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Evviva la coerenza della Fifa!

Che all’interno della Fifa la coerenza fosse presente come l’Italia a Russia 2018, questo lo sapevamo. Quello che ci era colpevolmente sfuggito era proprio la natura stessa dell’incoerente, autolesionista da competizione che spesso attacca dove è più attacabile senza rendersi conto che non tutti sono nati con la sveglia al collo. Ma l’incoerente è così, lo fa ma non lo sa. E allora succede che, proprio dalla Fifa, sia arrivato l’ordine alle televisioni di ridurre al minimo le riprese delle belle e attraenti donne che stanno affollando gli stadi dei Mondiali nella terra di Putin. 

Sembrerebbe che le telecamere si siano soffermate troppo, e a lungo, su ragazze avvenenti (menomale) o in abiti succinti, riconducendo il tutto ad un sessismo ancora non bene identificato. Quindi, ok gente vestita da pappagallo, panzoni colorati e carnevalate simili ma niet per quel che riguarda una splendida donzella con la scollatura figlia del caldo russo. Dalla Fifa fanno sapere che il motivo di tale decisione è conseguente ad alcuni episodi di croniste molestate dai tifosi con tentativi più meno riusciti di baci e abbracci (è successo anche ad un giornalista nordcoreano, ma non se l’è filato nessuno). Hanno aggiunto anche che per la prima volta in una Coppa del Mondo il sessismo ha superato il razzismo. Così si è pensato che per evitare questo schifo, perchè di questo si tratta, una soluzione possibile potesse essere quella di oscurare la bellezza delle tifose di tutto il mondo il giorno della finale. Bastava così poco. Ma poi perché le donne devono scoprirsi così? Si coprissero. E allo stadio che ci vengono a fare? Stessero a casa. Tolto il problema, risolto il problema. I molestatori muteranno magicamente in angioletti e si metteranno in fila alla cattedrale di San Basilio. Il mondo sta andando al contrario questo è certo. Ma esattamente quando siamo diventati così bravi a trasformare battaglie vere per problemi reali in una barzelletta? Per di più con iniziative che spesso ottengono l’effetto contrario, quello di far sembrare (incredibilmente) quasi più pericolosi gli accusatori degli accusati.

Ma chi ha toccato il fondo, come la Fifa, deve pur cercare di riemergere in qualche modo. E dopo lo tsunami che le è piombato addosso, palesando l’efficacissima strategia del “dare moneta, vedere cammello” che nella fattispecie si chiama Mondiale, bisognava cercare una causa da sposare, un cavallo pop su cui puntare. E il sessismo ultimamente è trend topic. Durante la Finale, le telecamere dovranno perciò glissare e puntare qualcun altro qualora l’obiettivo dovesse finire su un bel sorriso o su occhi magnetici, fossero essi “facciali” o altrove allocati.  E se vi doveste ritrovare sul megaschermo dello stadio o in diretta tv, vi prego, non ridete e non salutate, ma fatevi due domande perché evidentemente la Fifa vi sta dicendo che siete brutti/e, o comunque non particolarmente avvenenti. Siamo al teatro dell’assurdo. Ma facciamo finta che hanno ragione, che questa è la soluzione e torniamo sul piano della coerenza, cardine della questione.

Già in sede di assegnazione dei Mondiali in corso, la Fifa e i suoi federati avevano mostrato tutta la loro coerenza indicando la Russia come paese ospitante. Quella stessa Russia ampiamente contestata dall’opinione pubblica circa le sue posizioni sui diritti della comunità LGBT, tanto da far intervenire le Nazioni Unite. Quindi la Fifa, da sempre manifesto dell’uguaglianza e strumento di integrazione, porta il carrozzone iridato proprio in un Paese considerato omofobo dove l’uguaglianza sul tema è praticamente vietata per legge? All’anima della solidarietà, verrebbe da dire. Evidentemente anche nei palazzi di vetro si sono accorti di tale incongruenza, affrettandosi a minacciare l’Orso qualora si fossero verificati episodi di discriminazione di questo genere. C’hanno messo una pezza. Almeno per un mese, tanto poi occhio non vede cuore non duole.

Ma, soprattutto, è proprio la Fifa quella che ci viene a parlare di sessismo? La Fifa che nel 2022 volerà in Qatar, eccezionalmente a dicembre pur di portare il mondiale in Medio Oriente? E’ stato caldamente sconsigliato di inquadrare una donna perchè bella e avvenente (le brutte no eh) perché quattro porci hanno molestato delle povere ragazze, ma andiamo a giocare, ripeto, eccezionalmente d’inverno pur di farlo là, in un Paese che non è certo la Patria dei diritti umani, figuriamoci delle donne? Cosa sono quelle russe, prove generali per l’oscurantismo della meraviglia femminile in vista dei Mondiali a Doha, dove la bellezza deve essere nascosta perchè blasfema e peccatrice? Insieme al biglietto, almeno forniteci un bel burqa per le fidanzate, così in un colpo solo risolviamo alla radice il problema di dover stabilire cosa è inquadrabile e cosa no e facciamo felice, felicissimo, chi ci ospiterà. Perfetto. Del resto, se pensiamo che l’Onu lo scorso anno ha messo a capo della Commissione per i diritti delle Donne un posto come l’Arabia Saudita, le nostre alla fin fine sono bazzecole.

La mia preoccupazione più grande riguarda però la finale Mondiale che si giocherà domenica. Non mostrateci le belle ragazze, nascondeteci la gioia su un viso da copertina. Va bene. L’ho detto, accettiamo pure l’assurdità e inutilità di tale provvedimento. Ma voglio vedervi se per caso dovesse vincere la Croazia contro la Francia. Voglio vedere come farete quando a congratularsi con i ragazzi a scacchi bianchi e rossi per la conquista della prima Coppa del Mondo si presenterà la Signora Kolinda Grabar Kitarovic, presidente (o presidentessa, fate voi secondo la vostra “sensibilità”) della Croazia. Andatevela a vedere. Ma dovete cercare su google (occhio alle bufale però) perchè, secondo nuova regola, la Fifa non ce la potrà mostrare. E sarà un gran peccato. Questo sì.

 

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