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Fagianate, scatti e scie: raccontare il ciclismo oggi

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Fagianate, scatti e scie: raccontare il ciclismo oggi

Affrontare la lettura di “Fagianate, scatti e scie” (Rizzoli 18 euro in formato cartaceo, 9.99 in versione ebook) significa immergersi nel mondo del ciclismo utilizzando un dizionario. Non un semplice vocabolario che esplica ai più la terminologia in uso dentro un certo ambiente, ma uno doppio perché oltre a illustrare i termini d’uso generale si occupa anche di quelli ancor più specifici creati da Riccardo Magrini, autore del volume insieme al compagno di telecronache Luca Gregorio.

Leggendolo quindi scopriremo cosa sia una “corsa a tappe”, o una “classica” o cosa significhi “buttar su un dente” in gergo ciclistico ma anche cosa sia e da dove derivi appunto il termine che da il titolo al volume “Fagianata” o chi sia ad esempio “Biascino da Siena”, spesso citato  da Magrini in trasmissione.

Per chi come me è fedele suiveur delle corse su Eurosport “Fagianate, scatti e scie” è un mondo conosciuto molto bene, una comfort zone, e vi ritrovo anche decine di aneddoti già sentiti in telecronaca e dunque è un ottimo mezzo per passare questo inverno senza giri e senza classiche, anche se la stagione è propizia per un’altra mia grande passione, gli sport invernali, soprattutto salto e biathlon e altre voci autorevolissime come quelle di Dario Puppo e Massimiliano Ambesi.

Per chi invece si sia accostato solo qualche volta, magari per caso, a una corsa ciclistica commentata da Magrini/Gregorio invece che dalle più tradizionali voci Rai e volesse approfondire ecco che si ritroverà per le mani  una specie di manuale d’uso. Dicevamo di Biascino da Siena e delle Fagianate, ma non si può comprendere il piccolo e magico mondo del Magro, uno dei soprannomi di Riccardo, senza conoscere anche la “Miciola”,  lo “Sbrindellio”, senza “Badare alla Gente” o non sapere dell’avversione di Magrini verso il rifornimento fisso.

Personalmente credo di avere un piccolo record, che non posso dimostrare, dovete fidarvi. Dal 2014, anno in cui la mia vita è cambiata e il mio lavoro si è spostato a casa per poter restare più vicino a mia figlia Maria, autistica di cui vi ho raccontato spesso su IGP e che da un paio di mesi si è scoperta anche epilettica, giusto per non farci mancare nulla, ho visto praticamente tutte le telecronache di Magrini. Sicuramente tutte le tappe di tutti i grandi Giri, tutte le classiche monumento e almeno il 95% di tutte le altre corse con l’ex corridore di Montecatini Terme, che commentava fino al 2017 in coppia con un altra voce importante, quella di Salvo Aiello e dal 2018 con  Luca Gregorio. Non sempre ho assistito in diretta, ma ho ogni volta recuperato, comprese magari due/tre tappe in un giorno quando era  fuori casa per qualche giorno di ferie.

 

Dunque ne so molto del mondo di “Fagianate, scatti e scie”, naturalmente non al punto di avere una voce a me dedicata, come invece è capitato a Eliseo, che rappresenta una sorta di hater sul pianeta Magrini. Un hater simpatico però, che appare all’improvviso nella primavera del 2015 all’hastag #eurosportciclismo e ogni tanto ritorna, critico e annoiato, perché  le corse è inutile trasmetterle per troppo tempo, bastano e forse avanzano gli ultimi 50 chilometri, il resto è noia. Attorno a lui il libro lascia un po’ di mistero, in realtà, scorrendo l’elenco dei suoi tweet, si scopre quasi tutto di lui, visto che nel maggio del 2018, sempre al solito hastag, ci svela di abitare in un paese della Provincia di Reggio Emilia, che il cognome indicato nel profilo è reale e che messi da parte gli sfottò da social aspetta Riccardo nella sua terra dove “ci sono salami spettacolari ed è la patria del lambrusco” per una mangiata riconciliatoria, che non sappiamo, e forse non sapremo mai, se è avvenuta.

Un libro diverso quindi, che da le chiavi di un mondo e ne diffonde la cultura, le atmosfere e le suggestioni. Certo non per tutti, anche se la selezione all’ingresso ce la si fa da soli, si entra se non ci si prende troppo sul serio e se si vive lo sport non solo come selezione del migliore ma anche come maniera per sedersi poi attorno a un tavolo opportunamente imbandito cui sono ammessi tutti coloro che son riusciti a capire la filosofia di vita di cui è intriso “Fagianate, scatti e scie”. E nemmeno è necessario saper andare bene in bicicletta. Io, ad esempio, non ne sono proprio capace.

Francesco Beltrami nasce 55 anni fa a Laveno sulle sponde del Lago Maggiore per trasferirsi nel 2007 a Gozzano su quelle del Cusio. Giornalista, senza tessera perché allergico a ogni schema e inquadramento, festeggerà nel 2020 i trent'anni dal suo primo articolo. Oltre a raccontare lo sport è stato anche atleta, scarsissimo, in diverse discipline e dirigente in molte società. È anche, forse sopratutto, uno storico dello sport, autore di diversi libri che autoproduce completamente. Ha intenzione di fondare un premio giornalistico per autoassegnarselo visto che vuol vincerne uno e nessuno glielo da.

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