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Evergrande punta la Roma: Come si dice “il dado è tratto” in cinese?

La Cina è vicina: il gruppo immobiliare Evergrande vorrebbe investire nella AS Roma. Dopo Milano, il fiume giallo di denaro scorrerà anche verso la Capitale? L’idea, per adesso, consisterebbe in una quota di partecipazione nella costruzione del colosso all’ombra del Colosseo. Il nuovo stadio. Realizzabile? Niente è impossibile, quando ci sono in mezzo capitali enormi.

I soldi, non mancano. L’Evergrande Real Estate è fondata nel 1996 nella città di Canton, provincia del Guangzhou. É la seconda società immobiliare cinese per numero di proprietà, operante anche nel settore energetico, assicurativo e agroalimentare. Guangzhou è un nome familiare al calcio. L’Evergrande Real Estate è proprietaria della omonima squadra di calcio, salita alla ribalta del calcio asiatico grazie a Marcello Lippi, che l’ha condotta in cima al continente.  Xu Jiayin è il presidente e fondatore del gruppo: è fra i più ricchi della Cina. Forbes ha stimato il suo patrimonio in qualcosa come 10 miliardi di dollari. Bastano?

Qualora non fossero sufficienti, c’è Jack Ma, socio di minoranza dell’Evergrande nonché proprietario del colosso dell’E-commerce Alibaba. Il suo patrimonio? 23,7 miliardi di dollari. Sono, anzi, sarebbero, pronti a investire nel calcio: anche a 10 cifre….

E la Roma che ne pensa? James Pallotta detiene l’82% delle quote della Roma. Non ha mai chiuso la porta a nuovi investitori, ma solo, e come specificato nel comunicato, per finanziare la costruzione del nuovo stadio. Tradotto, la Roma, intesa come società, non è in vendita, ma non disdegna partnership per un investimento che potrebbe lievitare sino a 1,7 miliardi di euro. La ricerca di soci e capitali diventerà attiva nel momento in cui il progetto avrà ottenuto l’approvazione finale. Resta da capire la volontà di mr. President. I cinesi, insieme e come chiunque altro, possono investire nel progetto. Pero, aldilà degli Urali, si parla anche del 40% della società, per una cifra pari a 75 milioni di euro. Premesso che si tratta solo di ipotesi, è realistico che gli occhi a mandorla strabuzzeranno nel momento in cui si sbloccherà definitivamente la questione stadio. Un “acceleratore” che potrebbe far schizzare il valore della società giallorossa sino a 2 miliardi di euro.

Resta l’ultima domanda: perché i cinesi sono innamorati del pallone?

Passione? Ah,ah,ah. Soldi? Nì. Il presidente Xi Jinping vuole trasformare il Gigante in una Superpotenza di TUTTI gli sport. Il timing per l’impresa anche nel calcio? Secondo i loro conti, 2026. Giusto in tempo per candidarsi ospitare e vincere i mondiali del 2034? Fantacalcio? Beh, la Cina ha intenzione di strapagare istruttori e allenatori di prima fascia da tutto il mondo. Attenzione, al particolare. Istruttori e allenatori, non calciatori. Il tutto ha uno scopo: coltivare l’eccellenza. La Cina ha centinaia di migliaia di scuole calcio e infrastrutture d’eccellenza. Il ragionamento è semplice, sensato: su una popolazione di 1,3 miliardi di abitanti,  è così impossibile estrarre 22 calciatori di livello? Appunto. No. E nel frattempo il numero di spettatori e appassionati è quadruplicato negli ultimi cinque anni e potrebbe, secondo i calcoli del governo, quintuplicare entro il 2020. E anche se la Cina non vincesse i mondiali, perlomeno ospitandoli, i grandi gruppi commerciali potrebbero sfruttare la kermesse per scalare il mondo economico. Come si dice “il dado è tratto”, in cinese ?

Luigi Pellicone
A cura di

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