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Dalla tribuna al campo (di ghiaccio): il sogno realizzato di David Ayres

Dalla tribuna al campo (di ghiaccio): il sogno realizzato di David Ayres

Un giorno di ordinaria follia: è quello che ha vissuto David Ayres, quarantaduenne canadese di Whitby, lo scorso 22 febbraio. Attenzione, però: chi pensa a scenari urbani apocalittici dovuti a stress da traffico, superlavoro, problemi familiari o quant’altro è fuori strada. Già, perché l’esperienza capitata a questo ordinario marito e padre di tre figli profuma della morbida follia della fiabe.

Appassionato di hockey su ghiaccio, David rientra nella categoria degli EBUG, sigla atta a indicare gli emergency back-up goaltenders: in altre parole, i portieri di emergenza previsti dal regolamento della NHL che sono chiamati a scendere in campo quando il portiere titolare e quello di riserva di una squadra, per infortunio o malattia, non possono essere impiegati nel corso di una partita. L’aspetto curioso di questo ruolo risiede nel fatto che per ogni match ne è previsto uno solo: ciò significa che lo stesso giocatore, in caso di necessità, può essere indifferentemente utilizzato da una delle due squadre che disputano l’incontro. Inoltre, nonostante la possibilità di entrare nei referti delle partite, gli EBUG non sono considerati ufficialmente dei giocatori della NHL, avendo semplicemente l’obbligo di comunicare la loro presenza allo stadio a un referente della squadra di casa poco prima dell’inizio della gara.

Formalità che, come altre volte in passato, il 22 febbraio 2020 David Ayres aveva regolarmente espletato con un rappresentante dei Toronto Maple Leafs, la squadra ospitante, prima di comprare un po’ di cibo e andare a occupare il suo posto sulle tribune della Scotiabank Arena accompagnato dalla moglie. Un sabato come ne aveva vissuti altri, con la voglia di vivere da spettatore le emozioni di uno sport duro e spettacolare come l’hockey su ghiaccio. Almeno fino a quando Petr Mrazek, portiere di riserva dei Carolina Hurricanes, la squadra ospite, si infortuna: era subentrato al titolare James Reimer, a sua volta vittima di un precedente incidente di gioco in seguito al quale Ayres era stato messo in preallarme per scendere in campo in caso di bisogno.

Ma era davvero difficile pensare che anche Mrazek si sarebbe fatto male, che David avrebbe dovuto rispondere alla chiamata di un destino che per quarantadue anni non gli aveva mai concesso l’emozione di essere protagonista su quel ghiaccio dove fior di professionisti avevano acceso la sua passione per l’hockey. Invece il momento arriva: David si deve cambiare con l’agitazione addosso, un cocktail micidiale di eccitazione e senso di inadeguatezza. Non dispone nemmeno di tutti gli indumenti della divisa ufficiale, avendo un casco dei Toronto Marlies e indossando sotto la maglia numero 90 dei Carolina Hurricanes una t-shirt dei Maple Leafs. Insomma, un vestiario improvvisato come la performance che deve sfoderare.

Siamo nel corso del secondo tempo e Ayres prende due gol prima dell’intervallo. Sul campo ghiacciato quei giocatori, imbottiti nelle loro protezioni, sembrano più grandi e più veloci rispetto a come appaiono dagli spalti. Insomma, l’impatto con la partita è duro: un giro sulle montagne russe che fa roteare lo stomaco. Nello spogliatoio, in attesa di riprendere il match, James Reimer comprende la situazione e trova le parole giuste per calmare l’ansia di David: ”Lo so che sai parare – gli dice in confidenza – divertiti e non pensare ad altro”.

L’ultimo tempo del match segna il momento di gloria di Ayres: non subisce più gol e riesce a sciorinare otto parate che permettono agli Hurricanes di vincere la partita: 6-3 per loro il risultato finale, esito di un giorno di ordinaria follia che in Italia sarebbe inconcepibile. Riusciamo a immaginare un tifoso milanista che abbandona gli spalti del Meazza per andare a sostituire il portiere della squadra avversaria indossando i pantaloncini della Pro Patria? Che esulta a fine gara nello spogliatoio degli ospiti per la vittoria a cui ha contribuito? Perchè questo è ciò che è successo a David Ayres, che è diventato il più anziano goaltender a vincere al suo esordio nella regular season della NHL, battendo un record che durava dal 1927. Un record che non è valso nessun guadagno se non quello della gloria di un momento da poter esibire con orgoglio nella bacheca dei propri ricordi.

 

A cura di

Giornalista e scrittore, coltiva da sempre due grandi passioni: la letteratura e lo sport, che pratica a livello amatoriale applicandosi a diverse discipline. Collabora con case editrici e redazioni giornalistiche ed è opinionista sportivo nell’ambito dell’emittenza televisiva romana. Nel 2018 ha pubblicato il romanzo Ci vorrebbe un mondiale – Ultra edizioni.

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