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Chi è Monchi, l’architetto del Siviglia che sfida la fortuna

“Il calcio è un gioco molto serio, ma, essendo un gioco può esserci la fortuna. Il nostro lavoro è quello di limitare il caso al massimo, altrimenti parleremo di una lotteria” firmato Ramón Rodríguez Verdejo, più noto a tutti come Monchi, direttore sportivo del Siviglia delle cinque Europa League in dieci anni, delle due Coppe del Rey, di una Supercoppa di Spagna e una di una Supercoppa europea. Un dirigente tra i più desiderati nel panorama mondiale e che a Giugno si separerà del suo club, probabilmente per firmare con la Roma.

ESEMPIO DI SEVILLISMO- L’inizio dell’avventura dirigenziale di Monchi con il Siviglia coincide con un uno dei momenti più bui del club andaluso. Nel 2000 il Siviglia era appena retrocesso in seconda divisione ed era alle prese con una grave crisi finanziaria. Proprio in quel momento Monchi è riuscito a costruire una macchina perfetta, passo dopo passo, con pazienza, senza correre. Sei anni dopo i biancorossi alzavano nel cielo di Eindhoven, la loro prima coppa europea. La prima di una lunga serie che si è conclusa solo lo scorso Maggio quando ad arrendersi alla squadra allora guidata da Emery, fu il Liverpool in finale. La storia di Monchi è indissolubilmente legata al Siviglia. Giocatore del club andaluso, Monchi era un discreto portiere che però si macchiò di un errore clamoroso nella partita decisiva contro il Real Oviedo, nel 1997. Una sua indecisione costò la sconfitta alla sua squadra e la conseguente retrocessione in seconda divisione spagnola. Tutto il lavoro fatto in questi 16 anni rappresenta forse un indennizzo per la sua gente a cui ha regalato tanti campioni, ma anche tanti trofei. “Io ho il miglior ingaggio del mondo, perché lavoro nel club che amo”. Una frase che lascia intendere come sia fortissimo il legame tra Monchi e Siviglia.

monchi

METODO SCIENTIFICO- Come dicevamo in apertura di questo articolo, Monchi non crede molto nella fortuna e quindi il suo approccio a questo lavoro non potrebbe che essere scientifico, maniacale e dettagliatissimo. Nel corso degli anni il Ds del Siviglia ha creato una rete di scouting spaventosa che è arrivata a circa 700 uomini sparsi in tutti il mondo che gli inviano un infinità di dati su un numero incredibile di giocatori. In una intervista al “The Guardian” precedente alla finale di Europa League contro il Liverpool, Monchi ha svelato parte dei suoi segreti: “Sedici persone coprono una serie svariata di campionati. Per i primi 5 mesi guardiamo un sacco di calcio senza un particolare obiettivo pre-individuato: ci limitiamo a raccogliere dati e informazioni. Ogni mese scriviamo un XI ideale di ogni campionato. Dopodiché, da dicembre, iniziano a concentrarci su un particolare giocatore che ci ha colpito e soprattutto si è contraddistinto in diversi profili: in casa, fuori, a livello internazionale”. Detto così sembra tutto semplice, ma fondamentalmente serve sempre una cosa: conoscere il calcio e capire quale giocatore potrebbe servire al caso anche con semplici sensazioni, oltre che ai dati che ci vengono forniti. Lo stesso Monchi ha dichiarato che diversi giocatori che poi hanno fatto benissimo con il Siviglia, come Kanoute e Keita, non rappresentavano la prima scelta. Ecco che qui allora ritorna quel discorso sulla fortuna, che alla fine in qualche modo influisce sempre sui destini umani ma che magari sfidandola, come fa Monchi, si può cercare di portarla dalla propria parte. Inutile poi ricordare i tanti giocatori che il Ds spagnolo ha comprato a cifre esigue per poi essere rivenduti a peso d’oro: Adriano , Dani Alves , Júlio Baptista , Federico Fazio , Seydou Keita e Ivan Rakitić. Soldi che sono serviti, oltre a rifinanziare il mercato anche a migliorare la Cantera che durante questo periodo ha sfornato campioni niente male come Diego Capel , Alberto Moreno , Jesús Navas , Antonio Puerta , Sergio Ramos e José Antonio Reyes. Monchi quindi un dirigente capace di vendere i suoi migliori giocatori senza però mai rinunciare alla competitività, perché alla fine i tifosi è quello a cui pensano come lo stesso Monchi ricorda: Nessuno stadio esporrà mai uno striscione con scritto: ‘Che meravigliosi incassi, grazie società!’. Bisogna anche vincere, saper reinvestire. Altrimenti sei un negozio, non un club amato dalla tua gente”. Ora per Monchi l’avventura nella sua Siviglia sembrerebbe finita, per dare vita ad una sfida in un città complicata e assetata di successi come Roma. Vedremo, se il dirigente spagnolo dovesse passare in giallorosso, se sarà capace di ripetere i miracoli fatti duranti questi anni in patria. Servirà tanta bravura, ma anche quel pizzico di fortuna che non guasta mai.

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