Connect with us

Cerca articoli

Calcio

Finale annunciato: stavolta l’Italia non ha saputo nascondere la polvere sotto il tappeto

Il vero problema è che probabilmente non servirà a niente. Passano le ore e il cadavere dell’Italia calcistica, ancora caldo, è il solito porto di passaggio dei soliti luoghi comuni, seppur veritieri. Le soluzioni per arginare l’emorragia mortifera che ci ha lasciato senza respiro al cospetto dell’umile Svezia sono tante. E le conosciamo benissimo, lasciandole alla porta. Per esempio la valorizzazione dei settori giovanili, ormai pieni di talenti provenienti da mezzo mondo che mettono all’angolo i nostri e sui quali si investe pochissimo. Monetine, rispetto al 10% di fatturato che i club spagnoli destinano annualmente ad ogni cantera. Si parla, spesso a vanvera, della ridefinizione di un campionato, la Serie A, nel quale i calciatori stranieri (il 53%) superano gli italiani, e una fetta impressionante di squadre partecipa senza avere i mezzi per farlo. Si pensa, ancora, agli impianti vetusti nei quali giochiamo, cimiteri per elefanti in un Paese che non può più appigliarsi manco al pallone. Si punta il dito verso il capro espiatorio di turno, con la speranza di cambiar tutto per non cambiar nulla. Nascondere la polvere sotto il tappeto, come si fa sistematicamente da tanti, troppi anni.

Il vero problema è che l’inadeguato Ventura non si è rivelato essere l’uomo giusto nel solito posto sbagliato. Come fu Lippi nel 2006, capace di vincere un Mondiale con un manipolo di eroi nel marasma generale generato dal tumore Calciopoli. E, come lui, Donadoni nel 2008, eliminato ai rigori dalla Spagna poi campione d’Europa. Oppure Prandelli nel 2012, finalista nella massima competizione continentale per nazionali. Per non parlare del Conte che ci ha fatto sognare poco più di un anno fa, fatto fuori dalla grande Germania con la miseria di due penalty sciagurati. Loro tre, condottieri protagonisti di risultati effimeri, hanno avuto il grande merito di costruire un contesto vincente in un contesto che di vincente, da tempo immemore, ha solo la tradizione. In fondo non si chiedeva altro a Gian Piero Ventura: doveva distogliere con i risultati la nostra attenzione dai problemi strutturali che ci hanno stretto in una morsa e resi piccoli, aggrappati vanamente alla carcassa degli inutili stage. Non c’è riuscito, e oggi non resta altro che il paradosso di un movimento calcistico nel quale funzionano solo i corsi di Coverciano, capaci di sfornare una miriade di grandi tecnici giramondo, che si affida alla superbia di un settantenne da provincia.



Il vero problema è che l’Italia non sa imparare dai propri errori, e non fa mai di un fallimento una grande occasione. Come ha fatto la Francia campione del Mondo nel 1998, reduce da due qualificazioni mancate consecutive. E la Germania che dal 2006 ha fatto altrettanto, se non ancora meglio, senza aver avuto bisogno di macchiare la propria storia con l’onta di un Mondiale da vedere a casa. Arrivarono al terzultimo minuto di una semifinale epica, altro che Svezia. Eppure ripartirono da zero e si ritrovano oggi con un sistema calcistico che non dovrebbe essere altro che un esempio per il resto del mondo, mentre noi sopravviviamo nella memoria degli eroi di Berlino. Non apprendiamo mai le dure lezioni del campo. Non l’abbiamo fatto nel 2010, seppur colpiti al cuore da una Slovacchia qualunque. Ci abbiamo provato timidamente nel 2014, dopo esser stati presi a pallonate dal Costa Rica. Le dignitose dimissioni di Abete e Prandelli sembrarono essere il viatico di un anno zero, ma quel che abbiamo vissuto successivamente ci ha dimostrato che non fu altro che un fuoco di paglia. Ci auguriamo che l’estremo sacrificio di Milano possa servire a qualcosa. Vorremmo ripartire, più forti di prima. Ma è solo il sogno di qualche notte di metà novembre. Lo spettro del soliti vizi italiani, vivo come non mai, prenderà le sembianze di un nuovo commissario tecnico, più preparato di Ventura. Forse vincerà qualcosa, forse no. Quel che è certo è che sarà, ancora una volta, il punto d’arrivo. Non quello di partenza.

LEGGI ANCHE: Italia Fuori: e che Apocalisse sia davvero, per tutti

A cura di

GiocoPulito nasce nel Novembre 2015 con l’obiettivo di dare un taglio all’informazione sportiva non tanto incentrandola sulla comune, quanto importante, attualità, ma andando a costruire un prodotto di informazione che potesse accrescere la conoscenza degli accadimenti passati o presenti, soddisfare la sana curiosità, alimentare la cultura e la passione per lo sport.

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Da non perdere

Altri Sport

L’ultimo arrembaggio del più famoso dei Pirati: Pantani e l’impresa nell’Inferno del Galibier Quando parliamo di tour de France e di Marco Pantani, non...

Calcio

Chilavert non si giudica dalla copertina Compie oggi 56 anni José Luis Chilavert, leggendario portiere del Paraguay. Per celebrarlo vi raccontiamo un aneddoto davvero...

Calcio

21-6-1978, Argentina-Perù: Marmellata rosso sangue Se è vero che ogni edizione della Coppa del Mondo ha avuto il suo sottoscala, lo sgabuzzino dove si...

Calcio

Sandor Kocsis, una storia nella Storia Continuiamo a commettere l’errore di giudicare la storia di una vita dalla sua durata, senza mai fermarci a...

Calcio

Mercoledì 18 giugno 1986: El Buitre è tutto qui. Quattro reti, quattro perle. Un poker di istantanee che racchiudono l’identikit calcistico di Emilio Butragueño....

Calcio

René Houseman, “El Loco Impresentable” Ieri 19 luglio nasceva nel 1953 Renè Houseman, Campione del Mondo 1978 con la sua Argentina, scomparso  per un...

Calcio

Giacinto Facchetti: Tre, come Treviglio Tra i tanti primati del calcio italiano, ce n’è uno, sempre passibile di aggiornamenti, incrociando le dita, che gli...

Calcio

E così, dopo quattro anni, il gran circo dei mondiali torna a varcare l’Atlantico. Per la prima volta sopra la linea del Rio Grande,...

Calcio

Ronaldo: Fenomeno, a tutti i costi Sono le 14,30 del 12 luglio 1998. Parigi. Non un città qualsiasi, né una giornata qualsiasi. In quel...

Calcio

Ai mondiali qualche (relativa) sorpresa è ancora possibile: sembra questo il senso dell’edizione di Germania 2006 nella quale si erge a protagonista la squadra...

Calcio

La Leggenda di Pelé che “ferma” la Guerra del Biafra in Nigeria Il 6 luglio 1967 l’esercito nigeriano entra nella regione del Biafra, dando...

Calcio

Armando Picchi: cuore, sangue e anarchia Il suo nome nel cuore dei vecchi interisti è sinonimo di leggenda. Il suo ricordo è legato all’Inter...

Gioco Pulito è una Testata giornalistica registrata presso il Tribunale Civile di Roma – Autorizzazione N° 184/2018 del 22-11-2018 Società Editrice Io Gioco Pulito srls - Direttore Responsabile Antonio Padellaro