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Caso Bennell: l’allenatore orco e la pedofilia nel calcio inglese

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Nei giorni scorsi il Tribunale di Liverpool ha emesso la sentenza nei confronti di Barry Bennell, ex allenatore di 64 anni che era stato accusato di pedofilia e abusi sessuali su minori per un totale di 55 capi d’accusa. L’imputato si era riconosciuto colpevole di 7 di questi. Per lui il giudice ha deciso una condanna di 30 anni di reclusione per avere abusato sessualmente di 12 ragazzi di età compresa tra gli 8 e i 15 anni nel periodo tra il 1979 e il 1991. Il tutto partì dalla denuncia di un giocatore che che ha dato il via ad una serie di testimonianze di altri calciatori che hanno confermato l’orribile storia dell’allenatore orco. Ricostruiamo i fatti.

Nel 2016 scoppiava lo scandalo pedofilia nel calcio inglese. Quattro ex giocatori decisero di parlare alla BBC in merito a quanto accadeva nei settori giovanili di alcune squadre inglesi quando muovevano i primi passi nel football. A finire sul banco degli imputati l’ex tecnico dei vivai di alcune delle maggiori compagini britanniche, Barry Bennell, già accusato di pedofilia e di altri 23 capi d’accusa collegati, e finito in carcere negli anni 90. Ad aprire il vaso di Pandora ci pensò la prima volta, nel 1997, Ian Ackley, che dichiarò di essere stato molestato sessualmente almeno 100 volte dal tecnico ai tempi in cui allenava le giovanili del Crewe Alexandra, nel periodo in cui aveva un’età compresa tra i 10 e i 14 anni.

A fare da eco alle parole di Ackley, altri giocatori, come Andy Woodward, che attraverso il Mirror e il Guardian confermarono le sue parole, dichiarando che anche loro furono vittime della attenzioni sessuali del tecnico. Per questo motivo la National Society for the Prevention of Cruelty to Children (Nspcc) ap una linea telefonica per le denunce in merito allo scandalo e ad oggi sono più di cento le chiamate pervenute per raccontare le diverse storie di violenza. Ma Bennell non fu l’unico accusato di pedofilia. Al Guardian, un altro giocatore che è voluto rimanere anonimo puntò il dito contro George Ormond, anche lui finito in carcere per sei anni con le stesse motivazioni dell’ex tecnico dell’Alexandra, nel 2002 ai tempi in cui allenava il vivaio del Newcastle.

 

Ritornando su Bennell, in Inghilterra c’è anche chi ha fatto un parallelismo con la scomparsa prematura di Gary Speed, l’ex capitano gallese morto suicida in circostanze misteriose, allenato in gioventù proprio dall’orco. Ma la famiglia del giocatore ha smentito che avesse subito abusi sessuali.

Alla luce della grande mole di casi di pedofilia che sono emersi in questi ultimi anni, la Football Association ha aperto un’inchiesta per smascherare tutti i colpevoli e stabilire se queste pratiche del passato denunciate da molti ex calciatori inglesi siano ancora d’attualità. I giornalisti britannici hanno ipotizzato una vera e propria rete di pedofili all’interno del sistema giovanile del calcio inglese. A muoversi a sostegno di queste indagine anche il campione dell’Everton Wayne Rooney che ha invitato tutti coloro che hanno subito violenze in cambio di promesse di un futuro da star nel calcio che conta, di farsi avanti e denunciare.

Su Bennell, è stato intervistato nel 2016 anche Dario Gradi, italiano che ricopriva il ruolo di allenatore e direttore tecnico del Crewe Alexandra, nel periodo in cui venivano perpetrati i crimini oggetto dell’inchiesta: “Non sapevo nulla di quello che accadeva. La prima volta che sono venuto a conoscenza dei crimini di Barry è stato quando è stato arrestato negli Stati Uniti. Nessuno all’interno del club ne sapeva nulla. Vorrei esprimere la mia solidarietà a tutte le vittime“.

Nei giorni scorsi il Tribunale di Liverpool ha condannato a 30 anni Barry Bennell e il giudice lo ha apostrofato con un appellativo che rende bene l’idea: “Lei era l’incarnazione del Diavolo”
Il quadro che emerge a seguito delle rivelazioni degli ex giocatori inglesi, mostra una situazione schifosamente pericolosa che porta alla luce una pratica comune e spaventosa nei meandri del calcio giovanile che, purtroppo, potrebbe riguardare non solo il mondo britannico.

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