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Euro ’72: l’alba del dominio tedesco

Euro ’72: l’alba del dominio tedesco

La Germania Ovest del 1972, nel calcio, poteva forse vantare un “PIL” tecnico superiore a quello economico della nazione. Una nazionale fortissima che stava “guadando” la propria storia, per così dire, due anni dopo la semifinale mondiale persa all’Azteca contro l’Italia, due anni prima del secondo trionfo mondiale nella rassegna iridata che conquisterà in casa contro la fantasmagorica Olanda di Cruijff.

Non è ancora, per il carniere dei trofei, la nazionale che farà usare a Gary Lineker, il quale del resto nel ‘72 ha soltanto dodici anni, la celeberrima frase sulla natura del calcio e le vittorie tedesche. Ma è in questo frangente storico che lo sta diventando: la fase finale del Campionato Europeo che si disputa in Belgio è l’occasione per avviare un processo di dominio calcistico che culminerà con la Coppa del mondo del ‘74.

La formula prevede, come nelle edizioni precedenti e fino al cambiamento radicale che arriverà con l’Europeo del 1980 in Italia, una fase finale a quattro, da disputarsi in uno dei quattro paesi semifinalisti, dopo un lungo cammino di qualificazione. L’Uefa elegge il Belgio e il paese ospitante in semifinale si trova di fronte proprio i tedeschi dell’ovest: per molti è una finale anticipata e il giudizio è tecnicamente congruo, visto il livello nettamente più modesto evidenziato dall’altra semifinale, tra l’URSS e l’Ungheria, terminata 1 – 0 per i sovietici.

Con una doppietta dell’implacabile, sfuggente Gerd Müller, interprete sommo del gol di rapina in area, la nazionale di Helmut Schön – personaggio che merita quantomeno una monografia – approda in finale contro i russi.

All’Heysel di Bruxelles, alle 16 del 18 giugno 1972 la Coppa Europa è una delle due cose in palio, con il senno di poi della storia: da una parte la Germania opulenta, quella che guarda il Muro dal lato di Berlino dove i marciapiedi sono incorniciati di Audi e Mercedes; dall’altro il paese guida del mondo socialista. È come se le due nazionali si contendessero il primato per la più giusta concezione del sistema di vita.

Declinare la formazione tedesca è come esibire un compendio di supremazia tecnica, nonché atletica: tra i pali vola e atterra continuamente Sepp Maier, portiere epocale, oltre che fortissimo; c’è il guardiano del faro, Schwarzenbeck e c’è il faro, ovviamente: Franz Beckenbauer; c’è un fenomenale terzino, sinistro anche nelle convinzioni ideologiche – ma non disdegnante gli agi del capitalismo – inesauribile nella corsa, il maoista Paul Breitner; c’è Gunther Netzer, vale a dire Sigfrido a centrocampo: atleta superbo, inesorabile ed elegantissimo nella falcata, dalla regia rotonda e dal piede gentile; la trequarti la completa Uli Hoeness, che quando sta bene parte e diventa quasi subito imprendibile, anche perché riesce ad andarsene zigzagando come se fosse un brevilineo; davanti, come abbiamo già detto, Gerd Müller è il libretto al portatore per ogni palla che viene investita nel cuore dell’area. A lui viene destinata la marcatura, asfissiante e senza esclusione di colpi nelle intenzioni del CT sovietico Ponomarëv, del poderoso Khurtsilava, col risultato che Müller mette la prima firma al minuto 27, per poi ripetersi mezz’ora dopo, con l’intermezzo del raddoppio tedesco firmato dal mediano Wimmer.

Quando Franz Beckenbauer prende per i manici la Coppa Europa, nel tripudio dei tanti tedeschi giunti a Bruxelles, la sollevazione del trofeo non dà luogo soltanto a una festa per le strade di Monaco, Amburgo, Stoccarda ma avvia un dominio pluridecennale, sia per i trofei vinti che per la presenza, costante, nelle finali europee e mondiali dal 1974 in poi. Anche per dare a Lineker il tempo di crescere e di prendere atto che alla fine, quando ventidue uomini si sfidano con un pallone in mezzo, quasi sempre vince la Germania.

Se non le capita l’Italia, aggiungiamo sottovoce.

A cura di

Romano, 47 anni, voce di Radio Radio; editorialista; opinionista televisivo; scrittore, è autore di libri sulle leggende dello sport: tra gli altri, “Villeneuve - Il cuore e l’asfalto”, “Senna - Prost: il duello”, “Muhammad Ali - Il pugno di Dio”. Al mattino, insegna lettere.

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