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Cina vs Hong Kong: una storia di politica, proteste e pallone

Cina vs Hong Kong: una storia di politica, proteste e pallone

Sono ricominciate con numerosi episodi di violenza tra polizia e manifestanti gli scontri tra Hong Kong e la Cina. Dopo le manifestazioni di giugno scorso, infatti, i cittadini della piccola città-stato asiatica, che fino al 1997 era un vero e proprio territorio britannico, sono scesi di nuovo in piazza per protestare.

Il motivo di tale critica coinvolge direttamente il vicino governo di Pechino intenzionato ad approvare la legge sulla sicurezza nazionale che tra le altre cose mira a punire «sovversione, sedizione e terrorismo» oltre che la collusione con potenze straniere, complici secondo la Cina di aver fomentato le manifestazioni dello scorso anno per la legge sull’estradizione, poi bloccata.

Gli abitanti di Hong Kong sono scesi di nuovo in piazza perchè credono che con la legge sulla sicurezza nazionale, che prevede la presenza dell’intelligence cinese sul territorio si voglia dare una stretta sulla libertà di manifestare contro il governo centrale.

Ancora una volta, insomma, i rapporti tra il gigantesco stato asiatico, popolato da oltre un miliardo di persone, e la sua piccola enclave ex inglese si fanno molto tesi. Tale tensione, nel corso del tempo, ha interessato vari ambiti anche molto diversi tra loro, compresi gli scontri “calcistici” che ci sono stati tra i due.

Possiamo partire da un concetto base per trattare questo argomento: una semplice partita tra Cina ed Hong Kong, quando si disputa, non può mai rimanere chiusa all’interno del semplice rettangolo da gioco ma inevitabilmente avrà anche altre ripercussioni, soprattutto dal punto di vista geo-politico.

Da un punto di vista storico, sono tre gli episodi che vogliamo citarvi per farvi capire bene tale rivalità cino-hongkonghina. Leggenda vuole che, essendo stata una colonia britannica, il mitico gioco del football sia arrivato prima nella piccola città stato che nel paese continentale vero e proprio.

Il primo incontro calcistico tra le due nazionali risale, per l’esattezza, al 1978. In quell’occasione, però, si trattò di una semplice partita amichevole.

Il primo scontro “vero” avvenne, invece, nel 1985, durante le qualificazioni ai mondiali di Messico 1986 ed in quella occasione avvenne un fatto che potrebbe essere descritto con la frase “clamoroso allo stadio dei Lavoratori” ( con tutto rispetto per Sandro Ciotti naturalmente, n.d.r.). Tale incontro, giocato il 19 maggio di quell’anno, finì con il risultato di 2-1 per la rappresentativa dell’allora colonia britannica.

Quel risultato sancì l’eliminazione dei Dragoni Rossi dalla rassegna mondiale in terra messicana. Al termine del match i tifosi cinesi, scioccati da quanto avvenuto sul terreno di gioco, impedirono alla nazionale di Hong Kong di tornare a casa dando vita a degli scontri molto violenti nei dintorni dell’impianto di pechinese. Questo episodio viene ricordato dai più perchè fu il primo caso di “teppismo calcistico” nello stato asiatico comunista.

Nel 2003 avvenne un secondo caso della telenovela calcistica tra Hong Kong e Cina. In questo caso ci si giocava l’accesso ai mondiali del 2006 in Germania.

La Cina, in tale occasione, vinse entrambi gli scontri: uno per 1-0 e l’altro col punteggio tennistico di 7-0. Tutto ciò però non bastò alla nazionale cinese per staccare il pass per la coppa del mondo in terra teutonica.

Dopo aver sbagliato alcune partite del girone i Dragoni Rossi, infatti, dovevano battere i loro vicini con minimo 8 gol di scarto. Purtroppo, nella partita sovra-citata, il portiere di Honk Kong, Kong Fan Chun Yip, parò un rigore a centrocampista Zheng Zhi.

Quel penalty sbagliato risultò fondamentale per il proseguo del percorso della Cina del torneo. Lo stesso Fan, una volta rientrato in patria, nonostante i 7 gol subiti, venne onorato come un vero e proprio eroe nazionale.

Ultimo scontro sul campo calcistico è avvenuto nel 2015, durante il girone di qualificazione per Russia 2018. La situazione tra i due paesi, in questo caso, era abbastanza tesa dopo che ad Hong Kong era scoppiata la cosiddetta rivolta del “Movimento degli Ombrelli” nel 2014.

Durante la partita di ritorno, giocata nell’ex colonia britannica, ci furono parecchie polemiche sulla conduzione dell’arbitro che venne accusato, dai cinesi, di non aver convalidato un gol-non gol abbastanza evidente.

La partita di andata, invece, fu macchiata da un vero e proprio episodio di razzismo, almeno secondo quanto denunciato dalla federcalcio calcistica di Hong Kong (Hong Kong Football Association, spesso abbreviata in HKFA). La federcalcio cinese, prima del match, accolse la nazionale rivale con uno striscione che recitava “Questa squadra ha giocatori con pelle nera, pelle gialla e pelle bianca. State in guardia contro una squadra così stratificata!”.

Da quel momento in poi, un po’ per protesta ed un po’ per far vedere i loro veri interessi al mondo intero, i tifosi di Hong Kong hanno cominciato a fischiare l’inno cinese, suonato prima di ogni partita della squadra della città-stato, per far vedere il loro disprezzo verso il governo di Pechino. Sono state numerose le proteste di questo tipo e, per tale ragione, la federazione locale è stata più volte multata dalla Fifa.

E ogni volta che gioca la nazionale, i tifosi cantano “Glory to Hong Kong”, una canzone che è diventata la colonna sonora delle proteste, e sugli spalti appaiono striscioni con su scritto “Hong Kong non è Cina”, come a inizio Settembre durante la partita contro l’Iran.

Come spesso accade, insomma, anche il calcio fa la sua parte nelle questioni che riguardano la politica. E non potrebbe essere altrimenti.

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