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Doping

“Il doping nel calcio? Per noi non è un problema”

Il numero uno dell’organizzazione costituita per i prossimi Mondiali di calcio di Russia 2018, Alexey Sorokin, ha fermamente negato quanto riportato alcuni giorni fa da diverse fonti giornalistiche riguardo alla selezione nazionale russa della Coppa del Mondo 2014 finita sotto un’indagine della FIFA per doping.

“Notizie spazzatura”: questo il commento di Sorokin che, tuttavia, a figuracce e scivoloni sul tema del doping non è certamente nuovo.

Ma andiamo con ordine.

Primo elemento: è stata la stessa FIFA a confermare la veridicità della news apparsa in primis sulle colonne del Daily Mail nella sua versione domenicale (il ‘Mail on Sunday’) qualche settimana or sono.

Quindi, Sorokin ha già commesso un grave errore di forma esprimendosi attraverso toni così forti.

Questa brutta storia di calcio e doping si inserisce all’interno del contesto riguardante il discusso programma di doping sponsorizzato dal governo centrale di Mosca in vari sport; un progetto che avrebbe coinvolto più di 1.000 atleti provenienti da oltre 30 discipline sportive.

In una nota, in merito alla vicenda, un portavoce della FIFA ha confermato che “in stretta collaborazione con l’Agenzia mondiale antidoping, il massimo organismo del governo del calcio mondiale sta ancora esaminando le accuse che riguardano i giocatori di calcio nella cosiddetta relazione McLaren”. Un report che prende il nome dal medico Richard McLaren, colui che prima di tutti si è interessato a tale pessima faccenda dopo le clamorose dichiarazioni dell’ex capo del laboratorio di Mosca dove si sarebbero effettuati cambiamenti di provette per evitare che atleti russi finissero nel ciclone del doping.

Fino ad ora, ad ogni modo, è necessario sottolineare come tutti i test condotti sui giocatori russi alla Coppa del Mondo 2014 e durante la recente Confederations Cup siano stati negativi.

Da qui, probabilmente, la veemente reazione di Sorokin che, a margine di un evento legato ai prossimi Mondiali, tenutosi a San Pietroburgo, ha attaccato:

“È molto strano che una notizia del genere esca solo ora. Mi sembra palese che stiamo parlando di spazzatura. Abbiamo ricevuto conferma da parte della FIFA che i giocatori testati sono tutti risultati negativi ai controlli per doping. Non bisogna dimenticare che la maggior parte dei nostri calciatori gioca regolarmente nelle competizioni europee con il proprio club e mai è uscito fuori nulla; inoltre, in generale, mi pare che non esista un test antidoping positivo per il calcio russo da molti anni. Quindi, di cosa stiamo parlando?”.

Incalzato, poi, dai giornalisti presenti, che hanno tentato di chiarire come la questione non fosse legata a giocatori risultati positivi ma a quelli citati da McLaren come beneficiari della truffa sullo scambio di campioni, eseguita dall’agenzia russa antidoping e dal laboratorio di Mosca tra il 2011 e il 2015, Sorokin ha attaccato il principale testimone di McLaren, il dottor Grigory Rodchenkov, l’ex capo del laboratorio citato.

“È una speculazione, emersa sulla base di una testimonianza fasulla”, ha sentenziato Sorokin.

C’è da aggiungere, tuttavia, che, temendo per la sua vita, Rodchenkov è fuggito dalla Russia nel gennaio del 2016 e sta tutt’ora vivendo in un luogo segreto degli USA, come parte del sistema di protezione dei testimoni del governo federale.

Una vicenda piuttosto preoccupante, insomma.

La fuga dell’ex capo del laboratorio medico moscovita finito nella bufera, però, non è avvenuta prima che questi avesse la possibilità di raccontare la sua versione della storia a una manciata di giornalisti e investigatori anti-doping, tra cui, per l’appunto, il dottor McLaren, che ha voluto vederci ancora più chiaro per testare la veridicità delle parole di Rodchenkov.

La rivelazione più assurda (a tratti finanche grottesca), emersa dall’incontro citato, riguardò il modo in cui il ministero russo dello sport e lo stesso Rodchenkov idearono il sabotaggio delle Olimpiadi invernali del 2014 a Sochi: usarono un agente dei servizi segreti per scambiare campioni ‘sporchi’ di atleti russi con altri ‘puliti’, raccolti mesi prima, attraverso un buco nel muro di laboratorio.

In conclusione, non resta che citare lo stesso Sorokin nella sua dichiarazione ‘migliore’, raccolta il 27 giugno scorso dalla BBC: “We don’t see doping as a problem in football”.

Tradotto, testualmente: “Non vediamo il doping come un problema nel calcio”.

C’è bisogno di aggiungere altro?

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