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Daniel Subasic, nel cuore e nella mente

Certo che la vita è proprio strana. 
Ti fa sentire in colpa proprio nel momento in cui dovresti essere solo felice. A volte lo fa. Ti insinua quel tarlo malefico, magari sotto forma di voce interiore autorevole come quella di Al Pacino. E magari ti sussurra: “pensa come sarebbe orgoglioso il tuo migliore amico di vederti qui adesso”.

Daniel Subasic questa sensazione la conosce bene. Da tanto tempo. E soprattutto non si perdona la morte del suo migliore amico. Subasic è il portiere della Croazia, sorpresa dei mondiali, icona di coraggio e grinta. Una squadra che ha artigliato e graffiato fino ad arrivare in finale, vincendo contro tutto e per ben tre volte oltre il tempo regolamentare da quando le partite sono diventate “dentro o fuori”. Per ben due volte i Croati sono passati ai rigori e l’eroe che ha parato tutto il parabile è stato proprio Daniel.

Ogni volta che finivano le partite, Daniel mostrava una maglietta con un volto, una volta ha dovuto spiegare chi fosse quel volto, in una conferenza stampa, scoppiando in lacrime. 
Successe tutto nell’aprile del 2008. Daniel gioca nello Zara, una squadra croata, prende palla e la dà lateralmente al suo compagno di squadra nonchè migliore amico Hrvoje Custic. Solo che la allunga troppo, non è proprio precisa e Custic è costretto a rincorrerla e ingaggiare un duello con un avversario.

In maniera del tutto fortuita, lo scontro di gioco fa cadere Custic e lì vicino c’è un muretto. Ci sbatte la testa in malo modo e cade esanime. Le condizioni appaiono subito gravi. In poco tempo subentra la morte cerebrale e poi l’effettivo decesso.
Daniel non si è mai dato pace. Ha provato a scappare, partire, ha provato a dormirci e a far passare tempo. Ma se ci ripensa o ne parla, si sente in colpa. Dice sempre “non posso fare a meno di pensare che se non gli avessi dato quella palla sarebbe ancora qui, potevo fare tante cose, potevo calciarla in mezzo, potevo buttarla via, invece l’ho data a lui”. Che qualcuno provi a fargli capire che non è colpa sua, è quasi inutile. Perchè gli amici dividono tutto o quasi e ora lui, porta un fardello per due. Non c’è verso.

Una cosa però può farla Daniel. Ogni fine partita, si toglie la sua casacca d’ordinanza e mostra la maglia bianca con il viso di Custic. E si capisce perchè la Croazia giochi così. Non sono in undici, ma in dodici. Se è vero che qualcuno ogni tanto ci è vicino più fortemente di quanto pensiamo. La Fifa ha più volte redarguito Subasic a non indossare la maglia che contravviene ai regolamenti sul vestiario. Ma Daniel ha detto che la indosserà sempre e non gli importa. Eh già. Si può essere in colpa e felici insieme? Sì, si può, ma magari tutto questo un giorno sarà una bella istantanea di una storia bellissima su una nazionale sorprendente. Lo è già. Ma non si sa mai. C’è sempre qualcosa in più sotto, alle volte è la maglia con la foto del proprio migliore amico.

Redazione
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