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Festa della Liberazione: la Resistenza di Giacomo Losi

Festa della Liberazione: la Resistenza di Giacomo Losi

Il 25 aprile 2020 ricorre in Italia il 75esimo anniversario della Festa di Liberazione. Proprio in questo giorno del 1945, difatti, il Belpaese veniva liberato dall’occupazione nazi-fascista cominciata in seguito alla firma dell’Armistizio dell’8 settembre 1943.

Fu un periodo molto buio sotto differenti punti vista. Numerosi ambiti quotidiani vennero investiti da una guerra civile che contrappose le formazioni partigiane a le truppe naziste.

Anche lo stesso campionato di calcio ne risentì. Dal 1943 al 1945 i tornei della Serie A non vennero infatti disputati a causa del conflitto.

Moltissimi giocatori delle squadre italiane, in questo periodo storico, presero parte in prima persona alla guerra in corso. Tra questi possiamo citare alcuni nomi di calciatori, ad esempio quelli di Bruno Neri, Carlo Castellani o Michele Moretti, che entrarono a far parte delle file partigiane e combatterono, pagando in alcune occasioni con la loro stessa vita, le truppe tedesche e repubblichine.

Tutti gli esempi fatti finora riguardano giocatori che hanno vissuto e militato nell’Italia centro- settentrionale. Andando verso sud vi è, tra le file dei calciatori che hanno preso parte alla Resistenza, l’esempio di Giacomo Losi.

Pur essendo nato nel piccolo paese di Soncino, nella provincia lombarda di Cremona, questo centrocampista ha legato il suo nome a quello di una squadra in particolare: l’AS Roma. Con la casacca giallorossa, infatti, egli disputò ben 15 stagioni totali, tra gli anni ’50 e ’60 del XX secolo, raggiungendo un discreto numero di presenze: ben 386.

Questi numeri gli hanno permesso di essere, ancora oggi, il giocatore con più presenze nel club dopo due icone quali Francesco Totti e Daniele De Rossi. Egli, inoltre, per la sua lunga militanza nelle file della squadra giallorossa, e per il suo modo elegante di stare in campo, si guadagnò il soprannome di “Core De Roma” che gli venne attribuito dagli stessi tifosi capitolini.

La partecipazione di Losi alla Resistenza avvenne nel primissimo periodo della sua vita, quando egli era ancora molto piccolo e viveva nel suo paese natale. I suoi genitori, un padre facchino ed una madre filandiera, erano dei convinti militanti anti-fascisti e si opposero fin da subito al regime dittatoriale di Benito Mussolini.

Il 10 giugno 1940 l’Italia fascista entrò ufficalmente nel secondo conflitto mondiale a fianco della Germania nazista. All’inizio il periodo bellico fu vissuto nel pieno della drammaticità. Come spiegato da Losi stesso, infatti, “della guerra ho un ricordo molto brutto perché i bombardamenti erano sempre di notte. Noi eravamo piccoli, ma ricordo che un aereo alleato, lo chiamavamo “Pippo”, cercava di buttare giù i ponti. Ma non sono mai riusciti a beccarli, distrussero solo quello della ferrovia. Noi ragazzi, a Soncino, andavamo al fiume di giorno e quando sentivamo l’allarme che suonava dalla torre civica del paese scappavamo tutti nei rifugi sotto i bastioni. Aspettavamo che la paura passasse in queste grotte sotto terra”.

Dopo il settembre 1943, però, ebbe inizio la Resistenza. E da lì anche il ruolo del piccolo Giacomo cambiò.

La presa di posizione, riguardante da che parte stare, fu ben facile da capire. Come spiegato dall’ex difensore della Roma, infatti, “i miei erano lavoratori che dovevano guadagnarsi la pagnotta. Poi c’erano gli altri, i figli del fascista del paese, che erano i signorini con i soldi. Noi, invece, eravamo ruspanti e pensavamo alla Liberazione”.

Ma quali erano i compiti che un giovane ragazzetto di paese svolgeva in quel periodo? Il diretto interessato, nello specifico, svolgeva due ruoli essenziali: rubare il pane per portarlo ai gruppi patrioti che stavano sui monti e cercare munizioni, bombe e nastri per aiutare i partigiani “che sparavano giù della Rocca”.

Entrambi questi compiti li svolgeva in sella ad una bicicletta: sua altra passione oltre al pallone. D’altronde, come affermato dal diretto interessato il suo idolo, “assieme ai ragazzi del grande Torino”, era niente di meno che Fausto Coppi.

Questo rischio corso portò i suoi frutti nella lotta per la cacciata degli invasori. Come testimoniato da Losi stesso la situazione nella zona di Soncino cambiò rapidamente: “Prima c’erano i fascisti con i tedeschi. Però nell’ultima fase della guerra hanno conquistato il paese i partigiani, prima che arrivassero gli americani”.

Nonostante questa sua tenacia nell’affrontare determinate situazioni, fu la semplice fortuna che lo portò ad iniziare la sua carriera da calciatore subito dopo la fine del conflitto. E’ lo stesso Losi a descrivere tal periodo in questo modo: “Ho iniziato nella Soncinese, da attaccante: 17 gol in 12 partite. Poi alla Cremonese, in D e in C, sono diventato difensore. Poi mi ha preso la Roma. Buffo”. La sua voglia di andare contro le regole, proprio come avvenne nel periodo della Resistenza, Giacomo Losi l’ha ritrovata, nel corso degli anni. Da un po’ di tempo infatti “Core De Roma” è il presidente onorario della ASD Nuova Valle Aurelia.

Questo team, che ha il suo campo da gioco in uno degli storici quartieri popolari capitolini, cerca ancora di portare avanti quel concetto di calcio “di un tempo” che va contro la visione moderna del mondo del pallone che si sta sottomettendo, sempre più, al solo volere del “Dio Denaro”. Ma questa, come si dice in questi casi, è tutta un’altra storia.

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