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Coppa del Mondo di Sci: a tu per tu con l’arciere Max Blardone

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Coppa del Mondo di Sci: a tu per tu con l’arciere Max Blardone

Ha preso il via, col solito anticipo a fine ottobre di Solden,  una stagione anomala coppa del mondo di sci alpino, la prima senza il totem Marcel Hirscher che per otto anni ha monopolizzato e cannibalizzato tutti i record e le classifiche dell’intero circo bianco. Il suo ritiro apre scenari interessanti e un equilibrio delle forze in campo al quale non eravamo abituati con molti atleti in lizza per la sfera di cristallo. Mamma Rai seguirà, come sempre, l’intera stagione invernale con un commento tecnico nuovo di zecca targato Massimiliano, detto Max, Blardone.  Dopo sedici anni in coppa del mondo e il successivo ritiro nel 2016, il quarantenne di Pallanzeno ha intrapreso la brillante carriera di commentatore in studio, ma da quest’anno la sua voce sostituirà quella leggendaria di Sir. Paolo De Chiesa che lascia il timone dopo ventisei anni di diretta sul campo. Carriera da atleta esemplare condita da 7 vittorie– tra cui le tre in Alta Badia e una nel tempio di Adelboden –  ed altri 18 podi in coppa del mondo nella sua amata specialità, lo Slalom Gigante, Max è sempre stato un punto di riferimento per l’intero movimento per la sua abnegazione e la voglia di allenarsi con l’entusiasmo e la dedizione dei grandi campioni. Oltre all’esperienza di comunicatore televisivo ha da poco intrapreso, su nomina del Presidente Roda, il ruolo di allenatore e motivatore della squadra C femminile e maschile affiancando il direttore Max Carca nel progetto giovani avviato in primavera dalla F.I.S.I. Tanta carne al fuoco sulla quale abbiamo avuto il piacere di discutere con lui prima che la stagione entri nel vivo agonistico.

Max buongiorno. Stiamo per entrare nel cuore della Coppa del Mondo, la prima stagione senza Hirscher. Che stagione ti aspetti e che aspettative hanno gli italiani?

Sarà sicuramente un anno zero per lo sci alpino dopo otto anni dominati da Marcel Hirscher, mancherà un po’ di spettacolo però i giochi sono più aperti con molti atleti che possono inserirsi per concorrere alla sfera di cristallo. A Solden si è capito che Pinturault fa sul serio ed è sicuramente uno dei favoriti, ma la lista di pretendenti è di sicuro più estesa e gli italiani possono dire la loro. Ho visto bene De Aliprandini in gigante e confido in un suo riscatto, mentre per la classifica credo che Dominik Paris abbia le carte in regola per competere anche perché da quest’anno il regolamento delle combinate è cambiato annullando l’inversione dei trenta, per cui chi vince la discesa ha diritto a partire per primo anche in slalom, favorendo di gran lunga gli uomini jet.

La tua nuova avventura come commentatore tecnico, una bella responsabilità?

Sicuramente un compito non facile, ho iniziato in punta di piedi commentando da studio il prima e dopo gara e da quest’anno ci siamo invertiti i ruoli con Paolo. Un onore e un’eredità importante anche perché subentrare a un’icona che è entrata in tutte le case degli italiani per tantissimi anni non è semplice. Da parte mia cercherò con passione, umiltà e tempo di essere all’altezza di un compito difficile e affascinante al tempo stesso.

Sei l’ultimo azzurro che ha vinto in gigante, la disciplina dove stentiamo di più. A questo aggiungiamo l’età media alte dei nostri atleti che da troppi anni reggono la baracca. C’è da essere pessimisti per il futuro?

E’ un tema importante che mi vede da quest’anno coinvolto in un progetto finalizzato alla crescita di giovani talenti, un’altra enorme responsabilità che mi da forti motivazioni. Allenare la squadra C è una grande possibilità e sono molto affezionato a questo gruppo di lavoro e ai miei ragazzi che rappresentano il futuro di questo sport. C’è dell’ottimo materiale umano e margini di miglioramento e voglio ringraziare gli sci club che hanno lavorato molto bene sul versante atletico. C’è da lavorare sulla tattica e sull’approccio alle gare in cui siamo un po’ in ritardo rispetto ai pari età di altre nazioni. Ci stiamo focalizzando su questi aspetti e sono contento del loro atteggiamento, dobbiamo renderli pronti per essere competitivi nel più breve tempo possibile.

La tua carriera abbraccia sedici stagioni di coppa del mondo. Lo sci moderno in che cosa e come è cambiato in questi ultimi anni?

Partiamo dai materiali, sono cambiati dal 2012 con l’introduzione di sci con 35 metri di raggio e meno sciancratura. Sicuramente più impegnativi e supportati da fantomatiche indagini scientifiche che ne sostenevano la maggiore sicurezza. Cosa che puntualmente non si è verificata con un numero di infortuni senza precedenti, creando una sciata più meccanica meno tecnica ed elegante. Col cambio ai vertici della Federazione Internazionale questo abominio si è corretto il tiro e per fortuna e si è passati a sci più facili con un raggio di curva inferiore che ha giovato sulla performance. Siamo ritornati all’ovile trovando un compromesso giusto tra sicurezza e materiali garantendo lo spettacolo.

Gioie e dolori. Cosa ti viene in mente riavvolgendo la tua carriera?

I venticinque podi e le sette vittorie me le ricordo tutti, e sono tutte indelebili nel mio bagaglio personale. La cosa che mi inorgoglisce di più però è legata al fatto che in sedici anni ho sempre portato a termine la stagioni senza infortuni e dando sempre il massimo in allenamento e in gara. Ho pensato a quello che ho fatto dopo essermi ritirato rivivendo la mia storia grazie ai miei figli che vedono delle foto in casa e mi chiedono chi è stato suo padre. Ricordi negativi, nessuno in particolare, ma una cosa che non ho mandato giù è la mancata partecipazione ai mondiali di Vail 2015 contravvenendo un regolamento scritto che stabiliva chi e con quali risultati avesse diritto ad essere convocato. Mi hanno messo fuori squadra, ci son rimasto male, ma questo mi ha reso ancora più forte e nell’ultima stagione ho chiuso con un bellissimo podio in Giappone, dopo un anno di allenamento con un allenatore privato, ritirandomi con una grande gioia.

Lo sci è uno sport pulito? L’impressione sembra questa, o mi sbaglio?

Spero di sì, lo sci alpino l’ho sempre considerato una grande famiglia allargata. Massima trasparenza e massima sportività pur nella competizione, credo che questi  siano i valori di questo sport. Poi entrando in ambito doping, l’aspetto dopante non da una sicurezza a livello prestazionale perché sono troppe le variabili atmosferiche o legate al tipo di neve e di materiali che possono influenzare l’ esito di una gara non garantendone il risultato. Il caso Luitz è sotto gli occhi di tutti e si è risolto in un nulla di fatto perché li non c’era né fraudolenza né doping.

 

Nello sci di oggi gli atleti polivalenti sono oramai estinti. Quali sono le cause secondo te?

Innanzitutto è aumentata la notevolmente la competitività e il livello degli atleti in ogni singola disciplina,  questo rende necessario fare delle scelte. L’ultimo fenomeno a vincere in tutte le discipline è stato Bode Miller, ma i tempi di Girardelli e Zurbriggen sono un ricordo lontano. Il caso Hirscher ha dimostrato che si può vincere la coppa facendo solo due discipline ad alto livello e le combinate, mentre se guardiamo ad un atleta come Svindal ci rendiamo conto che da quando ha abbandonato il gigante è diventato ancora più forte nelle discipline veloci. Oggi è così e non credo che si possa tornare più indietro.

Il calendario della stagione. Troppe gare con alcune inutili o sopravvalutate?

Credo anche io che ci siano troppe gare molte delle quali evitabili e poco spettacolari. Paralleli e City Event non possono togliere spazio alle gare classiche, e penso al gigante che in anni recenti è stato altamente penalizzato. Poi il peso numerico che queste gare hanno ai fini della coppa di specialità è semplicemente ridicolo, io non le conteggerei nemmeno ai fini della classifica perché non hanno niente da spartire con le quattro discipline regine.

Per chiudere, un appello ai giovani. Venite in pista perché…..?

Venite in pista perché fare sport è meraviglioso a qualunque titolo, farlo all’aria aperta e in mezzo alla natura è semplicemente il massimo. Fa bene alla salute e alla mente e può dare tantissime soddisfazioni. Gli smartphone usateli dopo cena per rilassarvi dopo una bella giornata di allenamento e soprattutto vivetevi le vostre passioni come ho fatto io rendendole parte integrante della vostra vita. Spero e farò di tutto per portare uno di questi ragazzi del progetto giovani presto sul podio in gigante, sarebbe un altro bel sogno da realizzare.  

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Fabio Bandiera
A cura di

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