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Campioni di Politica: quando gli sportivi salgono al potere

Campioni di Politica: quando gli sportivi salgono al potere

Provando a fare una rapida e poco approfondita considerazione socio-psicologica, non suona poi così strano il fatto che molti elettori in giro per il mondo abbiano preferito dar fiducia ad un ex sportivo, una bandiera nel paese di appartenenza. Se oggi leader politici, fondatori di gruppi e partiti, si sono spesso affermati precedentemente nel mondo televisivo e dello spettacolo, va da sé come i calciatori – e gli sportivi in generale – abbiano una corsia preferenziale per trasformarsi da idolo sportivo a guida spirituale. “La gente sceglie lui, non il partito che sostiene”.

SETTE NOVEMBRE 2017 – Doveva essere la data del ballottaggio decisiva per George Weah, che stava seriamente insidiando l’ormai vice-presidente della Liberia Joseph Boakai alle elezioni presidenziali: 39% dei voti ottenuti dall’ex attaccante del Milan. Big George, forte di un 10% in più rispetto al rivale, con un vantaggio talmente ampio da generare una pioggia di congratulazioni anticipate, ha dovuto aspettare il 27 Dicembre 2017 per festeggiare la sua vittoria. Da quella data molte cose sono cambiate, però. Weah da idolo indiscusso è finito al centro delle polemiche sulla libertà di stampa e delle contestazioni da parte dei manifestanti contro il suo operato.

CINQUANTUNO PER CENTO – Il risultato con cui Kakha Kaladze è stato eletto primo cittadino di Tbilisi. L’ex difensore rossonero e rossoblù ha promesso tanto, in un programma a metà fra bandiere gialloblu e il colore verde, vincendo critiche e promuovendo una bonifica della capitale georgiana che parte dall’edilizia, dai grattacieli, e finisce con un maggior controllo del traffico sulle strade di Tbilisi.

”Kaladze rappresenta ciò che tutti i georgiani sognano di diventare. – si legge in un’intervista riguardante proprio l’elezione dell’ex difensore – La gente sceglie lui, non necessariamente il partito che lo sostiene”.

 Molti ricorderanno anche Vitalij Klyčko, campione del mondo di pugilato per oltre 5 anni ed oggi sindaco di Kiev, punzecchiato sul web per un “non vedo, non sento, non parlo” ad un giornalista di Al Jazeera che gli chiedeva un parere su alcune milizie ucraine con simboli neo nazisti sugli elmetti.

 WANTED – Ricercato, Hakan Sukur, insieme al compagno di squadra Arif Erdem. Il motivo? Presunti legami con i fronti anti-Erdogan. La goccia che fece traboccare il vaso fu un Tweet proprio dell’ex attaccante di Inter, Parma e Torino, che ricevette un mandato d’arresto e un’accusa pesantissima, tale da costringerlo ad emigrare in California onde evitare ripercussioni da parte del durissimo regime turco. Un paese nel quale aveva cercato di governare, in Parlamento, affiliandosi al partito islamico-conservatore per un paio d’anni. Poi un’accusa di congiura e la conseguente epurazione dal sapore dolceamaro di sconfitta non meritata sul campo.

EL JARDINERO – Nella lunga lista di sportivi che si sono candidati per un posto in politica c’è anche lui, Julio Ricardo Cruz. L’attaccante argentino, nel 2014, cercò di vincere le elezioni a Lomas de Zamora, ma nella città del Tanque Denis l’aura della stella internazionale non ha fatto effetto.

Spostandoci in Brasile, i mattatori ad U.S.A ’94 Bebeto e Romario hanno ottenuto un posto nell’Assemblea Nazionale rispettivamente tra le file del partito democratico e socialista con oltre 180.000 voti totali, la metà degli spettatori presenti al Rose Bowl di Pasadena per la finale contro l’Italia di oltre vent’anni fa. Con loro anche Marques, Danrlei e Vampeta, che nonostante uno charme di tutto rispetto non superò la soglia dell’1%.

Dai risultati sul campo a quelli alle urne, dalle percentuali del possesso palla a quelle relative ai voti, dallo sport alla politica.

 

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