Connect with us

Cerca articoli

Calcio

Francesco Acerbi: storia di una rinascita

Francesco Acerbi: storia di una rinascita

Il “Re Leone”. Così lo chiamano i tifosi della Lazio per la regalità e il coraggio con cui dirige la difesa. Ed è un soprannome perfetto per Francesco Acerbi, trentadue anni, 193 cm di altezza per 90 kg di muscoli. Perché il leone, oltre alla forza e alla maestosità, è anche sinonimo di concupiscenza. E Acerbi, “Ace” per gli amici, per alcuni anni è stato anche questo, preda di una sfrenatezza che lo stava trascinando sempre più lontano dai campi da gioco e, soprattutto, sempre più ai bordi della vita.

Alcool – “Ho bevuto di tutto” ha ripetuto in più di un’intervista – allenamenti con poche ore di sonno e serate nei locali con la convinzione che la felicità di giocare in Serie-A abitasse nelle sue frivolezze. Per lui arrivare al Milan nel 2012, a ventiquattro anni, dopo aver scalato le categorie come il miglior Pantani (dalla C2 alla A in quattro stagioni), e debuttare in Champions League indossando quel numero 13 mantello del gran visir dell’anticipo (Alessandro Nesta) fino a poche settimane prima, era indifferente. E ritornare già dopo sei mesi al Chievo a lottare per la salvezza, per poi spostarsi a Sassuolo, una neopromossa dalla serie-B, non cambiava assolutamente nulla.

Almeno fino al luglio 2013. Visite mediche prima del ritiro. C’è qualcosa che non torna. E il responso è disarmante: tumore al testicolo. Operazione d’urgenza al “San Raffaele” di Milano, poi il recupero e il 15 settembre è di nuovo a disposizione. Tutto sembra procedere per il meglio. Ma non c’è tempo di gustarsi l’alba che calano di nuovo le tenebre. Cagliari, 1° dicembre, Acerbi risulta positivo alla gonadotropina corionica. Si parla di doping, ma due settimane più tardi un comunicato ufficiale del Sassuolo fuga i sospetti e denuda la triste realtà: c’è una recidiva, il male è ritornato a bussare e con ancor più forza, serve la terapia. Ma soprattutto servono gli artigli per affrontarla.

Il 9 gennaio 2014 il Tribunale Nazionale dell’Antidoping accoglie il ricorso contro la sua sospensione per la positività, ma è il minimo. Ciò che conta è vedere se la “bestia” sarà sconfitta una volta per tutte. Il 7 aprile, in Campidoglio, a poche ore dalla conclusione del ciclo di cure, riceve il premio “Angeli dello Sport” e al “Corriere della Sera” dichiara: “Non sono più il ragazzino che ero prima della malattia”. Non sono parole di circostanza. Perché in quei mesi, oltre a combattere, ha riflettuto. E nell’estate del mondiale brasiliano, prima del via della nuova stagione, la valenza positiva del leone prende definitivamente il sopravvento nella sua mente. Acerbi si rende conto che ciò che gli interessa del calcio sono i compagni, gli avversari, le partite, dimostrare di essere il più bravo, giorno dopo giorno, senza mai accontentarsi.

Se fosse un personaggio di “Twin Peaks”, è in quelle settimane che abbandona definitivamente la loggia nera per quella bianca. Campo e casa, casa e campo. Due parole, due assiomi. Gli alfa e omega di una nuova vita. Da professionista e da atleta che smette di buttarsi via dietro a una felicità di cartapesta. Basta mondanità esagerate e finte amicizie. Acerbi si riappropria di sé. Al “Corriere della Sera” il 30 luglio 2014 dice: “Non mi sentivo così da anni”. La rinascita è iniziata. “La malattia mi ha riabituato a pensare in grande, a inseguire certi obiettivi”. Ovvero: arrivare in una grande squadra, la Nazionale, giocare fino a 38 anni, poi allenare. Ne ha centrati la metà, gli altri aspettano il loro tempo.

Dal 23 agosto 2015 al 20 maggio 2018 salta soltanto due giornate di campionato. Per infortunio. Escludendo questo torneo, negli ultimi tre è rimasto ai box solo contro la Juve, il 27 gennaio 2019, per squalifica. Nell’epoca del calcio turbomuscolare, un’impresa. Ritorna anche l’azzurro, festeggiato col primo gol contro la Bosnia lo scorso 15 novembre. Il merito di questo raccolto? Esclusivamente suo. Del suo impegno, della sua volontà, della sua serietà.

Se oggi guida la retroguardia della Lazio, unica rivale della Juve per lo scudetto, è perché ha imparato a guidare se stesso. L’ha fatto nel momento peggiore, quello della malattia. Che se è prova di vita, è anche occasione di cambiamento. E la sua storia, in questa quarantena dove abbiamo più tempo per noi e per la lettura, è un prezioso assist per capire quanto non sia mai troppo tardi per armonizzare le contraddizioni dei nostri piccoli universi personali o per scegliere che cosa vorremo essere quando saremo ritornati alla normalità.

Tommaso Nelli
A cura di

Classe 1982, una laurea in "Giornalismo" all'università "La Sapienza" di Roma e un libro-inchiesta, "Atto di Dolore", sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, scritto grazie a più di una copertura, fra le quali quella di appassionato di sport: prima arbitro di calcio a undici, poi allenatore di calcio a cinque e podista amatoriale, infine giornalista. Identità che, insieme a quella di "curioso" di storie italiane avvolte dal mistero, quando è davanti allo specchio lo portano a chiedere al suo interlocutore: ma tu, chi sei?

Da non perdere

Economia

Investimenti, viaggio tra i più popolari nell’era del Covid Un 2020 certamente complesso, un anno di quelli che potrebbero passare alla storia per il...

Calcio

Josef Bican, il più grande marcatore della storia dimenticato per colpa della Guerra Il 25 settembre 1913 nasceva Josef Bican, un nome che potrebbe...

Cura e Prevenzione

8 sintomi di carenza di vitamina D La vitamina D è una vitamina molto importante che ha potenti effetti su molteplici sistemi del corpo....

Altri Sport

Un Gentiluomo chiamato Larry Lemieux: quando per vincere devi perdere Il 24 Settembre 1988 alle Olimpiadi di Seul, Larry Lemieux, un uomo che a...

Calcio

Tostão, O Rei Branco Negli anni ’80, un abitante della zona ovest di Belo Horizonte con problemi alla vista, si sarebbe potuto facilmente imbattere...

Calcio

Pelé e Garrincha: lasciarsi e dirsi gol Nessuno dei due poteva saperlo. Forse per questo, anche per questo, entrambi fecero gol. Maledetto mondiale d’Inghilterra,...

Calcio

Sandro Tonali e i sogni che si avverano “Santa Lucia io vorrei un completo del Milan pantaloncini, maglietta e calzettoni”. È un freddo giorno...

Calcio

Quando Didier Drogba poteva diventare il Bomber del Chievo In clima di Calciomercato, ecco una storia incredibile che ha visto anni fa il bomber...

Pugilato

Billy Collins e quel pugno “dopato” che ha distrutto la sua vita Il 21 settembre 1961 nasceva il pugile di origini irlandesi Billy Collins,...

Calcio

La Leggenda di Pelé che “ferma” la Guerra del Biafra in Nigeria Il 21 Settembre si celebra la Giornata Mondiale della Pace ONU. Per...

Calcio

Il Nottingham Forest di Brian Clough in un football che non esiste più Il 20 Settembre 2004 moriva all’età di 69 anni Brian Clough,...

Calcio

Ronaldo: Manifesto di un Futurismo “fenomenale”  Compie oggi 44 anni, Luis Nazario de Lima, per tutti Ronaldo. Il Fenomeno che per il suo modo...

Gioco Pulito è una Testata giornalistica registrata presso il Tribunale Civile di Roma – Autorizzazione N° 184/2018 del 22-11-2018 Società Editrice Io Gioco Pulito srls - Direttore Responsabile Antonio Padellaro