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Enes Kanter contro la sua Famiglia ed Erdogan

Da quasi un mese la Turchia vive in una situazione di forte instabilità, a seguito del fallito colpo di stato di metà luglio. Gli arresti di ufficiali delle forze armate, le epurazioni di docenti universitari, i licenziamenti di dirigenti statali sono ormai all’ordine del giorno, quasi non fanno più effetto. Si è venuto a creare un clima opprimente. E questo clima così teso e soffocante sta lambendo, seppur marginalmente, anche il mondo NBA.

A fare scandalo sono state le dichiarazioni di Mehmet Kanter, padre del centro turco Enes Kanter, in forza agli Oklahoma City Thunder. In una lettera pubblica l’uomo ha condannato pesantemente il figlio e lo ha diseredato, chiedendo scusa al presidente turco Erdogan e alla Turchia intera per le azioni di Enes.

Ma quali azioni?

Da tempo Enes aveva manifestato la sua contrarietà alla politica di Erdogan, avvicinandosi all’Hizmeth, movimento sociale di carattere internazionale fondato da Fethullah Gulen, storico antagonista di Erdogan e accusato di aver macchinato il colpo di stato in Turchia. Benchè minacciato più volte di morte, Kanter aveva continuato ad esprimere sui social network il suo dissenso, il che metteva in cattiva luce la sua stessa famiglia. Da qui, la decisione del padre di non riconoscere più suo figlio come tale: ”Se avessi saputo che portandolo negli Stati Uniti Enes avrebbe sviluppato certi atteggiamenti, non lo avrei mai fatto uscire dalla Turchia. Lo avevamo avvertito che le sue opinioni ci stavano mettendo in grave imbarazzo e adesso è andato oltre. Non potrà più portare il nostro nome perché lo sta infangando contro la Turchia”.

Ma la replica di Enes non si è fatta attendere. Il centro dei Thunder ha risposto con una lettera molto intensa pubblicata su Twitter:

 “O universo, ascolta la mia voce. Ho perso mia madre, mio padre, i miei fratelli e le mie sorelle. Oggi ho perso la mia intera famiglia e i parenti. Gente che ho rispettato per 24 anni. Mio padre mi ha chiesto di cambiare cognome. Mia madre mi ha disconosciuto. I miei fratelli con cui sono cresciuto mi hanno scaricato. I miei parenti non vogliono più vedermi.  Non uno solo, ma migliaia di Enes potrebbero essere sacrificati per l’Hizmet. Movimento che è cresciuto con le lacrime di persone leali e devote. Sacrificherei mia madre, mio padre e la mia intera famiglia per il volere di Gulen. Mi sacrificherei migliaia di volte per lui. Spero che Dio possa prendere ogni secondo della mia vita e darla a Gulen. Sacrificherei il mio paradiso e riderei nell’inferno per lui. Il mio amore per Gulen è maggiore dell’amore per mia madre, mio padre, i miei fratelli, le mie sorelle e l’amore degli altri.Resistete fratelli miei. Resistete sorelle mie. Siate pazienti. Non dobbiamo fallire questa prova. Non dobbiamo essere gli sconfitti ma i vincitori.Da oggi in poi la mia famiglia sarà Gulen. Gli oppressori cadranno molto presto. Siate pazienti perché Dio è dalla nostra parte. Dio renderà tutto migliore. Non abbandoneremo questa battaglia. Con dio dalla nostra parte non c’è dolore”.

 Una lettera che fa strabuzzare gli occhi, visto il marcato fanatismo che la anima. Kanter si mostra letteralmente ammaliato da Gulen, e sembra quasi pronto alla guerra per liberare la Turchia dagli oppressori. Esagerato? Sicuramente lo è. Ma non va dimenticato che Enes ha solo 24 anni ed è appena stato abbandonato dalla sua famiglia: le sue parole, per quanto controverse e risibili, sono probabilmente dettate dalla disperazione e dalla rabbia.

 D’altro canto, sono più che comprensibili le parole del padre Mehmet. In un clima politico così asfissiante, le critiche sui social media di Enes mettevano in serio rischio l’intera famiglia. E vista l’impossibilità di fuggire all’estero, la scelta di Mehmet Kanter di diseredare il figlio è apparsa inevitabile.

Il rapporto tra la federazione turca e il centro di Oklahoma City era già da tempo incrinato, dopo che era stato più volte escluso da coach Ergin Ataman, malgrado sia senza dubbio il giocatore turco più forte in circolazione. E dopo quanto accaduto non solo Kanter non potrà giocare per la sua nazionale, ma difficilmente verrà accolto in patria a braccia aperte.

 Una vicenda drammatica e complessa, in cui le instabilità politiche si ripercuotono sul mondo del basket. Una vicenda che sicuramente segnerà Kanter. Dopo un’ottima stagione coi Thunder, speriamo solo che il centro turco possa riprendere a giocare agli stessi ottimi livelli, malgrado le vicissitudini in cui è incappato.

Redazione
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