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Chiedi chi era Masinga

Chiedi chi era Masinga

Il nostro tributo a Phil Masinga, simbolo dei Bafana Bafana, che due anni fa ci lasciava a soli 49 anni.

Per certi racconti bisogna avere il coraggio di scavare oltre la superficie. È necessario concentrarsi sull’arte di andare a fondo per non lasciar scivolare via nemmeno una parola, un aneddoto, un dettaglio che può fare la differenza.

Probabilmente se oggi chiedessi ad un ragazzino chi era Phil Masinga mi prenderebbe per pazzo, o comunque per uno che non ha nient’altro di meglio da fare.

Perché nel gioco del calcio, così come nella vita in generale, esistono persone che riempiono la vita degli altri, attraverso giornali, Tv e Social Media e poi esistono altre persone di cui si parla meno, eroi silenziosi, uomini che in realtà, un segno nell’universo, l’hanno lasciato eccome, ma senza fare rumore.

Phil Masinga, a conoscenza del fatto che non sia stato l’ultima ruota del carro, non fu neanche uno di quei giocatori che hanno riempito pagine di giornali e almanacchi. Fu un uomo nel mazzo, nell’immenso numero di giocatori passati per i campi d’Italia.

Ma forse la peculiarità più bella del gioco del calcio è quella legata al fatto che, per essere ricordati, a volte basta poco.

A livello internazionale sicuramente, se si prende in considerazione il caso di Masinga, ci si rende conto che in patria, in Sudafrica, l’attaccante sia considerato al pari di una divinità, anche per il fatto che, con 18 goal in 58 partite, portò i Bafana Bafana a traguardi storici, come la vittoria in Coppa d’Africa del 1996 e la storica, prima qualificazione ai mondiali del 1998, ottenuta con un suo goal decisivo contro il Congo.

In Italia, forse la sua più fertile terra di conquista, Masinga, lasciò un segno particolare pur militando con maglie meno blasonate di altre.

C’è però un aneddoto dell’esperienza italiana che, affiancato al goal del 1998 che valse la vittoria del Bari contro l’Inter del Fenomeno a San Siro, merita di essere ricordato.

Durante la stagione 1996-97, Phil Masinga era un giocatore del San Gallo, squadra svizzera che, nell’autunno dello stesso anno si vide strappare l’attaccante sudafricano dalla Salernitana, immischiata in una dura lotta per la salvezza nella Serie B italiana. A tre giornate dalla fine del campionato, per i campani, si presenta una sorta di match point per salvare la categoria e un’intera stagione.

L’avversario, il Castel di Sangro, già ampiamente al sicuro, è abbordabile ma poco intenzionato ad essere vittima di giornata.

Phil Masinga, diventato determinante nella corsa salvezza, non è al meglio. Poche ore prima della partita infatti ha disputato un’amichevole a Wembley, con la sua nazionale e Varrella decide di farlo partire dalla panchina. Quando ormai il tutto sembra incanalato sullo zero a zero però, Masinga, si alza dalla panchina e va in campo. E non ci va per caso, ma per sfruttare la prima palla utile, in questo caso un cross perfetto di Tudisco. Goal, Salernitana salva con tre giornate di anticipo e Masinga che si guadagna un posto nell’eterno nonostante, a fine stagione, sarà ceduto al Bari di Fascetti dove toccherà il punto più alto della sua carriera con un una doppietta alla Scala del calcio.

Due anni fa se ne andava Phil Masinga, il Bafana Bafana che diventò dio in un caldo pomeriggio di Giugno del 1997, allo stadio Arechi di Salerno.

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