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Formula E: sarà la Formula del Futuro?

Formula E, formula futuro? Più d’uno comincia a chiedersi se il campionato automobilistico della velocità a ruote scoperte con monoposto spinte da motori elettrici possa diventare il punto di riferimento per gli appassionati del motorsport, spodestando dal trono dell’interesse la storica Formula 1.

Finora, di lei, poco si è parlato. Anche se fin dall’inizio molto ha suggestionato. Perché in quelle vetture pressoché silenziose e a basso impatto ambientale molti hanno visto il domani non solo delle competizioni a quattro ruote, ma del mondo dell’auto per ciò che concerne la produzione delle vetture da strada. Niente più carburante, non ci si fermerà più ai distributori per fare rifornimento bensì in postazioni predisposte a ricaricare le batterie, atmosfera molto più salubre, inquinamento acustico azzerato. O quasi. Uno scenario non inverosimile, pensando soprattutto all’esaurimento dei giacimenti petroliferi.

“E” come ecologia, dunque. Ma anche come esperimento. L’ottica sotto la quale, nel 2014, fu varata la prima stagione ufficiale di questa disciplina, tanto voluta dai vertici della Federazione Internazionale dell’Automobile, che il prossimo a 2 dicembre, a Hong-Kong, accenderà le luci della quarta edizione. Quella dell’evoluzione. Vediamo perché.

Intanto per l’aumento della potenza dei propulsori. Che, se rimarrà di 200 kW nelle qualifiche (per una velocità intorno ai 250 km/h), in gara aumenterà da 170 a 180 kW (circa 200 km/h). Questo permetterà alle vetture di essere sì più veloci, però obbligherà i piloti anche a una miglior gestione dell’energia a disposizione. Se in Formula-1, dove la potenza e le velocità di punta sono ben altre, dev’essere parzializzato il consumo della benzina, salvo ritrovarsi fermi lungo la pista perché rimasti a secco come il più improvvido guidatore della domenica, nella Formula E occorre evitare di arrivare all’ultimo giro con le batterie pressoché esaurite altrimenti obbligatorio l’abbandono del mezzo vicino i muretti del circuito.

Già, i tracciati. Altra peculiarità di questa formula. Interamente stradali, quasi sempre in grandi città del mondo. L’elettrico permette al motorsport di esibirsi in località di fama planetaria – Parigi, Londra, Berlino, Marrakech – che, a loro volta, possono vantare l’organizzazione di un evento che, altrimenti, sarebbe pressoché impossibile. Perché la F1, vedi Budapest per esempio, ha bisogno di circuiti solitamente situati fuori i centri abitati. L’annata che verrà, oltre a toccare il record di quattordici appuntamenti, vedrà la Formula E sbarcare a Zurigo (dove i motori mancano dal 1954) e a Roma con l’E-Prix che si disputerà nel quartiere dell’EUR, che nel 2009 si vociferava fosse pronto a ospitare proprio un gran premio di Formula-1.

Infine, a contribuire alla crescita della serie, l’aumento dei grandi nomi del mercato dell’auto. Per una Renault presente fin dall’inizio, attraverso la fornitura di motore e cambio alla DAMS vincitrice di tutti e tre i campionati costruttori, e una Jaguar reduce da un primo anno di apprendistato, nel 2017-18 schiaccerà l’interruttore su “ON” anche l’Audi, che ha rilevato l’ABT Schaeffler del campione in carica Lucas Di Grassi del quale finora era partner ufficiale. “Chiamarsi ABT è uno svantaggio” hanno detto a Ingolstadt il giorno della presentazione della nuova vettura. Un messaggio chiaro su come la Formula E possa rappresentare un investimento proficuo. Parteciparvi è molto meno dispendioso rispetto alla Formula-1 o al WEC ed essere protagonisti nello sport con una scelta a tutela dell’ambiente garantisce innegabili vantaggi in termini d’immagine.

Siamo dunque davanti a una svolta per l’universo delle corse? Molto dipenderà anche da quanto accadrà in pista. Nei tre campionati fin qui disputati, le gare avvincenti non sono mancate. Però l’assenza di grandi nomi, su tutti Ferrari e Mercedes che da sole evocano fama e prestigio, ha il suo peso in quanto a popolarità e fa sì che la Formula-1 continui a essere la regina del motorsport. Per quanto ancora, però, non si sa. E qui sta la sfida ambiziosa e affascinante della Formula E. Capire se, oltre a elettrica, economica ed ecologica, potrà diventare anche l’eletta fra le categorie dell’automobilismo sportivo.

 

A cura di

Classe 1982, una laurea in "Giornalismo" all'università "La Sapienza" di Roma e un libro-inchiesta, "Atto di Dolore", sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, scritto grazie a più di una copertura, fra le quali quella di appassionato di sport: prima arbitro di calcio a undici, poi allenatore di calcio a cinque e podista amatoriale, infine giornalista. Identità che, insieme a quella di "curioso" di storie italiane avvolte dal mistero, quando è davanti allo specchio lo portano a chiedere al suo interlocutore: ma tu, chi sei?

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