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FC Stroitel Pripyat: il calcio dimenticato ai piedi del reattore di Chernobyl

FC Stroitel Pripyat: il calcio dimenticato ai piedi del reattore di Chernobyl

Il 26 aprile 1986, alle ore 01:23 di mattina, avvenne quello che viene ricordato come “disastro di Černobyl’” e che, ad oggi, risulta essere il più importante incidente nucleare a livello mondiale assieme a quello di Fukushima del marzo 2011. Nonostante ciò, il governo dell’Unione Sovietica cercò di insabbiare la vicenda sotto più punti di vista.

Non ci si mise d’accordo su nulla, neanche sul numero dei morti che, ancora oggi, è sconosciuto: le stime ufficiali parlano di 66 morti accertate e di 116.000 sfollati in totale. Le stime delle morti potenziali, però, richiamano numeri ben più grandi: da 4000 a centinaia di migliaia.

Dopo quell’evento la vita quotidiana in quella parte dell’Ucraina settentrionale non fu più la stessa. Basti pensare ad esempio che, all’epoca dei fatti, la cittadina ucraina Černobyl’ contava circa 13 mila abitanti; oggigiorno, invece, vi risiedono appena 500 persone.

Noi di Io Gioco Pulito, in questo pezzo, vogliamo raccontarvi dell’ambito sportivo locale. Anche esso, dopo quel giorno di fine aprile del 1986, non fu più lo stesso.

Lo sport, nella zona del disastro, era portato avanti attraverso un vero e proprio team calcistico: l’FC Stroitel Pripyat. Tale squadra, il cui nome Stroitel può tradursi con la parola “costruttori”, fu fondato a metà degli anni ’70 ed era composto principalmente da giocatori del villaggio di Chistohlivka, 4 km a sud di Pripyat (altra città sorta vicino alla centrale, per dare casa ai lavoratori dell’impianto, che venne abbandonata poche ore dopo il disastro dell’aprile 1986).

La storia calcistica del team era, quindi, iniziata da poco. Difatti, solamente nel 1981, dopo aver fatto la gavetta in vari tornei regionali con squadre amatoriali locali e nella Coppa della regione di Kiev, lo Stroitel Pripyat venne ammesso ufficialmente nella quarta divisione del campionato amatoriale dell’Unione Sovietica.

Questo avanzamento fu possibile grazie, e soprattutto, alla “benedizione” della KFK of Ukrainian SSR: la federazione calcistica dell’allora Repubblica Socialista Sovietica dell’Ucraina.

Nel 1985 lo Stroitel, inoltre, ottenne il miglior piazzamento in classifica della sua storia: un secondo posto dietro l’FK Naftovyk Okhtyrka (che oggi milita nella serie b del campionato ucraino). Per  un soffio non riuscì a ottenere la qualificazione nella seconda lega del campionato dell’URSS, la“Vtoraya Liga”.

A quel tempo, la crescita della squadra di calcio locale andava di pari passo con lo sviluppo della città di Pripyat. Anche essa, infatti, da semplice città dormitorio per i lavoratori della centrale nucleare cominciò, nel corso del tempo, a trasformarsi in una vera e propria “città modello”.

Nel 1986 si decise, tra le altre cose, di donare alla squadra un nuovo impianto da gioco, l’Avanhard, per due ragioni in particolare: erigere una tribuna più capiente per ospitare fino a cinquemila tifosi e dotare la città di un impianto più funzionale.

Lo stadio, destinato soprattutto al gioco del basket e della pallamano, dove essere un gioiello nuovo di zecca, dal punto di vista architettonico, costruito secondo i vecchi concetti sovietici. Tutto, al suo interno, doveva essere ogromnyy (parola russa che può essere tradotta con “enorme”) e doveva suscitare sudditanza dentro ogni persona che entrava nella struttura.

L’inaugurazione ufficiale era stata programmata per il 1 maggio 1986. Pochi giorni prima, però avvenne la tragedia nucleare e, ad oggi, del magnifico impianto restano solo alcune immagini inquietanti e adatte per i nostalgici.

Il match previsto per l’inaugurazione era la semifinale di Coppa della regione di Kiev, tra l’FC Stroteil Pripyat e l’FC Mashynobudivnyk Borodyanka (poi divenuto FC Inter Boyarka) allenato da Viktor Zhylin, ex calciatore e allenatore sovietico dalla lunga prestigiosa carriera.

Dopo l’esplosione nel reattore 4 non solo venne fermata la costruzione dello stadio ma la medesima città di Pripyat fu evacuata in poche ore. Non vi rimase più nessuno, se non qualche intrepido “liquidatore”: nome con cui sono conosciuti alcuni individui che contribuirono alla decontaminazione della zona dalle scorie nucleari.

Tra i liquidatori figurarono anche alcuni tesserati dell’FC Stroitel Pripyat, i quali, anziché proseguire il percorso sportivo, preferirono aiutare la loro comunità e la loro terra. Tutto ciò essendo totalmente consapevoli di esporre se stessi a una mole elevata di radiazioni dalle inevitabili conseguenze mortali.

Contemporaneamente, dal nulla, si decise di dar vita ad una nuova città nelle vicinanze: Slavutych, in una zona individuata e definita non a rischio di contaminazione nucleare dalle autorità sovietiche. Tale nuovo nucleo abitato ebbe subito una sua squadra di calcio: FC Stroitel Slavutych, composta per la maggior parte dai vecchi giocatori dell’FC Stroitel Pripyat.

Molti speravano di trasmettere quella passione che aveva coinvolto il Pripyat anche verso lo Slavutych. Tutto ciò, però, non avvenne e nel 1988, dopo soli due anni di attività, il club dei “Costruttori” si sciolse per sempre.

Per questo motivo l’FC Stroitel Pripyat passò così alla storia come una delle tante sfortunate vittime del disastro di Chernobyl, di cui oggi restano soltanto poche e toccanti fotografie in bianco e nero. Purtroppo a subire le conseguenze del disastro di Černobyl’ non furono solamente team calcistici ma anche singoli calciatori. Un esempio può essere l’ex centrocampista bulgaro Stilijan Al’ošev Petrov, ex calciatore del Celtic e ex capitano dell’Aston Villa.

Nel marzo 2012, a 32 anni, gli venne diagnosticata una leucemia che lo ha costretto, nel maggio dell’anno seguente, ad un ritiro dall’attività agonistica. La malattia secondo Mihael Iliev, il medico della squadra nazionale bulgara che ha seguito il calciatore per 14 anni, potrebbe il risultato dell’esposizione dello stesso Petrov alla radiazione di Chernobyl e un fallimento, all’epoca, della leadership comunista del paese per informare i cittadini del pericolo. “Molte persone che erano bambini allora hanno sofferto di cancro a causa di questo. Li abbiamo chiamati “i bambini di Chernobyl. La maggior parte sono nati nella stessa regione di Stiliyan (la regione del distretto di Montana, nella Bulgaria nord-occidentale, n.d.r.).”

Una volta guarito dalla leucemia, nell’estate 2016, Petrov si è tornato ad allenare con l’Aston Villa che, però, non gli ha proposto nessun contratto. Ad oggi, il centrocampista resta svincolato.  Ecco, insomma, un’altra brutta storia legata ad un disastro che, per vari motivi, viene dimenticato dai più.

 

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