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Chelsea, tifosi e razzismo: quando il passato si dimentica

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Chelsea, tifosi e razzismo: quando il passato si dimentica

La problematica del razzismo, negli ultimi tempi e nonostante le promesse lanciate dai piani alti del mondo del pallone, ha continuato ad interessare più e più volte il mondo calcistico nostrano. Il caso legato a Mario Balotelli, insultato dai tifosi dell’Hellas Verona per il colore della sua pelle durante la gara tra la squadra della città scaligera ed il Brescia del novembre scorso, è solo l’ultimo caso che può essere citato in Italia.

Purtroppo, però, il problema del razzismo ha interessato in tempi recenti anche altri campionati europei tra cui quello inglese. Nel paese di sua maestà una delle tifoserie che si è messa più in luce, per i suoi comportamenti razzisti, è stata quella del Chelsea.

Tutto questo nonostante una storia particolare che vede gli stessi supporter dei Blues come protagonisti e che vorremmo raccontarvi.

Siamo entrati nel mese dicembre quindi tra poche settimane comincerà il 2020. In quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario dalla nascita formale della sottocultura inglese degli skinhead. Una delle caratteristiche di questo movimento giovanile è sicuramente il suo rapporto con la musica giamaicana. In particolar modo fu molto importante il legame tra i giovani della “working class” dell’isola di Sua Maestà con l’etichetta discografica della Trojan Records.

La Trojan, a sua volta, è uno dei mezzi con cui la musica e la cultura della piccola isola caraibica si sono fatte conoscere nel mondo intero. L’etichetta in questione, fondata nel 1968 da un’intuizione di Lee Gopthal e Chris Blackwell, ha prodotto alcuni dei maggiori successi mondiali di musica ska, rocksteady e reggae.

Questo legame tra due mondi così opposti, quello occidentale e quello di un paese del cosiddetto terzo mondo, non deve stupire. Entrambi, difatti, facevano proprie alcune basi in comune. Tra le più importanti possiamo citare la lotta al razzismo e l’appoggio al multiculturalismo che, almeno in un primo momento interessavano molto da vicino il mondo dei supporter dei “The Blues”.

Il legame tra la Trojan ed il movimento skinhead fu talmente forte che i primi ragazzi inglesi dalla testa rasata erano conosciuti, e con continuano ad esserlo tuttora, con il termine di “Trojan Skinheads”.

Oggigiorno l’etichetta giamaicana è riuscita ad influenzare vari ambiti della vita quotidiana di molti abitanti britannici. Tra questi non poteva mancare l’ambito calcistico, sia perchè questo sport è nato proprio dalle parti di Londra nel 1848 ma anche perchè il gioco del pallone è diventato assai popolare nell’Inghilterra contemporanea.

Il nostro racconto ci porta a Londra: una città che, come descritto da noi di Io Gioco Pulito in un precedente pezzo, ha una forte suddivisione calcistica. Per l’esattezza il luogo che ci interessa è Stamford Bridge, lo stadio in cui gioca le partite casalinghe il Chelsea FC.

In una delle due curve dell’impianto, la cosiddetta Shed End, negli anni ’70 si cominciarono a riunire numerosi gruppi di skinhead ma anche di suedsheads. Questi ragazzi londinesi, manco a dirlo, fecero vedere da subito il loro interesse per la cultura giamaicana intonando un coro che riprendeva il ritmo di una canzone intitolata “The Liquidator”.

Tale melodia ha un forte collegamento con la musica giamaicana e con la Trojan. Essa prende difatti spunto dall’omonimo pezzo del 1969 composto dal produttore discografico giamaicano di musica reggae, Harry Zephaniah Johnson, con il suo gruppo denominato “The Harry J All Stars”.

Appena uscito “The Liquidator” ebbe un successo straordinario: si piazzò al nono posto nelle UK pop charts e vi rimase per parecchie settimane.

Anche al giorno d’oggi questa canzone viene suonata spesso perchè è considerata come una vera e propria icona del suo genere.

Col tempo il lato militante della scelta musicale perse parecchio del suo appeal anche per la deriva conservatrice degli stessi hooligans del Chelsea. Ad oggi infatti lo zoccolo duro dei supporter dei Blues di Londra, conosciuto con il termine di “Headhunters” (che in italiano si può tradurre con “cacciatori di teste”), cerca di portare avanti tematiche legate al suprematismo bianco del British Front National (BNF).

Il BNF non è certo famoso per essere in favore di tematiche come l’antirazzismo o la multiculturalità.

Nonostante ciò il piacere di ascoltare questi ritmi in levare caraibici resta. A conferma di ciò vi è il fatto che, durante gli incontri giocati a Stamford Bridge, viene trasmessa dagli autoparlanti dell’impianto londinese quella che può essere descritta come una delle più famose reggae tune di tutti i tempi.

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