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Ciao Mondo

Ciao Mondo

Sono già passati 3 anni da quando Emiliano Mondonico ci ha salutato dopo una dura battaglia contro il cancro. Un allenatore unico ma soprattutto un uomo speciale che ha dedicato la sua vita ad aiutare chi più sfortunato di lui. Il nostro tributo al Mondo.

Adesso davvero basta. Te lo dico da chi può provare a capire mille volte che c’è un disegno divino, ma basta. Te ne prego, non è solo col personaggio famoso, facci passare un giorno senza che succeda nulla, facci annoiare, Niente bombardamenti, niente vessazioni, niente persone per bene che se ne vanno. Ascoltami, in qualunque modo tu ti faccia chiamare lassù.
No scusami, lo so, impossibile. Ma svegliarsi stamattina e sapere che anche Emiliano Mondonico non c’è più fa male. Il Mondo non era solo un allenatore, era un padre e un motivatore, era uno che prendeva i giocatori dall’antro della loro involuzione e ne faceva degli uomini. 

Iniziò come allenatore della Cremonese. A Emiliano devo l’essermi appassionato all’Atalanta, l’aver visto quella cavalcata del 1987-88 in coppa delle coppe, mi fa ancora commuovere. Una squadra retrocessa in serie B l’anno prima che si fa valere a spallate in Europa con la coppia gol Cantarutti-Garlini, fino alla semifinale persa con i futuri vincitori del trofeo.

Ma perchè non si gridi alla semplice fortuna, al Mondo piaceva allenare cuccioli che si affacciavano alla vita. In pochi forse lo ricordano, ma con un pugno di carneadi, portandoli ad uno storico nono posto, a Como, stagione 86/87. Mi ricordo ancora un servizio della Rai che per sottolineare la giovane età di tanti di loro, aveva in sottofondo le strofe di “noi siamo piccoli, ma cresceremo…”.

Il Mondo ha portato sul tetto d’Europa un magnifico Toro che nel 1992 si arrese solo all’Ajax, senza perdere nessuna delle due partite e forse per la prima volta, portando lui, mite come pochi nel parlare, a inventarsi nuove parolacce per rigori negati e traverse in serie dei suoi. Il massimo della sua ira: una sedia sollevata. E poi la sua simpatia per la Fiorentina, squadra da cui era attratto e che ha allenato.

Aspetto pacifico ma animo da combattente, il Mondo ha tenuto testa a ben due tumori. Invece di fare una involuzione arrotolandosi come un serpente e pensando solo a se stesso, negli ultimi anni dava una mano al dottor Cerizza. Uno Psichiatra che cerca di far guarire i suoi pazienti da molte forme di dipendenze puntando sul calcio. Il Mondo accetta di fare l’allenatore di ludopatici, tossicodipendenti e gente con molti precedenti penali. Rispettato da loro per i suoi silenzi e per il suo innegabile dispensare calcio sempre. Anche quando respirava. E lui ringraziava che si sentiva utile. Unica “follia” che si conosca, quando nel 1967 si fece espellere apposta lanciando improperi all’arbitro per andare il sabato dopo a vedere gli Stones.

Già, adesso quel respiro è finito, quelle analisi sempre centrate chirurgicamente. Si è spenta una parte non incancrenita del calcio. Una parte bella. 
Ormai a parlarne mi convinco sempre di più anche io. Lì sopra stanno mettendo insieme una squadra da Dio. Scusate il gioco di parole. E dopo un centrale difensivo come pochi, hanno convocato un allenatore come pochissimi. E un presentatore che sa fare anche il telecronista, andato via pochi giorni fa.

Ora direi che siete al completo. E facci questo favore, chiunque tu sia lassù, per un giorno, facci annoiare, fa che non succeda niente, proprio niente. No eh? Ciao Mondo. Ci mancherai.

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