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Dino Viola, l’educatore

Dino Viola, l’educatore

Il 19 Gennaio 1991 moriva Dino Viola, indimenticabile presidente della Roma, che ha lasciato un segno indelebile nel cuore dei tifosi giallorossi. Un uomo unico, un presidente di altri tempi che ci fa tornare alla mente un calcio che forse non esiste più.

Non c’è presidente della storia della Roma che non abbia subito contestazioni e tra questi, c’è anche Dino Viola, di cui ricorre oggi l’anniversario della morte.

Eppure, a distanza di 30 anni, tutti noi ricordiamo Dino Viola come un padre.

Fu incredibilmente vicino alla tifoseria, tanto che non si può fare una precisa distinzione tra il suo ruolo di Presidente e quello di tifoso.

E, sempre a distanza di cinque lustri, non possiamo non notare quanto lontano è quel calcio che tanto abbiamo amato.

Proprio in quegli anni, a ben vedere, vennero piantati i primi semi del detestato “calcio moderno” per certo non pensando che sarebbero germogliati distruggendo l’aspetto più popolare e passionale del tifo.

Dino Viola cercò di educare, con il dialogo e non con il bastone, una tifoseria che fino al 1979 era stata più che ribelle.

Dovette affrontare sin da subito la tragedia Paparelli, incommensurabilmente più seria di qualche striscione antipatico ma, ciò nonostante, non voltò mai le spalle ai suoi tifosi, anche a quelli più radicali che altri Presidenti hanno definito straccioni o idioti.

Questa fu la differenza, perché anche grazie a Dino Viola, la tifoseria giallorossa – proprio in quegli anni – divenne la più famosa d’Europa, crescendo insieme a una squadra e ad una Società che ci portò a un passo dall’inverosimile, quella Coppa dei Campioni infinitamente più romantica di qualsiasi Champions League dei tempi odierni, quella competizione in cui quando si giocava Roma/Dinamo Berlino davvero c’erano di fronte una squadra italiana ed una tedesca dell’est.

Il ricordo che ho del Presidente è consacrato in una foto che sul web si trova ancora.

Prima di ogni partita faceva il giro del campo, accompagnato dai suoi collaboratori. La pista d’atletica era disseminata di agrumi, lanciati dai fedelissimi della Curva Sud che affollavano il settore almeno da tre-quattro ore prima dell’inizio di qualsiasi partita.

A volte serviva un furgoncino “Ape” per portarli via, tanti ne erano.

Lui raccoglieva un arancio, lo mostrava alla Curva e faceva segno di “no” con le mani. Spesso l’invito era vano, ma lui lo faceva lo stesso. Non credo che la curva si educò, tanto che – se la memoria ancora mi aiuta – l’usanza si interruppe con il massiccio sequestro di agrumi all’entrata da parte delle forze dell’ordine, ma comunque quel gesto non enfatizzato rientrava nella classe dell’Uomo che intese sottolineare a Boniperti, che gli aveva mandato un righello per misurare i centimetri del “fuorigioco” di Turone, come quello strumento fosse più adatto allo juventino, geometra, che non al giallorosso, ingegnere.

Uno scudetto e cinque Coppe Italia, con un settore giovanile che a sua volta vinse due scudetti e per tre volte il Torneo di Viareggio: la storia vincente della Roma l’ha scritta lui.

Certo, fece degli errori, dovuti all’ambizione, che la tifoseria comunque gli perdonò.

Non gli venne invece perdonato l’acquisto dell’ex bandiera laziale Lionello Manfredonia, che portò alla spaccatura della Curva Sud e ad una feroce contestazione da parte della tifoseria giallorossa più radicale. Anche la faccenda di Agostino Di Bartolomei non venne ben digerita, così come la cessione di Carlo Ancelotti.

Il Presidente in quelle situazioni si comportò da manager più che da tifoso, sicché la valutazione del suo comportamento muta dalla prospettiva in cui ci si pone: il tifoso, nella sua scala di valori, ha al primo posto i sentimenti, il manager i bilanci societari e le prospettive imprenditoriali.

E’ per questo che, in fondo e con la maturità raggiunta, lo abbiamo tutti perdonato e, mai come oggi, compiangiamo la figura di un Presidente che qualsiasi squadra di calcio non potrà mai più avere e che probabilmente stenterebbe a riconoscere il calcio attuale.

 

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5 Comments

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    Paolo

    Gennaio 19, 2016 at 3:04 pm

    Non mistifichiamo la realtà per favore. Dopo Paparelli ai tifosi venne tolto tutto: striscioni, tamburi, bandiere… Viola non poteva fare nulla e quindi non fece nulla. Non diede dell’idiota a nessuno perché all’epoca in curva non c’erano idioti e la settimana dopo la tragedia non comparvero striscioni in solidarietà a Fiorillo o di insulti alla moglie di Paparelli. Se all’epoca avessero introdotto sanzioni per i cori contro i defunti, dubito fortemente che Viola avrebbe difeso “la libertà di parola” per consentirci di continuare a cantare “28 Ottobre” o “10-100-1000 Paparelli”. Viola quando ci fu la contestazione per Manfredonia non esitò a indurre spaccature nel tifo,visto che chi non contestava inizi a scrivere sulla rivista ufficiale della società. Io ero tra quelli icon le lacrime agli occhi in quel Roma-Pisa e rispetto la sua memoria senz’altro di più di chi (come l’autore dell’articolo) la strumentalizza per andare contro Pallotta.

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    Walter

    Gennaio 19, 2016 at 10:18 pm

    x paolo…. Be’ sì, Pallotta è uguale a Viola! Ma x favore! Non ci furono striscioni per fiorillo nel 79 ma ci furono per marcioni e per anni ci furono cori sulla tragedia ma non per questo viola andò contro. Mica tolse lui striscioni bandiere e tambuti. Per quanto riguarda manfredonia l’autore dice esattamente che la cosa spaccò la tifoseria. Luci e ombre.

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    Paolo

    Gennaio 20, 2016 at 11:26 am

    Walter, non hai voluto comprendere ci che dico e si capisce dalle tue risposte che in malafede ignorano buona parte ciò che dico e distorcono la realtà.
    La tua risposta su Paparelli non ha senso, fai finta di ignorare che ai tempi di Viola non c’era alcuna norma che squalificava le curve, ne’ c’era alcun tipo di attenzione mediatica al riguardo. Viola non ebbe mai bisogno di esprimersi in merito, non difese mai il “diritto” della SUD a cantare cori contro Paparelli. Da Pallotta si è preteso che difendesse il “dirtitto” a cantare i cori contro Napoli e gli striscioni contro la Leardi… Io questo lo dico nel mio messaggio ma tu fai finta di non capirlo e rispondi come se non l’avessi detto.
    Ripeto, se la domenica dopo la morte di Paparelli in sud fossero comparsi striscioni con solidarietà a Fiorillo corredati da fasci littori o falci e martello e la conseguente attenzione mediatica… qualcosa mi dice che Viola non si sarebbe limitato ad andare sottola SUD a fare “no no” col dito. Non ci fu bisogno però, perchè all’epoca in curva non erano santarelli ma non erano idioti.
    Riguardo la spaccatura della SUD l’autore dice solo che l’acquisto di Manfredonia divise la tifoseria, non dice che uno (non posso fare nome e cognome), tra gli storici del CUCS, di punto in bianco cambiò idea su Manfredonia, iniziò a scrivere su “La Roma” e fondò il “Vecchio CUCS” che nel giro di 2 mesi non si sa come rimediò i soldi per fare striscioni e comprare 20 tamburi.
    E’ del tutto priva di senso la tua affermazione “Mica tolse lui striscioni bandiere e tamburi”… perchè Pallotta viene accusato di non fare nulla per difendere i tifosi dalla divisione della curva, ignorando che ci sono situazioni dove una presidenza pu far ben poco… cosa che capitò anche a Viola, che ben poco potè fare dopo Paparelli.
    Ignorare che le possibilità di intervento da parte di Pallotta sulla divisione della curva siano fortemente inficiate dai comportamenti idioti della SUD di oggi è malafede allo stato puro. Se non si fosse fatto uno striscione “La mamma del mio morto è meglio della mamma del tuo morto”, Pallotta avrebbe avuto senz’altro più possibilità di manovra. Difendere di fronte ad un prefetto chi insulta la madre di un ragazzo morto e difende uno che è andato con una pistola a lanciare bomboni ad un pulman di tifosi napoletani è difficile. Mooolto difficile.

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