Connect with us

Cerca articoli

Calcio

Daniele De Rossi, un calcio all’ipocrisia

La premessa è d’obbligo: qualcuno detesterà questo pezzo. Altrettanto obbligatoriamente va detto che di norma un atleta pagato quanto De Rossi non dovrebbe neanche pensare di insultare gli spettatori che pagano per vederlo giocare. Ovvio. Qui però si entra in uno scenario particolare, molto romano e poco ortodosso, fatto di veleno, merda e scorrettezze. Un mondo alimentato da un livore personale abbacinante, che ha scelto di applicare le sue regole solo ad uno dei suoi figli prediletti, il numero sedici della Roma.
.
I fatti: Roma-Inter, posticipo della 7ª giornata di campionato. Quinto minuto. Bruno Peres entra in area di rigore, scarica per Dzeko che segna. Tutta la squadra festeggia il suo bomber sotto la Tribuna Tevere ma osservando al rallenty le immagini De Rossi va un po’ fuori le righe, indicando la maglietta del numero nove e urlando a squarciagola “pezzi di merda“, riferendosi – probabilmente – ad una parte dei tifosi della Roma colpevoli di aver fischiato preventivamente l’attaccante bosniaco.
.
Nel dopo partita, a precisa domanda, ha glissato. “Non ricordo quello che ho detto, ma se segna un giocatore così criticato io godo un po’ di più“. Ricordava benissimo. Apriti cielo: giornali, radio private, ex calciatori diventati opinionisti, tutti in coro: un capitano deve dare il buon esempio, chieda scusa! E certo. Mai che il calcio possa avere una parvenza di umanità, di rabbia, di realtà. D’altronde questo è il pallone delle telecamere negli spogliatoi (Sky e Mediaset si sono litigati l’esclusiva), dell’intervista tra il primo e il secondo tempo (quando la faceva Galeazzi aveva tutt’altro sapore), di un giudice sportivo che squalifica il tecnico del Chievo Maran per una bestemmia quando anche i sassi sanno che Gigi Buffon si diletta settimanalmente nella stessa attività, senza essere mai stato sanzionato per la violazione della stessa norma. E Daniele De Rossi non è mai stato avvezzo a questo tipo di calcio, basti pensare alle dichiarazioni sulla Tessera del Tifoso, fatte peraltro in nazionale. “Il calcio italiano è ostaggio degli ultrà? No, è ostaggio delle televisioni, degli sponsor, certo anche degli ultrà, però loro sono una parte positiva del calcio. La tessera del tifoso? Non sono favorevole. Non mi piace la schedatura preventiva. Allora bisognerebbe fare anche la tessera del poliziotto“. Così come le sue parole al termine di un derby, riferite alle voci che lo avrebbero voluto ai ferri corti con capitan Totti: “Qualcuno ha provato a raccontare la storia di me contro di lui per rafforzare le sue tesi, ma sono maiali col microfono e restano tali“.
.
Già, perché è proprio Roma, la sua città, ad averlo odiato in modo innaturale, creando una serie di leggende fantascientifiche che farebbero impallidire Asimov: “non si taglia la barba perché è stato sfregiato da uno zingaro“, “non gioca una partita buona da dieci anni“, “si ubriaca tutte le sere“, “con i soldi del suo contratto la Roma avrebbe comprato qualche campione“. Tutte fandonie comprovate, dette e ripetute negli anni da persone che campano sul loro essere della Roma e che hanno la fortuna di parlare in radio o in qualche televisione. E molti tifosi sono assolutamente convinti di come De Rossi, oltre ad essere un criminale, ovviamente, sia il male sportivo ed economico della sua Roma. Una zavorra parlante difficile da digerire. Poco importa se nel 2013 l’ex capitan futuro era sul punto di firmare un contratto faraonico per il Manchester City, rifiutato per amore della sua squadra, come confermò poco dopo: “sarebbe stata una scelta logica ma mi sarei suicidato se fossi partito. Non avrei potuto più guardare una partita della Roma“.
.
Attenzione, non è un uomo perfetto né così va dipinto. In campo ha commesso un mare di sciocchezze: ha lasciato la sua squadra in dieci uomini più volte a causa di insensati falli-killer, non ha rispettato le premesse che il suo talento lasciava intendere e per molti ha avuto una carriera eccessivamente mediocre per il contratto da campionissimo che continua ad arricchirlo. Ma è l’unico calciatore di un certo livello a non essersi trasformato negli anni in un diplomatico dei poveri, come lo showbiz pallonaro impone a chi vuole arrivare in alto. E gli insulti dell’altra sera – coatti, per carità – erano un invito verso un calcio che non esiste più. Un grido nella speranza che i tifosi tornino tifosi e non sognino di diventare opinionisti da quattro soldi. Perché lui, vuoi non vuoi, è rimasto il Daniele di sempre, magari più ricco, ferito dalle cattiverie che la sua città gli ha dedicato, ma sempre pronto a spendere una parola verso chi a suo modo di vedere non ha la possibilità di difendersi, sempre pronto ad andare in scivolata per la sua Roma.
Redazione
A cura di

GiocoPulito nasce nel Novembre 2015 con l’obiettivo di dare un taglio all’informazione sportiva non tanto incentrandola sulla comune, quanto importante, attualità, ma andando a costruire un prodotto di informazione che potesse accrescere la conoscenza degli accadimenti passati o presenti, soddisfare la sana curiosità, alimentare la cultura e la passione per lo sport.

Clicca per commentare

0 Comments

  1. Avatar

    Agostino Cascelli

    Ottobre 6, 2016 at 7:21 pm

    Sono 5 anni che non fa una partita decente, qualche misero strappo ma poi i buio, in campo è un fantasma che si nasconde, quando prende la palla, al 90% la passa orizzontalmente al compagno più vicino o indietro al portiere, non fa salire quasi mai la squadra…. E ora che lui e Dzeko hanno indovinato una partita, si permette il lusso di offendere…..Mah….

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Da non perdere

Calcio

Il nuovo infortunio occorso al giovane talento della Roma impone una riflessione sugli eccessi di un mondo, quello del calcio professionistico, che sembra incapace...

Calcio

Compie oggi 58 anni Renato Portaluppi, il brasiliano arrivato a Roma per spaccare il mondo, ma rivelatosi in pochi mesi uno dei “bidoni” più...

Calcio

#Prequel, prima del Professionismo: Intervista a Nick “Dinamite” Amoruso In occasione dei suoi 46 anni compiuti oggi, vi riproponiamo l’intervista a Nick Amoruso nella...

Calcio

Oronzo Pugliese, il Mago di Turi di un calcio che non esiste più Oggi vi raccontiamo la storia di uno dei primi allenatori pugliesi...

Calcio

I proverbi in Italia dicono che tutte le strade portano a Roma. E il detto dovrebbe essere ulteriormente vero se ti chiami Augusto, come...

Calcio

Tributo a Francesco Rocca, il Kawasaki giallorosso Per ricordarsi di Francesco Rocca, escludendo gli appassionati incalliti e gli addetti ai lavori, bisogna avere qualche...

Altri Sport

Pronta a ripartire anche la stagione ciclistica 2020, compromessa integralmente dall’emergenza Covid, che è coincisa con l’inizio della stagione, con un calendario fitto che...

Storie di Sport

Uruguay 1930, l’inizio di tutto (dove successe di tutto) Il 30 luglio 1930 terminava la prima edizione dei Mondiali di calcio della storia, con...

Calcio

Mercoledì 18 giugno 1986: El Buitre è tutto qui. Quattro reti, quattro perle. Un poker di istantanee che racchiudono l’identikit calcistico di Emilio Butragueño....

Calcio

Le meteore della Serie A: Adrian Pit, 41 minuti per entrare nella storia della Roma Compie oggi 37 anni Adrian Pit, l’esterno romeno che...

Interviste

70 anni di Adriano Panatta: a tu per tu con la Leggenda del tennis italiano In questa delicatissima fase storica rivedere la luce di...

Calcio

Andrea Carnevale racconta Italia 1990 Il 7 Luglio 1990 con la vittoria per 2 a 1 sull’Inghilterra, l’Italia di Vicini conquista il terzo posto...

Gioco Pulito è una Testata giornalistica registrata presso il Tribunale Civile di Roma – Autorizzazione N° 184/2018 del 22-11-2018 Società Editrice Io Gioco Pulito srls - Direttore Responsabile Antonio Padellaro