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Daniele De Rossi come stile di vita

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Daniele De Rossi come stile di vita

Roma, lo Stadio Olimpico, la Curva Sud. Un trittico che, per la maggioranza degli abitanti della Città Eterna, rimanda ad un sola ed unica entità: l’AS Roma. Questa squadra, d’altronde, non è un semplice team formato da 11 giocatori che, quando scendono in campo, fanno passare impazzire di gioia o di dolore migliaia di persone che la seguono.

La Roma, infatti, è anche “uno stile di vita”, una vera e propria ossessione che ti cambia le giornate, o addirittura intere settimane, a seconda del risultato raggiunto sul campo. Questa immenso amore viene messo “nero su bianco” dalla Curva Sud che, non tenendo conto quasi mai del risultato, incita “la Maggica” dal primo all’ultimo minuto durante ogni match.

Ogni persona, giovane o anziana che sia, che popola i seggiolini del settore più caldo del tifo romanista riesce, in qualche modo, a mettere in mostra questo suo amore sfrenato. Una sciarpa, un tatuaggio, il fatto di uscire senza voce dallo stadio al termine del match possono essere dei parametri con cui si potrebbe capire quanto è forte tale passione.

Sicuramente, qualche giovane su quei seggiolini avrà pensato, almeno una volta, preso da chissà quali pensieri: “Se solo potessi esserci io lá in mezzo. Glielo farei vedere di che pasta sono fatto”.

Una persona che perde la testa per la Roma, pur non essendo mai stato un assiduo frequentatore della Sud, c’è. Egli, adesso, non solo gioca per questa, medesima squadra ma ne è anche capitano. Questa figura ha un nome ed un cognome ben preciso: Daniele De Rossi, DDR per chi lo conosce bene.

Nato in una calda giornata di fine luglio del 1983, Daniele De Rossi rappresenta la Roma in tutto e per tutto. Venuto alla luce lungo il litorale di Ostia, De Rossi era un predestinato sotto molti punti di vista: infatti suo padre Alberto, attuale allenatore della primavera della AS Roma, era stato, negli anni dell’adolescenza, un giocatore delle giovanili della squadra giallorossa.

Crescendo in una famiglia così Daniele non poteva che nascere con due colori ben impressi sul petto: il giallo ed il rosso. D’altronde, la grinta che mette in mostra ogni volta che segna un gol coi capitolini, fanno pensare che il lavoro di indrottinamento di papà Alberto abbia portato i suoi frutti.

La stessa carriera calcistica di questo giovane talento non lascia spazio a dubbi: dopo una parentesi fra le file dell’Ostiamare, infatti, entra subito in contatto con il mondo romanista e decide di sua spontanea volontà di entrare a far parte delle giovanili giallorosse.

Nel 2001, poi, la grande svolta: il debutto in serie A con la massima squadra, laureatasi campione d’Italia da pochi mesi. Il 30 ottobre di quell’anno, infatti, un certo Fabio Capello capisce le qualità di questa giovane promessa e lo fa esordire, sul palcoscenico della Coppa Campioni, durante una partita tra la Roma e i belgi dell’Anderlecht.

Il 25 gennaio 2003, invece, è la data in cui De Rossi esordisce nel campionato italiano. Il 10 maggio seguente succede un altro evento molto importante: quel giorno, durante la partita casalinga con il Torino, DDR non solo gioca la sua prima partita da titolare ma mette anche a segno la sua prima rete nel campionato di calcio italiano di Serie A.

Già dalla sua prima, sfrenata, esultanza si capisce che la Roma, per Daniele De Rossi, non rappresenta solo il modo in cui riesce a portarsi a casa la pagnotta. E’ un qualcosa di più: rappresenta un vero e proprio stile di vita, una seconda pelle, per la quale bisogna dare sempre il massimo, sia nella buona che nella cattiva sorte.

E la cattiva sorte, dal punto di vista dei traguardi raggiunti, è stata una costante compagna del centrocampista giallorosso. Sono stati infatti molti i trofei solamente sfiorati ma non vinti da questo centrocampista con la AS Roma nonostante il grandissimo talento dimostrato sul campo.

Quella sua bravura in mezzo al rettangolo da gioco ha attirato, su di lui, l’interesse di vari club molto più balsonati che gli avrebbero permesso di vincere qualche trofeo in più. Per tutto questo però De Rossi non ha mai mostrato il benchè minimo interesse, anzi.

Una volta, per far capire cosa rappresentava per lui quella squadra ma, soprattutto, quei colori affermò: “Ho un solo rimpianto, quello di poter donare alla Roma una sola carriera”.

Tutte queste caratteristiche lo fecero diventare, nel giro di qualche anno, l’erede naturale del capitano Francesco Totti: altro giocatore romano e romanista, il più grande di tutti i tempi della storia della Roma e, probabilmente, uno dei calciatori più conosciuti a livello mondiale degli ultimi anni. Questa sua vicinanza a Francesco diventò ancora più accentuata quando Daniele De Rossi, per ovvie ragioni, cominciò ad essere conosciuto con l’appellativo di “Capitan Futuro”.

Quell’appellativo gli è stato tolto, ufficialmente, il 28 maggio 2017: giorno dell’addio al calcio giocato del Pupone. Da allora De Rossi è diventato, da romano e romanista, nuovo capitano della AS Roma ed è chiamato a portare avanti una tradizione che vede la fascia da capitano della squadra da molti giocatori nati nella città Eterna.

Questa è solamente l’ennesima dimostrazione di affetto che è stata dimostrata a De Rossi che, dal canto suo, non ha mai smesso di far capire chiaramente a chiunque quale fosse la sua reale fede calcistica. Ogni volta che ha segnato un dei suoi 42 gol, infatti, il centrocampista di Ostia si è lasciato andare ad esultanze da vero tifoso e non sono mancati, neanche, i baci sulla maglia o sullo stemma giallorosso o le vene sul collo messe in mostra in maniera chiara e limpida.

D’altronde, un tempo il termine DDR era conosciuto solamente come acronimo della Repubblica Democratica Tedesca. Oggi, invece, queste tre lettere messe insieme, per gli abitanti di Roma e non solo, hanno anche un altro significato: le iniziali di Daniele De Rossi.

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