FakeFoot: Megalomanie e cliché del “socialcalcio”

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Fakefoot: fra un dirigentucolo e un commissario fellone ecco il nuovo libro di Gerson Maceri

Ci eravamo già occupati del lavoro di Gerson Maceri in occasione dell’uscita di uno dei suoi volumi dedicati alla storia del calcio nel ponente ligure. In occasione del Natale 2018 però l’autore sanremese stupisce un po’ tutti presentando un libro molto differente, quasi di narrativa. Ambientato sempre nel mondo del calcio il suo “Fakefoot”, invece di occuparsi di ricostruire vecchie vicende con rigore documentaristico ci propone racconti ambientati nel sottobosco del calcio minore con un forte, moderno richiamo al mondo dei social. Abbiamo chiesto a Gerson di parlarci del suo nuovo libro in una conversazione avvenuta proprio via social, ecco quel che ci ha raccontato.

 Gerson, dopo diversi volumi storici che si sono distinti per il rigoroso lavoro di ricerca delle fonti sei rimasto autore di ambito calcistico ma sei passato alla narrativa, come mai?

Prima di completare la trilogia di cui fanno già parte “I pionieri del football ponentino” e “Il tempio del calcio sanremese”, ho voluto portare a compimento il progetto “Fakefoot”. Megalomanie e cliché del socialcalcio”, ideale conclusione (evento certo non memorabile!) della mia settennale esperienza da allenatore non patentato, volutamente in settori giovanili periferici ove fosse contemplato il “sociale”, e da jolly, ormai frustrato, di un’editoria sportiva sempre più prona ai comunicati stampa o, addirittura, clubdipendente.

Come mai questo titolo?

Puro divertissement ludo linguistico: c’è un richiamo ai social network, filo conduttore di molte delle vicende narrate, ma anche alla falsità, alla contraffazione di un calcio minato dalla massificazione che impone agli atleti, fin da giovanissimi, pesistica da body builder, ubiquità social, vistosi tribali, calzature del brand dominante e i più cool fra gli energy drink, e ai tifosi/clienti il ruolo di comparse paganti in una fiction dal romanticismo grossolano (fra baci alla maglia, tweet struggenti e “macchinate ignoranti”) e dall’interpretazione – da parte dei protagonisti – poco o nulla sentita.

Che storie racconti nel tuo nuovo lavoro?

Ho raccolto una serie di racconti, aneddoti e saggi relativi al sottobosco del calcio dilettantistico e giovanile, un ambiente nel quale si aggirano furtivi genitori-protoprocuratori, allenatori-egomostri, falsi predestinati e rabdomanti di cavilli. Fra un dirigentucolo e un commissario fellone, tuttavia, non stupisca l’apparizione di un elucubrante Tavecchio d’annata; fra “Allievi” del ghetto e scalciatori oratoriali, ancora, non stranisca il cenno a top team quali Milan e Real Madrid: splendori (pochi) e miserie (innumerevoli) accomunano tutte le componenti di un sistema vasto e sempre più autoreferenziale. Fakefoot è stato concepito per un pubblico vastissimo (calciofili, calciologi e calciofobi, baby-calciatori e relativi genitori, allenatori sul campo e sul divano…) e altrettanto e conseguentemente vasta sarà la gamma di reazioni, commenti ed emozioni che susciterà. Ne avremo un assaggio dopo le prime presentazioni presso le sedi delle società aderenti…

Da tenere assolutamente presente per un regalo di Natale un po’ differente  a un amico calciofilo.

 

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