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Decreto Dignità e Scommesse, parte il divieto tra proteste e dubbi

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Decreto Dignità e Scommesse, parte il divieto tra proteste e dubbi

Il mese di luglio è il mese della verità perché gli operatori legali attivi nel settore del gioco e del Betting secondo quanto prescritto dal Decreto Dignità non potranno più fare pubblicità.  Termina infatti il 14 luglio il periodo concesso dal Governo con l’emendamento Milleproroghe che aveva fatto slittare il termine inizialmente stabilito per Gennaio 2019. Questa misura avrà un impatto economico forte e negativo nel mondo del calcio italiano.

Secondo le stime di Logico, l’associazione che riunisce gli operatori del gioco online, la pubblicità da parte delle società operanti nel settore ammontano a circa 200 milioni di euro l’anno. 

Di questi poco meno della metà vanno ai club di calcio e leghe, l’altro 50% a media e TV che prevalentemente si occupano di sport. A causa di questo divieto imposto dal Decreto Dignità il campionato italiano, già agli ultimi posti per competitività tra i top europei, rischia di perdere ancora più terreno.

Quasi tutte le società di serie A infatti hanno un Betting partner, ma anche le leghe basti pensare a quella di serie B. Il danno per i club sarà sia di tipo diretto, ovvero il mancato contratto di sponsorizzazione, ma anche indiretto perché meno pubblicità sulle TV che trasmettono le partite e meno soldi che queste TV, i broadcaster, potranno pagare di diritti TV ai club.

La posizione di Logico è che “Il divieto di fare pubblicità introdotto dal Decreto Dignità non aiuta come molti pensano a risolvere il problema della ludopatia. Il provvedimento colpisce Infatti solo una parte marginale del settore del gioco, quella online, che è l’unica realmente regolata e sicura poiché si appoggia sulla rete di Sogei permettendo sia agli operatori sia allo Stato di tracciare e monitorare ogni singola transazione in tempo reale. Non solo, i siti illegali, i famosi .com,  potrebbero comunque continuare a farsi promozione attraverso internet mentre quelli legali, i .it, subirebbero in tal caso le inevitabili sanzioni”. 

Dello stesso avviso sono anche gli amministratori del calcio italiano come ad esempio il Presidente del Genoa Preziosi che definisce questo Decreto una “misura inaccettabile”, Claudio Fenucci AD del Bologna che lo chiama “Una follia” o Infine il il vicepresidente della AS Roma Mauro Baldissoni che parla di “un provvedimento che sa di populismo che trasformerebbe l’Italia in un’ enclave con il rischio del ritorno al totonero”.

Guardando i numeri si fatica effettivamente a dar torto sia alla posizione di Logico sia a quella del Calcio italiano perché chi scommette  o chi è afflitto da ludopatia saprà sempre dove e come giocare, in questo caso il danno vero viene fatto a organi di informazione per lo più sportiva e al calcio italiano. Un calcio in risalita dopo aver toccato il fondo che non avrebbe meritato e che avrebbe sicuramente fatto a meno di ricevere un duro colpo basso come questo.

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A cura di

Nato a Roma nel 1990, anno delle notti magiche. Ex giocatore di basket, nonostante gli studi in legge, dopo una lunga parentesi personale negli States, decide di seguire la sua passione per lo sport e per il giornalismo. Giornalista iscritto all'albo, da quattro anni vice caporedattore di GiocoPulito.it, speaker radiofonico a Tele Radio Stereo e co-conduttore a TeleRoma 56.

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