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Dal virtuale al reale, se Football Manager sforna veri allenatori

In principio fu Scudetto, poi diventò Football Manager, poi il videogioco FIFA sperimentò la modalità carriera. Il succo del discorso è uno solo: allenare. Essere il coach virtuale della propria squadra del cuore, vincere tutto con le senatrici del calcio europeo spendendo e spandendo, compiere un’ascesa dalla Serie C2 alla A con la Pro Sesto (e qui si parla di esperienza personale), la squadra – fallita pochi anni fa – di Sesto San Giovanni, la Stalingrado d’Italia. Un solo denominatore comune, che si chiama calcio manageriale, hobby, passione e anche un po’ ossessione di tanti manager virtuali, che, considerando solo l’Italia, sul web hanno dato vita anche a sofisticati forum (qui e qui) per una shared knowledge di tutto ciò che gravita attorno all’universo FM, sigla che sta per Football Manager. Il fenomeno dei videogiochi di calcio manageriale ha sempre sofferto dell’invadente predominio del calcio giocato da FIFA e PES, ma chi ama questo gioco, sa quanto tempo ha speso dietro ai suoi trionfi personali, sa quante persone condividono questo stesso hobby e, soprattutto, sa quali sono le future promesse. Di conseguenza, all’attenzione di chi già conosce le potenzialità del portiere francese Alphonsine Areola, o di chi dieci anni fa puntava tutto sulla promessa Silvano Raggio Garibaldi, questo articolo funge anche da incoraggiamento per tutto il tempo speso davanti ad uno schermo a capire se fosse meglio preparare il match con mentalità offensiva o a giocare su entrambe le fasce o per vie centrali. C’è chi dopo tante ore spese da allenatore virtuale, ha raccolto nel mondo reale i frutti di quanto seminato digitalmente.

MATT NEILL – Lo dice The Set Pieces parlando della grande storia di Matt Neil: a career from Football Manager? It could happen…L’inglese Matt Neill ad appena sedici anni faceva già parte di un organigramma, dopo tanto tempo speso giocando a Football Manager. Il ragazzo comincia ad entrare nell’orbita del Truro City ad appena quindici anni, dove diventò osservatore con una paga incapace di coprire perlomeno le spese di trasporto per andare a visionare i giocatori sui vari campi. Un lavoro curato nei minimi dettagli che nel giro di un anno gli fece fare il salto di qualità: a sedici anni diventa match analyst per il Plymouth Argyle. Il coronamento per il lavoro svolto, arrivato dopo che Matt aveva proposto alla dirigenza del Plymouth un giovane attaccante locale che stava facendo una valanga di goal. Da lì, prende il posto del match analyst, un ventunenne che trasmette le competenze del mestiere al giovane Neill che da lì non si ferma più. Ora il Plymouth ha messo sotto contratto il portiere Marc McCallum, che nel Dundee Utd ha fatto grandi cose…in Football Manager.

Ma adesso il lavoro di Matt è costante e prevede la preparazione di accurate clip, come solo lui sa fare. Matt racconta anche come è successo, e come l’hanno presa i suoi familiari: «è un lavoro facile ma ora richiede molto tempo, devo guardare il match, annotarmi di tutto per ogni giocatore, e poi preparare un video di 15 minuti con iMovie. Avevo diciannove anni quando mi hanno proposto di diventare match analyst, ed è successo un mese dopo la mia prima clip, contro il Morecambe. I miei amici e la mia famiglia erano contenti di questo mio risultato, ma molti di loro non sapevano davvero cosa facessi, perché il mio non è ruolo molto pubblicizzato». Il classico talento che vive nell’ombra, anche se qua, i riflettori hanno illuminato a dovere i grandi successi di Matt Neill che, per la cronaca, non ha smesso di giocare a Football Manager: «non ci ho giocato per un po’ di mesi perché ho preso la stupida decisione di lasciare il mio Ajax, con cui avevo vinto la Champions League, per andare al Manchester City. Ma tutti sanno che col City diventa noioso, con tutti quei soldi…»

VUGAR HUSZYENADE – A fare da contrappasso al successo di Matt Neill, e per mantenere coi piedi per terra tutti gli allenatori digitali che già staranno sognando una panchina vera e propria, c’è la storia di Vugar Huszyenade. La sua passò sulle pagine di cronaca come l’incredibile favola di un giovane svedese di origine azere, finito ad allenare l’FC Baku, squadra della capitale dell’Azerbaigian, grazie alle sue grandi capacità nel calcio manageriale virtuale. Quattro anni fa sembrava che la società avesse puntato su di lui e non sul ben più esperto Jean-Pierre Papin. Tutto un errore nel recepire la notizia diffusa dal quotidiano svedese Aftonbladet, che riportò l’assunzione di Huszyenade a manager nel Baku. Manager, non allenatore, bensì un lavoro dietro ad una scrivania ottenuto per le «grandi capacità videoludiche del giovane». Sebbene la notizia diventò presto la bufala del «giovane ventunenne sulla panchina del Baku», in sostituzione di Bozdar Bandovic, che in realtà non fu mai esonerato e rimase al suo posto a guidare la squadra azera. Dopotutto, per Vugar sarebbe stata dura diventare un allenatore, poiché non aveva mai disputato una partita di calcio in vita sua, se non a livello amatoriale: «la mia unica esperienza è su Football Manager, dal 2002». Ed ecco che Vugar Huszyenade diventa consulente manageriale per il FC Baku. Non darà le stesse emozioni di vivere in panchina, ma non sarebbe nemmeno un’occasione da buttare via, per tutti gli allenatori virtuali. Chi volesse quindi sognare ad occhi aperti e spostarli dal monitor, può farlo. Magari non diventerà un allenatore, magari diventerà osservatore, direttore tecnico o match analyst, ed essere un nuovo Matt Neil. Dopotutto, lui ci è riuscito che non era nemmeno ventenne, mentre Vugar Huszyenade colpì talmente tanto i media, da essere descritto come un nuovo allenatore. Ed è tutto nato dal calcio virtuale.

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