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DeFoe e Bradley sulla pelle e nel cuore, per sempre

DeFoe e Bradley sulla pelle e nel cuore, per sempre

Essere personaggi pubblici per qualcuno comporta un vestito di vanità cucito da sarti spocchiosi. Per altri è solo un ruolo, un momento parziale di vita per poi mostrare delle qualità egregie una volta assolto il compito. Una insospettabile umiltà che stupisce.

Jermaine Defoe potrebbe benissimo appartenere a questa congrega. Anche se nel suo caso fa male da morire. Siamo nel 2017. Jermaine gioca nel Sunderland, prima divisione inglese, lì conosce Bradley Lowery. Un bambino di sei anni eletto mascotte della squadra. Bradley lotta da anni con un neuroblastoma, una forma tumorale aggressiva e assassina di cellule.

Una volta che Bradley si trova ricoverato per le sue terapie, Jermaine va a trovarlo. Da allora va sempre, spesso dopo gli allenamenti Jermaine è distrutto e si addormenta sul letto con Bradley. Potrebbe sembrare una amicizia effimera tra un calciatore famoso e un bimbo. Invece no. Bradley e Jermaine sono amici davvero. E si vedono ogni giorno.

A marzo del 2017 c’è la loro scena più bella. Jermaine è convocato in nazionale dopo tanto tempo, L’inghilterra si gioca la qualificazione ai mondiali. Lui va e si porta con sé Bradley, per farlo entrare con lui a Wembley. Bradley è felice e commosso, ma anche spaventato da tutti i rumori. In teoria durante gli inni bisogna stare fermi, ma il bimbo abbraccia il suo gigante per farsi proteggere e Jermaine non si fa pregare. E fanculo l’etichetta. Jermaine quel giorno segnerà il gol che darà la qualificazione. Ma non è un lieto fine.

Bradley non ce la fa, muore qualche mese dopo. Jermaine dirà “da questo momento il mio cuore è rotto per sempre”. E si tatuerà Bradley addosso. Perché esistono anche persone così, per cui la fama non è un muro da opporre al mondo, ma una porta da cui arrivare a chi ha la fortuna della loro attenzione. E poi, hai visto mai, nascono rapporti che durano per sempre. A volte per una vita, a volte anche per più di una.

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