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Confederations Cup: tra soldi (tanti), proteste e paura inizia la competizione più inutile del mondo

Confederations Cup. Se proprio non potete scendere, allacciate le cinture e salite sulla giostra del torneo che celebra la sua decima e probabilmente ultima edizione. Si parte oggi, si chiude il 2 luglio: settimane di grande (?) calcio.  Si inizia con Russia (63esima nel ranking)-Nuova Zelanda (95esima) sotto l’occhio inflessibile della VAR.

Perché si gioca? E chi? Le stelle stanno a guardare. L’Argentina è riuscita a perdere due Cope America in tre anni. Tocca al Cile. L’Africa presenta il Camerun. L’America Centrale il Messico. Asia e Oceania le temibilissime Nuova Zelanda e Australia. L’Europa assalta la diligenza con Portogallo, Russia e Germania che però è in veste sperimentale. Risultato: assenti tutti i big tranne Ronaldo, che al Portogallo ci tiene. Non gli capita di vincere spesso in nazionale e un bis dopo l’Europeo sarebbe gradito anche in ottica Pallone d’Oro. Unico ostacolo: Draxler. Ecco, appunto. La corsa ad un trofeo infimo dal punto di vista tecnico è segnata.

La coppa, però, vale tantissimo sul piano economico. La FIFA è stata generosa, o forse vuole solo farsi perdonare il disturbo: ogni federazione riceverà un premio di partecipazione di 1,5 milione di euro. Il resto del montepremi invece è cosi suddiviso: 3,6 milioni di euro per il vincitore. 3,2 milioni di euro per l’altra finalista. Gloria (e soldi) anche per la “finalina” che assegna il terzo posto che vale  2,7 milioni di euro. Chi scende dal podio si consola con 2,2 milioni di euro.

Tanti soldi. Gli sponsor, del resto, non mancano: così come l’attore protagonista. É vero, prenderà un sacco di calci, ma è indispensabile.

Ecco “Krasava” il nuovo pallone prodotto dall’Adidas. Si presenta con un bel rosso, raffigurante un rubino. Ah, per la cronaca “Krasava” è intraducibile. Racchiude un concetto: l’elogio dettato dallo stupore. Quindi se siete in Russia e ci state leggendo, in primis, grazie. Poi se qualcuno vi dirà “Krasava” non prendetevela. Non vi hanno scambiato per un pallone. Anzi, probabilmente gli piacete.

I turisti saranno, del resto, in buona compagnia: i biglietti per i residenti in Russia hanno un prezzo minimo agevolato di 13 euro. Se il vostro tagliando “low cost” oscilla fra i 40 e i 60, consolatevi. Ai Mondiali costeranno il doppio. Oh, del resto, gli stadi andavano riempiti.

Ah, a proposito: ecco lo stadio Stadio Krestovskij, per gli amici più pigri, Zenit Arena. Ospiterà la gara inaugurale e la finale.

É uno degli impianti più costosi mai costruiti. Il preventivo di spese aggirava i 111 milioni, ma si sa, fra imprevisti e probabilità spesso il costo lievita. In questo caso ha sforato i nove zeri. Più di un miliardo di lire per uno stadio rivisto, corretto e corrotto. Una gestione discutibile: fra l’altro il comitato organizzatore ha dimenticato le distanze siderali fra le varie città che ospiteranno l’evento. E così, fra Confederations e Mondiali 2018, sono andati in fumo miliardi di euro per i trasporti che rischiano di costare il default alle città meno ricche che ospitano la kermesse. San Pietroburgo, Mosca, Kazan e Sochi sono salve. Il resto? Abbandonate a se stesse, anche perché il Governo ha cassato il piano di riforma della Alta Velocità sui Monti Urali.

Capitolo sicurezza: sembra che gli hooligans russi siano mooolto più mansueti fra le loro mura. Vuoi per le drastiche misure locali, vuoi perché impegnati a difenderle, quelle mura: la Russia è spesso scesa in piazza contro la demolizione delle case popolari.

Alle tensioni interne si aggiunge anche il rischio terrorismo: in campo 170 mila volontari pronti (più o meno) a tutto. Insomma, nonostante questa competizione abbia bisogno di un tasso alcolico superiore a quello tecnico dei protagonisti in campo per poter essere apprezzata, si gioca. E Madre Russia indosserà il vestito migliore. Putin non ama il calcio, ma ha parecchio a cuore la vetrina internazionale, E, sopratutto nello sport, la Russia ha bisogno di ritrovare credibilità e rifarsi il look, piuttosto rovinato dagli insuccessi negli sport di squadra e lo scandalo doping.

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