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Dal barcone alla Serie A: il sogno (giallorosso) di Ebrima Darboe

Dal barcone alla Serie A: il sogno (giallorosso) di Ebrima Darboe

Negli ultimi tempi quando in Italia si parla di immigrazione ci si riferisce a questo argomento solamente dal punto di vista negativo. Quante volte avete sentito parlare di vera e propria invasione, almeno stando alle spiegazioni di determinati politici dell’ambito nazionale nostrano, che ci spiegavano come, sui barconi che attraversano il Mediterraneo, si trovino solamente spacciatori, strupratori e delinquenti in generale?

Per fortuna però non si può fare di tutta l’erba un fascio come tentano di fare lor signori in cerca, ogni volta che se ne presenti l’occasione, di qualche voticino in più da conquistare in vista della più vicina tornata elettorale del suolo italiano. La storia di cui stiamo per parlarvi questa volta ha un protagonista con un nome ed un cognome ben preciso: Ebrima Darboe.

Ebrima è originario del Gambia, un piccolo stato dell’Africa Occidentale da sempre alle prese con problemi tipici del continente nero come denutrizione e rischio di carestie. Per trovare una soluzione a questi problemi, circa 4 anni fa, il giovane decide di lasciare il suo paese per affrontare uno dei tanti “viaggi della speranza”. Il fato è stato abbastanza clemente con lui: ieri sera Ebrima Darboe, durante la partita del campionato di Serie A Roma-Milan, è stato convocato dal tecnico giallorosso Paulo Fonseca.

Tra la partenza dal Gambia e la convocazione sulla panchina giallorossa la storia è stata pazzesca, quasi una favola. Dopo aver lasciato il suo paese natale a bordo di un autobus, in cui ha viaggiato con numerose altre persone stipato all’inverosimile, Darboe è arrivato in Libia.

Nel paese sulle coste sud del Mar Mediterraneo, da anni teatro di una sanguinosa guerra civile e di una situazione politica interna per nulla stabile, il ragazzo ha subito torture e violenze di vario genere. Tutto questo è avvenuto nelle cosiddette carceri libiche: dei luoghi in cui i diritti umani fondamentali non vengono, troppo spesso, tenuti in considerazione.

Nonostante ciò Ebrima è riuscito, dopo alcuni mesi, a salire su una delle imbarcazioni di fortuna che, appena possibile, prendono il largo nel Mar Mediterraneo con la speranza di arrivare sulle prime coste europee che vengano avvistate.

Dopo vari giorni il barcone ha avvistato le coste italiane della Sicilia ed è riuscito a sbarcare. Un traguardo era stato raggiunto: l’approdo nel Vecchio Continente. Adesso, però, per Darboe cominciava una nuova avventura piena di rischi: quella su suolo europeo.

Dall’isola siciliana, dove era ospite di uno dei tanti Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), è stato trasferito in una casa famiglia di Rieti: situazione difficile, eppure a lui sembrava un hotel a cinque stelle. Era arrivato a pesare 50 chili, o poco più, benché sia alto un metro e ottanta.

Lì è entrato per la prima volta in contatto col mondo del pallone. Durante una partita, organizzata dalla squadra di calcio popolare della Asd Young Rieti, è stato notato da un talent scout del club giallorosso che lo ha iniziato a seguire con una certa costanza.

Dopo una altra serie di prestazioni convincenti il club di Pallotta decide di puntare su di lui e, nell’agosto 2017, ecco l’approdo a Trigoria. Nelle settimane seguenti comincia ad entrare in contatto, effettuando i primi allenamenti, con la squadra giallorossa della Primavera allenata da Alberto De Rossi.

L’esordio ufficiale con la primavera avviene in un match di Coppa Italia Primavera tra la Roma e l’Atalanta. Il suo inserimento è stato lento, ma non solo per ragioni tecnico tattiche: prima di essere tesserato ufficialmente dalla Roma, il giovane doveva prima ricevere lo status di rifugiato, era servito inoltre anche l’intervento da parte della Fifa e l’autorizzazione dell’assistente sociale in veste di tutore nominato dal Tribunale.

Adesso Ebrima Darboe è a tutti gli effetti un giocatore giallorosso ed ha firmato un contratto da professionista che gli permette di guadagnare circa 50 mila euro. Domenica scorsa, vista la carenza di giocatori da convocare, ecco il primo contatto con il campo da gioco dello Stadio Olimpico.

La stessa Roma non si è tirata indietro in altre occasioni del genere. Pochi giorni fa, infatti, tra le file della primavera di De Rossi è arrivato un altro migrante: il senegalese Ndiaye Maissa Codou. Anche lui aveva lasciato il suo paese natale per affrontare uno dei così detto viaggi della speranza. Ed anche lui aveva cominciato a tirare calci ad un pallone grazie ad una delle tante realtà di calcio popolare della penisola: l’Afro Napoli United.

Codou, al momento, però si è dovuto “accontentare” della semplice esperienza con la primavera giallorossa.

Il giovane senegalese avrà sicuramente l’opportunità di calpestare il prato dell’Olimpico dato che molti lo descrivono come un vero e proprio talento puro. La speranza, anche in questo caso, è l’ultima a morire.

 

 

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