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Farewell Arsène: “Dopotutto sono come voi, un tifoso dell’Arsenal”

Epilogo breve ma intenso, culminato con un iconico “mi mancherete”. Le magliette commemorative indossate da tifosi e giocatori già nel corso del riscaldamento, così come i cori e gli applausi al momento dell’ingresso in campo, avevano contribuito a gettare Arsène Wenger nella commozione e sono riuscite a far sbottonare una persona notoriamente pacata e misteriosa. Talmente gentleman da dedicare già in apertura un pensiero “ad un rivale di mille battaglie come Sir Alex”, scegliendo volutamente di non gettare due parole frettolose alla fine del discorso di addio.

Ogni storia ha la stessa illusione, sua conclusione, e il peccato fu creder speciale una storia normale” recita una nota canzone dal titolo Farewell, parola chiave nella giornata di ogni Gunner che si rispetti. Storia senza dubbio normalizzata proprio dagli ultimi anni di saliscendi e delusioni sportive, sconfitte che varranno sempre meno rispetto a una stagione con 26 vittorie e 12 pareggi, tanto storica e quanto gloriosa: ne è una prova il mini trofeo, placcato d’oro, consegnato proprio al tecnico alsaziano dal compagno di mille battaglie Pat Rice.

Consacratosi ad Highbury, Wenger ha visto calarsi il sipario con un 5-0 all’Emirates Stadium (apertosi con le reti degli ultimi arrivati e concluso dal pupillo Alex Iwobi) contro una fra le squadre più in forma del campionato come il Burnley. Nonostante le numerose proteste, arrivate all’apice dopo la sconfitta contro il Brighton ad inizio marzo, la fragorosa vittoria di domenica pomeriggio e un pizzico di riconoscenza hanno fatto sì che il passato trionfasse sul presente. Con una domanda ricorrente: what could have been Arsenal? “Arséne, potrei avere la sua cravatta?” campeggiava invece sul cartellone alzato in alto da un bambino. Richiesta accolta con piacere, come testimoniato dalle immagini che seguono.

Da “Wenger Out” ad “Above all I am like you, an Arsenal fan”, il passo è davvero brevissimo. E’ bastato un discorso di 12 minuti per concludere 22 anni di successi, delusioni e sogni mai realizzati. Alti e leggeri, esaltanti e spesso resi vani dalla continua ricerca del bello, di qualcosa che non si è mai riusciti a trovare per davvero. Chissà se dalle parti di Finsbury Park faranno la stessa fatica anche per trovarne il successore. Forse lo stesso Arsène, come ogni tifoso che si rispetti e con la flemma che lo ha sempre contraddistinto, riuscirà a mettere da parte gli anni d’oro della sua vita nella speranza che qualcuno possa rilanciare il cannone londinese, lavorando come una holding e senza Holding in difesa. L’involuzione degli invincibili biancorossi è sotto gli occhi di tanti, resta il fatto che Arséne Wenger e l’Arsenal sono stati per molti, forse per tutti, davvero un solo nome.

 

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