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Fitness e influencer: l’illusione del “Diventa come me”

Fitness e influencer: l’illusione del “Diventa come me”

Internet ci ha permesso di accedere alle informazioni con una facilità senza precedenti. Così anche il fitness è diventato più accessibile: quel che una volta si trovava solo sui manuali di settore, oggi si trova con una ricerca su Google o su Youtube.

Ma cosa succede quando le informazioni diventano troppe, contrastanti, sbagliate o addirittura pericolose?

I rischi sono tanti: da una semplice delusione fino ad un grave infortunio. Ne parliamo oggi con Federico Fuccini, co-fondatore di Fitn, società che si occupa di aiutare la digitalizzazione del fitness in Italia. Usando un approccio basato su studi medici e ricerche scientifiche, questa giovane azienda torinese ha già raccolto un seguito di oltre 10.000 persone su Instagram.

Quale persona più adatta, insomma, per parlare della rischiosa connessione tra “influencer” e fitness? Ecco com’è andata la nostra intervista.

Il problema della formazione

Come ci spiega il dott. Fuccini, il problema numero uno di chi crea contenuti legati al fitness è la formazione. La sua, sì, ma anche quella di chi lo segue.

Da una parte abbiamo gli utenti normali, persone in cerca di delucidazioni sul mondo dell’allenamento e dell’alimentazione. Due mondi su cui, però, non sono abbastanza formati per capire chi sia competente e chi sia soltanto il frutto di una bella immagine, Photoshop e siti dove i follower si possono comprare a buon mercato.

Dall’altra parte abbiamo gli influencer, persone che con i loro contenuti “influenzano” l’opinione di chi li segue. Non c’è bisogno di titoli, non c’è bisogno di qualifiche, mediamente il metro di giudizio sulla preparazione di una persona è il suo aspetto fisico e il numero dei suoi iscritti al canale Youtube.

Così la disinformazione viaggia rapidamente tra un utente e l’altro, grazie alla facile condivisione di foto e video, senza che vengano mai richieste delle basi scientifiche a riprova dei concetti.

Basta un piccolo tour nel settore per accorgersi di questo. E spesso gli influencer, per avere un fisico invidiato dai loro follower, mentono. Illudono. Chirurgia, fotoritocchi, pose studiate e addirittura, nella nicchia più orientata al bodybuilding, doping vero e proprio.

Cosa si rischia?

Il problema principale è che le persone, prendendo ciecamente per vero ciò che gli viene detto dai loro blogger e youtuber preferiti, fanno scelte pericolose per se stesse.

Ce lo conferma il dott. Fuccini, che ci ha mostrato le email e i messaggi di chi si è rivolto a Fitn. Molti arrivano da persone che ringraziano per averle aiutate a diffidare dalle informazioni sbagliate che circolano in rete.

Il primo rischio è quello di assumere alimenti e integratori di dubbia provenienza, spesso con un impatto negativo sulla salute. É il caso, ad esempio dei fantomatici “tè detox” che Instagram ha dovuto quasi bandire del tutto dalla piattaforma per via degli effetti collaterali e della popolarità che questi avevano raggiunto.

Il secondo rischio è quello di farsi male copiando l’allenamento della nostra “fitness star” di riferimento. Succede spesso, per motivi diversi: magari non siamo abbastanza allenati per seguire quell’allenamento, magari non siamo padroni di certi movimenti, magari le nostre condizioni mediche pregresse non ci mettono in condizione di fare un determinato esercizio.

Abbiamo letto, ad esempio, la mail ricevuta da Fitn da parte di un ragazzo di soli 16 anni che ha ricevuto una prognosi di 40 giorni per aver provato a eseguire le dip alle parallele in un modo completamente sbagliato, seguendo il tutorial di un celebre youtuber.

Da ultimo, il rischio è anche psicologico.

Seguendo i consigli sbagliati, le persone non raggiungono quel fisico idealizzato e intangibile dei loro influencer preferiti. Così si convincono che il problema sia la loro genetica, il loro metabolismo, o che ci siano altre motivazioni fuori dal loro controllo che li spingono ad allontanarsi dal percorso sano del fitness.

Ma perché tutto questo?

La disinformazione, purtroppo, paga bene. Specialmente in quel mondo ancora poco regolamentato che sono i social network, dove la libertà di parola alle volte diventa libertà di fingersi un esperto.

Secondo un’indagine statistica condotta da Musefind, il 92% degli adolescenti crede di più alle parole del suo influencer preferito rispetto a quelle di un attore, un cantante o una pubblicità in TV. Le aziende, non solo quelle trasparenti, lo sanno fin troppo bene. Così gli influencer, spesso ragazzi senza altre entrate, sono felici di accettare a occhi chiusi la collaborazione con un’azienda di integratori non notificati al Ministero della Salute o altri prodotti dannosi.

Poi c’è chi vende i suoi programmi di allenamento, incurante della condizione fisica e degli obiettivi di chi li acquista. Ancora abbiamo “personal trainer online” che erogano il loro servizio direttamente nella chat dei social network ma mancano di tutte le qualifiche necessarie. Ancora peggio, qualcuno di questi prescrive diete -azione assolutamente illegale senza la dovuta formazione accademica- dietro il pagamento di pochi euro.

Il web ha fatto bene al mondo, anche a quello del fitness, sotto tanti aspetti. Ma quando si ha a che fare con persone che non sostengono i loro contenuti con le dovute fonti scientifiche è meglio allontanarsi: i danni della disinformazione, purtroppo, possono essere davvero grandi.

 

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