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Calcio

Dai tatuaggi alle protesi ai viaggi intercontinentali. Quando tifare è “soltanto” passione

Non solo hooligans. Quando parliamo di tifo spesso e volentieri si mettono sullo stesso piano coloro che commettono atti di violenza con quelli che intendono il tifo solo come una sana passione. Anche con alcuni discutibili – ma innocui – eccessi, spesso dettati dal troppo amore dei supporter nei confronti della propria squadra. Come nel caso di Ryan Gibson, tifoso americano del Bayern Monaco, che alcuni anni fa ha perduto un occhio a causa di una grave forma di melanoma oculare. Ebbene, Ryan non si è dato per vinto e ha deciso di farsi innestare una protesi decisamente insolita, con lo stemma del club bavarese. “Tutti possono avere un tatuaggio del Bayern ma è raro mostrare la tua squadra sempre, nel tuo occhio”, le parole del tifoso. E il club tedesco come ha reagito? Nel miglior modo possibile, concedendo l’autorizzazione. È pur sempre un marchio registrato.


Dalla Germania all’Inghilterra, dove i supporter dell’Aston Villa difficilmente hanno dimenticato una sconfitta casalinga tanto pesante (sei a zero) subita dal Liverpool nel febbraio del 2016. La festa di San Valentino, ma soprattutto “dell’innamorato” Steve Ladgrove, australiano residente a Melbourne, che per assistere alla partita si è fatto un volo di 25 ore, atterrando a Londra per poi spostarsi a Birmingham. Prima dell’inizio del match, il tifoso twittava: “Spero sia valsa la pena aver volato per oltre un giorno dall’Australia”, sentendosi rispondere dal club, attraverso il proprio account ufficiale: “Speriamo che sia un giorno da ricordare”. Sul campo non è andata proprio così, ma poco importa. L’emozione per la partenza, il viaggio, vedere la propria squadra giocare (seppur perdere) al Villa Park, il ritorno. I ricordi. Indelebili.

Come indelebile è il tatuaggio che riempie l’intera schiena di un tifoso svedese, Thomas Jonsson, che come effige non ha scelto il volto del connazionale Zlatan Ibrahimovic, bensì il simbolo della Roma: Francesco Totti. Il tattoo (la cui realizzazione è durata 9 ore), infatti, raffigura il capitano giallorosso sullo sfondo del Colosseo, il simbolo della città eterna. “Tifo Roma fin da bambino, e il tatuaggio è un regalo di mia moglie, sapendo che lo volevo fare da molti anni”, le parole di Thomas, che a Trigoria ha incontrato Totti, felicemente sorpreso da cotanta devozione.

Come quella, indissolubile, mostrata da Ben Crockett, parroco di Mickleover – un piccolo paesino dell’Inghilterra centrale – contrario a celebrare i matrimoni il sabato pomeriggio perché gioca la mia squadra del cuore”. E anche la stessa del tifoso non vedente del Bohemians 1905, formazione della Repubblica Ceca, che non si perde una partita in casa del club di Praga. Sciarpa biancoverde al collo, bastone e fedele cane-guida, il supporter riesce a godersi tutte le emozioni che il calcio sa regalare. E citando Il piccolo principe, capolavoro di Antoine De Saint Exupery, rivela il suo piccolo, grande segreto: “È molto semplice: non si vede bene che col cuore”.

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