Non urlano come un infortunio in cantiere, né occupano le prime pagine come i grandi incidenti industriali, eppure i disturbi muscoloscheletrici (DMS) rappresentano la minaccia più pervasiva e costosa per il moderno mercato del lavoro. In Italia, i numeri dell’Inail scattano una fotografia impietosa: nel 2021, su oltre 55.000 denunce di malattia professionale, ben 38.472 — ovvero il 70% del totale — sono state causate dal sovraccarico biomeccanico. Si tratta di una vera e propria “pandemia silenziosa” fatta di infiammazioni, degenerazioni articolari e dolori cronici che minano la produttività e la qualità della vita di milioni di individui.
Per addentrarci nei meandri tecnici di questa emergenza, comprendere quali siano le figure chiamate a redigere i protocolli di prevenzione e perché una gestione attenta possa rivoluzionare il benessere interno a un’azienda, abbiamo interpellato Simone Di Marco, responsabile di GDM Sanità (Torino), azienda specializzata in medicina del lavoro, formazione e sicurezza.
L’anatomia del rischio: non solo carichi pesanti
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Il senso comune associa spesso il mal di schiena al sollevamento di pesi eccessivi, ma la realtà descritta dalle fonti tecniche è molto più complessa. I DMS sono legati a una triade di fattori fisici: il sollevamento di carichi pesanti, la movimentazione ripetitiva di carichi leggeri e, soprattutto, il mantenimento di posture fisse e incongrue per periodi prolungati.
“Dobbiamo smettere di pensare che il rischio riguardi solo chi fatica fisicamente in magazzino,” esordisce Simone Di Marco. Secondo l’Esperto di GDM Sanità, l’incidenza annuale dei DMS, che oscilla tra un quarto e un terzo di tutte le malattie professionali a livello mondiale, conferma che l’ambiente di lavoro incide in modo sostanziale sulla severità del danno. Le patologie più frequenti sono le dorsopatie (che includono ernie e spondilosi) e i disturbi dei tessuti molli, come le tendiniti e le periartriti.
La segregazione orizzontale e il “bias” di genere
Un aspetto cruciale evidenziato dalle fonti riguarda le profonde differenze di genere nella manifestazione di queste patologie. Mentre i lavoratori maschi sono colpiti prevalentemente da lesioni al tratto lombare della colonna, le donne soffrono in misura sproporzionata di disturbi agli arti superiori.
Simone Di Marco sottolinea come i dati del Dossier Donne 2025 siano rivelatori: “Nelle lavoratrici, il 95% delle malattie professionali denunciate afferisce al sistema osteomuscolare e nervoso, con una prevalenza schiacciante della sindrome del tunnel carpale. Questo accade perché le donne sono spesso impiegate in settori caratterizzati da movimenti ripetitivi ad alta frequenza, come il confezionamento o la sanità, dove il sovraccarico agisce su distretti anatomici più fragili. Una valutazione dei rischi che non consideri l’ottica di genere è, oggi, tecnicamente incompleta.”
Formazione situata: l’Accordo Stato-Regioni 2025
La risposta normativa a questa crisi si è concretizzata nell’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025, che ha riscritto le regole della formazione obbligatoria. La nuova disciplina punta a superare la nozionistica passiva a favore di un apprendimento “situato” e contestualizzato alla realtà aziendale.
“L’Accordo 2025 è un punto di svolta,” commenta Di Marco, “perché estende gli obblighi formativi anche ai Datori di Lavoro, rendendoli consapevoli che la prevenzione dei DMS non è solo un onere burocratico, ma un investimento sulla sostenibilità sociale dell’impresa.” La normativa promuove inoltre l’uso di tecnologie immersive come la realtà virtuale e i simulatori, che permettono ai lavoratori di apprendere le corrette strategie motorie in totale sicurezza.
Verso la Sicurezza 4.0: sensori ed esoscheletri
La frontiera tecnologica offre oggi strumenti prima inimmaginabili, come l’uso di sensori indossabili (IMU) e l’elettromiografia di superficie (sEMG) per monitorare in tempo reale l’impegno muscolare del lavoratore. Questi dispositivi possono fornire feedback vibrotattili o acustici immediati, agendo come un “tutor silenzioso” che corregge la postura durante l’attività.
“Stiamo entrando nell’era dell’interazione uomo-robot,” conclude Simone Di Marco. L’integrazione di esoscheletri robotici collaborativi controllati da algoritmi di intelligenza artificiale promette di abbattere drasticamente lo sforzo fisico nei compiti più gravosi. Come osserva Poleo, il futuro della prevenzione risiede nella capacità di utilizzare questi dati per rendere il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) uno strumento dinamico, capace di adattarsi millimetricamente alle caratteristiche antropometriche e fisiologiche di ogni singolo lavoratore.
In definitiva, sconfiggere la “pandemia” dei DMS richiede un cambio di paradigma: dalla punizione dell’errore umano alla progettazione di ambienti di lavoro basati sul Design for All, dove la tecnologia non sostituisce l’uomo, ma lo protegge.
