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Ezio Sclavi, il portiere senza ruolo

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Ezio Sclavi, il portiere senza ruolo

Quando nel 1919 il quattordicenne Fulvio Bernardini arrivò al campo della Lazio (sarebbe poi diventato un’icona giallorossa da centrocampista) giocava tra i pali. Nella storia biancoceleste un grande portiere si è mosso in un altro ruolo: Ezio Sclavi, approdato nella Capitale nel 1923 come militare di leva che praticava sport.

Nel campionato 1925-’26 (quello del secondo tricolore della Juventus) giocò da centromediano: il numero uno della Juventus era infatti Combi. Sclavi tornò alla Lazio e vi rimase fino al 1934, complice un infortunio al menisco. Il 10 maggio di novant’anni fa nella sfida con l’Alessandria patì due gravi incidenti, prima alla testa e poi sotto il labbro inferiore: sembrava (quasi) una mummia, ma rimase eroicamente in campo!

Il club biancoceleste gli regalò una medaglia d’oro. Ma non è tutto, perché il 18 febbraio 1934 a Padova subì una commozione cerebrale. Ezio Sclavi. L’eroico. Il coraggioso. Il primo grande portiere nella storia biancoceleste. Una volta con la Lazio giocò anche attaccante.

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