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Gaetano Scirea: il Campione che giocava pulito

Il 3 settembre del 1989, una domenica pomeriggio, moriva Gaetano Scirea. Storico difensore della Juventus e della nazionale italiana, campione del mondo con l’Italia ai mondiali di Spagna nel 1982. Uno dei più grandi difensori della storia del calcio italiano. Tra gli ultimi, insieme a Franco Baresi, ad interpretare quello che una volta veniva chiamato con il ruolo di “libero”. Le sue uniche squadre: l’Atalanta che dopo le giovanili lo fece esordire nel settembre del 1972 e la Juventus dove giunse nel 1974 e rimase fino alla fine della sua carriera. In bianconero, in quella che fu la squadra di Giovanni Trapattoni, vinse praticamente tutto tra scudetti, Coppa dei Campioni ( nel 1985, nella tragica notte dell’Heysel) e Coppa Intercontinentale.  Da quando aveva smesso di giocare era rimasto comunque a Torino a lavorare per la Juventus. Era diventato il vice di Zoff sulla panchina bianconera ma il suo compito era anche quello di studiare le squadre avversarie. Capirne i punti deboli, il modo di stare in campo e giocare a calcio. Scirea perse la vita a causa di un tragico incidente stradale, accaduto in Polonia, dove si trovava appunto per visionare il Gornik Zabre, la squadra polacca che la Juve avrebbe dovuto incontrare in Coppa Uefa. L’auto in cui viaggiavano Scirea, l’autista, un interprete e un dirigente del Gornik Zabre andò a schiantarsi contro un camion che arrivava dalla corsia opposta. Morirono tutti tranne un dirigente del Gornik che riuscì a salvarsi perché riuscì a buttarsi in tempo fuori dall’abitacolo. Scirea riportò ustioni di terzo grado dovute all’incendio divampato a causa dell’impatto. Il sito Storiedicalcio.it riporta quella che è stata l’ultima telefonata di Scirea alla moglie Mariella e al figlio Riccardo: “Vado a messa, stasera torno” avrebbe detto loro. Non sarebbe mai più tornato. Il calcio italiano perse uno dei suoi figli migliori. Una “bandiera” come scrisse il Guerin Sportivo pochi giorni dopo l’incidente. “Un campione non solo di sport ma anche di civiltà” come disse Sandro Ciotti nel giorno in cui diede l’annuncio della sua morte. Un esempio dentro e fuori dal rettangolo verde. Un difensore che “giocava pulito” a tal punto di raggiungere il record, unico nella storia del calcio italiano, di non essere mai stato espulso in tutti i 16 anni di carriera. Il ricordo che si legge sul sito della Juventus nel giorno di quello che sarebbe stato il suo 61esimo compleanno: “ un fuoriclasse unico, inarrivabile. Per la raffinata eleganza con cui stava in campo, per l’educazione e l’onestà con cui affrontava la vita”.  Il calcio italiano avrebbe avuto bisogno di persone così.

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