesse sarebbe orgoglioso di loro”.

Ora Louise ha una nuova relazione, ha ricostruito la sua vita e dice che nessuno dovrebbe mai provare nemmeno lontanamente la perdita di una persona in questo modo. Ogni cosa in futuro avrà comunque quel ricordo, che lei non riesce a cancellare. “Vorrei un’iniezione che mi faccia dimenticare quell’ultima volta che l’ho visto, se potessi”.

Ora Louise non crede più a un lieto fine, non c’è, ma c’è la vita: “è ancora un’avventura fantastica, nonostante tutto”, dice.

Gary è andato via. Ma forse il dolore ha deciso di sparire all’orizzonte. Come i titoli di coda di un film.

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