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Due squadre, uno stadio ed un arcipelago: le Isole Scilly ed il campionato più piccolo al mondo

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Due squadre, uno stadio ed un arcipelago: le Isole Scilly ed il campionato più piccolo al mondo

Chiudete gli occhi ed immaginate di essere su un campo di calcio, pronti a darvi battaglia con gli avversari come ogni weekend. Nell’ultima giornata avete vinto la sfida con la vostra diretta concorrente per la vittoria del campionato, essendo quindi pronti per un’altra battaglia. Ora aprite gli occhi. Chi vi ritrovate davanti? Nuovamente la vostra rivale per la vittoria finale. Impossibile? Nient’affatto. Significa che vi trovate nelle Isole Scilly, arcipelago inglese nel quale si disputa il campionato più piccolo al mondo: quello conteso dai Woolpack Wanderers e dai Garrison Gunners.

Un Campionato da Guiness dei Primati

Trattasi di Guinnes World Record. E come potrebbe essere altrimenti? Tutto è cominciato in questo arcipelago composto perlopiù da cinque isole principali situate a circa 50 km dalla Cornovaglia, la regione più a sud ovest dell’isola britannica. Un arcipelago di duemila abitanti la cui superficie complessiva si estende per circa 16 km quadrati. Una superficie, per intenderci, undici volte più piccola di quella che occupa l’intero comune di Milano ed un numero di abitanti diciassette volte inferiore di quello del comune di Aosta.

Le Origini del Campionato alle Scilly

Erano gli anni ’20 quando venne ideata la prima competizione calcistica nell’arcipelago, la Lyonnesse Inter-Island Cupnella quale si sfidavano le rappresentative delle isole. Una competizione, quella “interinsulare”, che durò fino agli anni ’50, in cui rimasero solamente due squadre: Rangers e Rovers. Il 1984 fu l’anno della svolta per il calcio scilliano: vennero rinominate le due compagini rimaste, dando vita così alle odierne Woolpack Wanderers e dai Garrison Gunners, rispettivamente in maglia amaranto con maniche azzurre ed in maglia gialla con due strisce laterali blu.

Una competizione, il Lioness Shield, che vede sfidarsi le due eterne rivali per diciassette volte (talvolta tredici, stando a diverse fonti) ogni domenica mattina alle 10:30 da metà novembre fino a metà a marzo circa, fino a decretare una vincitrice di questo particolare “Scudetto”. Un campionato che negli ultimi vent’anni è stato spesso deciso all’ultima giornata. Nel 2010, per esempio, gli Wanderers godevano di un vantaggio di 18 punti sotto Natale, avendo teoricamente ipotecato la vittoria. Tuttavia, nelle restanti giornate i Gunners andarono vicini ad una storica rimonta, perdendo però il titolo all’ultima giornata a causa di una sconfitta per 2-1. Inutile dire, inoltre, che non esistano partite in casa e partite in trasferta. Entrambe le compagini disputano le loro sfide al Garrison Field di St Mary’s, l’isola più estesa contenente la capitale dell’arcipelago, ovvero Hugh Town con i suoi circa mille abitanti. È previsto anche un terzo tempo a fine partita, durante il quale tutti i giocatori si ritrovano allo Scillonian Pub a discutere sulla sfida tra birra e patatine.

Le formazioni del Campionato sulle Isole Scilly

Interessante anche il metodo attraverso il quale viene decisa la composizione delle due squadre ad inizio campionato, definito dai più come “metodo oratorio“. I due capitani, dopo essersi incontrati ed aver sorteggiato che sarà il primo a scegliere, cominciano a selezionare i giocatori uno ad uno, componendo così due squadre da venti giocatori. Inutile affermare che, quindi, un giocatore che fino all’anno prima indossava la casacca degli Wanderers si ritrovi nella stagione successiva a lottare per i Gunners e viceversa. Non è previsto calciomercato durante l’anno a meno che una delle due squadre non risulti decimata causa infortuni o problemi lavorativi. Un metodo di selezione, sostengono gli atleti, che mantiene equilibrato il Lioness Shield, nonostante attualmente gli Wanderers si trovino in vantaggio per quanto riguarda il numero di trofei nella propria bacheca.

Gli aneddoti di un campionato incredibile

Ma ci sono altri aspetti bizzarri, che trasudano però allo stesso tempo passione da tutti i pori. Uno su tutti? Poteva una “federazione” calcistica composta da due sole squadre limitarsi ad una singola competizione? La risposta è chiaramente negativa. Esistono infatti due coppe nazionali, chiamate rispettivamente Wholesalers Cup e Foredeck Cup, con la formula di andata e ritorno. Ma non è tutto. Infatti, la stagione viene aperta dal Charity Shield, ovvero la supercoppa di lega in cui teoricamente si sfiderebbero la vincitrice del campionato e la vincitrice di una delle due coppe nazionali, ma che in pratica viene contesa dalle stesse due squadre scilliane. Inoltre, annualmente viene allestita una rappresentativa composta dai migliori giocatori di Wanderers e Gunners per sfidare in casa una squadra di Truro ed occasionalmente contro una compagine di Newlyn, due città della Cornovaglia. Infine, nel Boxing Day viene organizzata la cosiddetta “Old Men versus the Youngsters“, partita in cui si sfidano i veterani del campionato contro i più giovani.

Isole Scilly: un problema logistico

Ma quanto possono essere giovani i giocatori che partecipano al campionato scilliano? Nel 2011 il giocatore più anziano era Chas Wood, ex segretario della lega, alla veneranda età di 70 anni. Intervistato sul sito ufficiale della FIFA nel 2011, affermò che in cinque delle precedenti otto stagioni il campionato era stato deciso nell’ultima sfida. Inoltre, l’ex segretario ha anche simpaticamente affermato il seguente concetto: «Certamente sarebbe bello giocare contro altre squadre, ma giocare contro la stessa squadra ogni settimana è meglio che non poter giocare affatto a calcio». Attualmente il segretario è Andrew Hicks, il quale ha rivelato a Qui Livorno che «per i giocatori la lega è una grande parte della loro vita e dà loro la possibilità di svagarsi durante i weekend». Durante l’intervista ha parlato anche delle difficoltà, perlopiù logistiche in relazione al clima, a cui l’arcipelago andrebbe incontro cercando di iscriversi ad un campionato ufficiale inglese. «I trasporti sono molto difficili», ammise Hicks, aggiungendo che «non ci sarebbe un vero e proprio finanziamento per permettere tutto questo ai calciatori». Passionale, infine, la chiusura: «Così continuiamo a prendere parte a quello che per noi è il campionato migliore del mondo».

Il Futuro del Campionato delle Isole Scilly

Quale il futuro della lega? Essendo l’età media discretamente alta, urgerebbe un ricambio generazionale verso cui però i veterano sono molto diffidenti. Infatti, a causa delle avverse condizioni climatiche e della crisi dal punto di vista lavorativo, comunque combattuta dal governo locale, i giovani spesso cercano fortuna all’estero per poi non tornare più. Dave Stonebank manager ed allora giocatore scilliano, intervistato da The Guardian nel 2006, affermò proprio che «i posti di lavoro sono limitati ed acquistare una casa è molto costoso», facendo riferimento per esempio a 300 mila sterline per un appartamento con due camere da letto. L’ex segretario Wood, nello stesso reportage di The Guardian, ammise che il numero dei giocatori fosse in calo e che l’età media fosse sui trent’anni, alzatasi ulteriormente durante le successive stagioni.

L’Adidas sulle Isole Scilly

Un giocatore è invece balzato agli onori della cronaca scilliana per esser tornato a giocare nell’arcipelago. Trattasi di Andy Hicks, tornato a 22 anni per diventare un costruttore di navi nella sua terra natale. «Quanto giochi contro lo stesso avversario per più di una dozzina di volte», ha affermato a The Guardian, «conosce tutti i tuoi trucchi e tu tutti i suoi». «Sarebbe bello viaggiare ogni tanto», ha concluso il figliol prodigo. In questo caso, tuttavia, nel 2008 fu la montagna a raggiungere Maometto. Infatti, l’Adidas scelse l’arcipelago per la sua campagna pubblicitaria Dream Big, permettendo ai giocatori scilliani di passare del tempo con i campioni inglesi Steven Gerrard e David Beckham, all’epoca capitano del Liverpool e giocatore dei Los Angeles Galaxy. E c’è chi sostiene che abbiano anche sfigurato al cospetto dei “campioni” popolari dell’isola. Una multinazionale mastodontica in un ecosistema calcistico tanto minimale quanto passionale.

Il campionato più piccolo del mondo. Tratto da una storia vera.

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