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Calcio&Scommesse: ecco perchè il banco vince sempre

Nelle prossime settimane, quando il governo inglese completerà la propria revisione riguardante il settore del gioco d’azzardo, sembra proprio che verrà effettuato un significativo giro di vite sulle scommesse calcistiche.

All’interno del paese oltre la Manica, emergono già diverse proposte per tentare di arginare un fenomeno che ormai viene visto con preoccupazione pure ai piani alti della società. Alcuni propongono di ridurre le puntate ad un massimo di 2 sterline e di limitare il numero di terminali.

Dal canto suo, la controparte, rappresentata dalla FOBT (Fixed Odds Betting Terminals), riferisce che, in base ai propri dati, tra il 97% e il 98% delle quote finisce per essere restituito agli scommettitori sotto forma di vincite. Tutto ciò suonerebbe anche ragionevole alle orecchie dei nostri amici anglosassoni, finché non si riflette sul fatto che la posta in gioco (in termini di altezza massima) e la velocità con cui la gente può scommettere portano a comprendere come sia ancora possibile contrarre grandi debiti in un breve lasso di tempo.

Ciò che viene principalmente posto sotto la lente di ingrandimento sulle pagine di diversi portali e quotidiani inglesi, tuttavia, non riguarda tanto le scommesse sui risultati finali o parziali delle singole partite quanto altri tipi di puntate che si possono effettuare sulle situazioni più particolari, che vengono ritenute ‘ingiuste’ nei confronti degli scommettitori; chi supererà per primo la linea di centrocampo, chi si porterà in vantaggio sull’avversario oppure combinazioni di risultati particolari e rocambolesche.

Tutte queste offerte di scommesse sono letteralmente esplose negli ultimi anni e hanno surclassato il vecchio mercato inerente ai classici pronostici effettuati sui semplici risultati finali delle partite.

Perché i bookies vincono sempre

Questa è la domanda a cui lo studioso inglese Philip Newall ha voluto rispondere mediante un’analisi dei numeri a dir poco minuziosa. Egli pone come esempio un match a caso, tra Inghilterra e Germania, in cui un bookmaker offra la probabilità di vincita dei teutonici con una quota pari a tre volte la posta (in gergo 3-1). Questo bookie implica che, se la partita fosse disputata quattro volte, la Germania vincerebbe solo in un’occasione. La probabilità di una vittoria della Germania, pertanto, è pari allo 0,25 (o 25% ragionando in termini dii 100%). In teoria, poi, il bookmaker sta anche implicando uno 0,75 (o 75%) di possibilità che la Germania pareggi o perda, dal momento che le probabilità dei vari risultati possibili devono giungere fino a 1.

Perché Newall, autore dell’inchiesta in questione, usa il termine “in teoria”? Perché quanto sopra riportato immagina una situazione in cui un bookmaker benevolo abbia detto ciò che realmente pensa sia probabile. In realtà, viene riferito come i bookmakers costruiscano un margine di profitto citando eventualità che implicano una somma delle probabilità maggiori di 1. In altre parole, i bookies ci dicono che ogni risultato accadrà un po’ più di quanto sia realmente possibile, offrendo così vittorie potenziali inferiori a quelle che dovrebbero essere fornite.

Newall, in sostanza, afferma che ciò permette ai bookies di realizzare un profitto privo di rischio dalle scommesse dei propri clienti: più alta è la somma delle probabilità, più alto il margine di profitto di un bookmaker.

Per chiarire meglio questo aspetto, dunque, Newall offre l’esempio di ciò che è accaduto in un vero match da parte di un bookmaker; si tratta della finale dei Mondiali del 2014 tra Germania e Argentina. Qui, un bookie ha offerto quote di questo tipo: nei 90 minuti, 0.44 probabilità di vincere per i teutonici, l’Argentina un 0,29 per l’Argentina e 0,31 probabilità di un pareggio. Si raggiunge, così, la cifra di 1,04, il che implica un margine di profitto lordo di 0,04.

Newell, inoltre, chiede al lettore e si chiede se ci sia una spiegazione legata al fatto che le pubblicità delle agenzie di scommesse ormai sempre più spesso siano focalizzate su quale giocatore segnerà il primo gol; la sua risposta è presto trovata. Il margine lordo medio su queste scommesse è del 21,9%. In questo caso, infatti, ci sono 20 giocatori di movimento oppure in un match si potrebbe non segnare proprio; Tutto ciò, quindi, rende ovviamente più difficile riuscire ad azzeccare il pronostico.

Infine, l’autore dello studio di concentra sul mercato delle scommesse ‘live’ (ovvero con match in corso). Fino a qualche tempo fa, non era possibile scommettere sulle partite mentre queste erano in corso di svolgimento; ora tutto ciò è possibile e i bookies in tal modo hanno la possibilità di incassare un ulteriore importo di denaro sicuro prima ancora che il risultato lo sia. Combinando tutto questo con gli elevati margini di profitto, emerge che il football betting moderno è diventato una scommessa ad alto rischio per il cliente medio.

Si stima, infatti, la perdita media di circa 286 sterline per adulto ogni anno nel Regno Unito. Un dato non certo incoraggiante.

Insomma, è pur vero che un vecchio adagio recita “la cassa vince sempre“, tuttavia al giorno d’oggi, nel Regno Unito e non solo, il rischio di depauperare somme di denaro veramente ingenti, come afferma Newall, non è certo basso.

Matteo Luciani
A cura di

Nato a Roma sul finire degli anni Ottanta, dopo aver conseguito il diploma classico tra gloria (poca) e insuccessi (molti di più), mi sono iscritto e laureato in Lingue e Letterature Europee e Americane presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Tor Vergata. Appassionato, sin dall'età più tenera, di calcio, adoro raccontare le storie di “pallone”: il processo che sta portando il ‘tifoso’ sempre più a diventare, invece, ‘cliente’ proprio non fa per me. Nel 2016, ho coronato il sogno di scrivere un libro tutto mio ed è uscito "Meteore Romaniste”, mentre nel 2019 sono diventato giornalista pubblicista presso l'Ordine del Lazio

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