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Eccola l’Eurolega della discordia: senza la concorrenza FIBA, questa sera parte il girone unico modello NBA

Sarà una stagione storica”, così la definisce il CEO di Euroleague, Jordi Bartomeu. Parte stasera l’Eurolega 2016-2017: alle 21:00 sarà alzata la prima palla a due al Barclaycard Center di Madrid, dove il Real ospita l’Olympiacos per l’anticipo della prima giornata di regular season. L’Eurolega è all’anno zero: dopo aver superato la controversia con la FIBA, la massima competizione europea di pallacanestro inaugura la prima stagione con il girone unico. È un formato più simile all’americana NBA, con tutte le 16 squadre inserite nello stesso raggruppamento. Al termine delle 30 giornate di round robin, le migliori 8 andranno ai playoff, con quarti di finale giocati al meglio delle 5 sfide. Le vincitrici andranno alle Final Four di Istanbul, dove semifinale e finale saranno partite singole ad eliminazione diretta.

L’Eurolega è entrata nella sua epoca moderna nel 2000-2001, quando la gestione passò nelle mani dell’ULEB (Unione delle Leghe Europee di Basket). Quindici anni dopo tante cose sono cambiate, a cominciare dall’appeal della coppa continentale e dai seguenti ricavi, due fattori che si sono rincorsi in un circolo vizioso che ha portato l’Eurolega a crescere a dismisura. Il bilancio dei 15 anni diretti dall’ULEB parla chiarissimo: audience in aumento vertiginoso, sempre più televisioni collegate, aumento delle presenze nei palazzetti, maggiore attrattività per sponsor giganti come Turkish Airlines e Adidas. Praticamente l’Unione delle Leghe ha preso un prodotto commercialmente poco rilevante e l’ha trasformato in estremamente appetibile. La FIBA (Federazione Internazionale della Pallacanestro) ci è cascata e si è fatta ingolosire: visti i prospetti economici, l’anno scorso aveva manifestato tutta l’intenzione di riappropriarsi delle competizioni europee e di organizzare la Basketball Champions League. Euroleague si è opposta con tutte le forze e ne è scaturita una controversia durata circa un anno, ma sostanzialmente il braccio di ferro l’ha vinto l’Unione delle Leghe Europee e la federazione non lancerà alcuna coppa rivale. L’aumento dei ricavi comunque non ha solo sedotto la FIBA, ma ha anche fatto in modo che le squadre si potessero permettere degli ingaggi superiori che in cambio innalzano il prestigio del basket europeo (e delle sue competizioni). Il Baskonia ne sa qualcosa: nell’estate 2016 arrivano le firme sui contratti di Rodrigue Beaubois, Andrea Bargnani e Shane Larkin (gli ultimi due direttamente da oltreoceano). Come Bargnani, torna dalla NBA Tibor Pleiss e approda al Galatasary dopo le esperienze poco entusiasmanti con Utah Jazz e 76ers. L’Anadolu Efes ha trattenuto i suoi due gioielli Furkan Korkmaz e Cedi Osman (la Turchia con questi qui per i prossimi 10 anni può stare tranquilla). Barcellona, CSKA e Fenerbahce in fatto di appeal ci mettono il carico, con i loro roster da sogno. Varrà la pena anche stare incollati al televisore fin da stasera, nella speranza che Real e Olympiacos diano vita ad una sfida stellare (il Madrid, vale la pena dirlo, ha in rosa due dei talenti più puri del basket europeo, Doncic e e Radoncic, entrambi classe 1999 oltre al fenomeno Llull).

La formula spettacolare del girone unico segna un punto di svolta nell’Eurolega e, come nell’altro momento chiave della competizione, quel 2000-2001 in cui la gestione passò all’ULEB, ad aprire le danze saranno Real Madrid e Olympiacos. Una coincidenza voluta fortemente dagli organizzatori, per segnare in modo chiaro il nuovo corso della coppa (per gli amanti della cabala, nel 2001 ad imporsi sarebbe stata l’italiana Kinder Bologna guidata da un certo Manu Ginobili). La formula del raggruppamento unico va inequivocabilmente ad avvicinare la prima fase di Eurolega alla stagione regolare NBA e negli organizzatori circola un entusiasmo sfrenato intorno a questa edizione 2016-2017. Euroleague sta già meditato ulteriori mosse che porterebbero ancor di più verso la creazione di una lega europea. Intanto, bisogna apprezzare un cambiamento di comunicazione progressivo, che ha portato la coppa a pubblicizzarsi e sponsorizzarsi sempre più come la pallacanestro a stelle e strisce, in modo da attrarre quei ragazzi europei appassionati di NBA che ancora non guardano le competizioni continentali.

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