Fair Play Finanziario: quanto costa al PSG l’eliminazione in Champions?

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Il Paris Saint Germain saluta in anticipo la Champions ed è atteso da una partita più complicata. Dribblare i paletti del Fair Play Finanziario. La situazione della società parigina è tutt’altro che florida. Secondo le regole, ogni società può contabilizzare una perdita d’esercizio non superiore ai 30 milioni di euro. I margini sono ristretti, soprattutto per un club che spende miliardi e altera il mercato? Anche no. Come no? Ehhh no. Ecco perché.

Nel 2016 il PSG si è arrampicato ai quarti di finale uscendo contro il Manchester City e ha incassato 70,8 milioni di euro. In quest’ occasione, come del resto lo scorso anno, si è fermato agli ottavi di finale, rastrellando “appena” 55 milioni di euro. Gli introiti derivanti dai diritti tv invece si assestano sui 58 milioni di euro. Non serve una laurea per stabilire che sommando tutti i ricavi non si arriva neanche a coprire la cessione di Neymar.

E come si fa con il Fair Play Finanziario? Che problema c’è. Sinora più della metà, facciamo quasi il 3/4 degli introiti del PSG, provengono dagli sponsor che, guarda un po’, sono riconducibili a società e fondi sovrani del Qatar. La sponsorizzazione del Qatar al club team è, precisamente del 73%. Quanto basta, sinora per tirarsi fuori dai guai: il fondo sovrano del paese arabo consente di generare affari. E se si esce dai paletti? Pazienza. Parigi val bene una messa. E anche una multa. Il PSG ha già pagato 60 milioni di euro nel 2014. Poco più di un verbale per sosta vietata per lo sceicco, che si è disinteressato anche del “taglio” della rosa da venticinque a ventuno giocatori per le partite europee. Questa volta però, è diverso. Si rischia l’esclusione dalla Champions. O no? No.

La legge non è uguale per tutti. In particolar modo per chi si appella all’articolo quinto: “chi ha i soldi, ha vinto”. Poco nobile rispetto al concetto di etica sportiva ma più pratico. Artifizi amministrativi al limite della regolarità e plafon illimitato della carta di credito dello sceicco rendono tutto più facile. Il FPF “punisce” i bilanci delle stagioni già terminate. Dunque quanto “commesso” questa estate dal PSG sarà analizzato a partire dal 2019/2020. In tempo per “scaricare” il peso dell’acquisto di Neymar a giugno 2018. E Mbappè? Eh, beh, mica è stato acquistato. È “solo” un prestito con riscatto fissato a luglio 2018. Quindi incide solo nella voce stipendi ed il suo acquisto entrerà a bilancio il 30 giugno 2019.  Sfruttando questo elastico, sarà sufficiente privarsi di qualche big. La scelta, considerando il fallimento tecnico, è ampia: Verratti, Di Maria, Cavani. Resta dunque solo la delusione sportiva, ma a quello, in Francia, ci sono abituati. Come un gioco a premi, il PSG infischiandosene del FPF giocherà al “ritenta, sarai più fortunato”. Tu chiamale, se vuoi, ambizioni. A Parigi si è convinti che prima o dopo quella Coppa, la prenderanno per le orecchie. Di certo, prima che l’UEFA prenda per le orecchie il PSG.

 


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