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Calciopoli: la Juventus respinta ancora. Nessun indennizzo

L’ultima novità riguardante la vicenda di Calciopoli è stata un’altra cattiva notizia che su questa vicenda è arrivata in casa Juventus. Dopo la revoca dei 2 scudetti (stagione 2004-05 e 2005-06), la retrocessione e l’onta di accuse che comunque siano andate le cose hanno macchiato per sempre la storia della società bianconera. Adesso dopo i danni,  arrivata anche la beffa se tale può essere chiamata. Infatti a distanza di 10 anni esatti dallo scoppio del più grande scandalo calcistico degli ultimi 25 anni, la società bianconera (ritenuta colpevole nel processo sportivo di “illecito sportivo associativo”) aveva chiesto un maxi risarcimento (oltre 444 milioni di euro) per la revoca dello scudetto 2006 e la retrocessione in serie B. Ma purtroppo per la società di casa Agnelli, non arriveranno né l’uno e né l’altro. Tutto rimarrà come è. Con lo scudetto 2006 che resta all’Inter (non più revocabile) e nelle casse bianconere non entrerà neanche un centesimo. Lo ha deciso la prima sezione del TAR del Lazio che ha rigettato il ricorso della Juve (presentato contro il CONI e la FIGC) ritenendo di non potersi pronunciare dato “che la vicenda è già stata trattata in un precedente ricorso che la Juve ha dapprima presentato ma poi abbandonato, per ricorrere ad un lodo arbitrale dal quale è uscita sconfitta”. Per questo che adesso, anche secondo il TAR, il ricorso della Juve non può essere accolto. Ma perché la società bianconera voleva essere risarcita? Perché, come spiega Marco Bellinazzo sul Sole 24 Ore , la Juventus aveva lamentato una “disparità di trattamento” tra la Juve e l’Inter invocando proprio nei confronti della società nerazzurra che fosse applicato da parte della FIGC un trattamento disciplinare simile a quello riservato ai bianconeri. Questo, dopo che il procuratore federale Palazzi nel 2011, al termine dell’inchiesta Calciopoli bis (scaturita da alcune intercettazioni emerse nel processo penale di Napoli ritenute come “nuovi elementi”) aveva parlato di “illeciti sportivi” che sarebbero stati da imputare (per via di alcune telefonate dell’allora presidente Giacinto Facchetti) anche all’Inter. Facchetti il quale, tuttavia, dalle accuse di Palazzi, non si è mai potuto difendere perché prematuramente scomparso (nel settembre 2006). Su questa vicenda di Calciopoli bis neanche un processo è stato comunque mai celebrato per intervenuta prescrizione. E le accuse di Palazzi sono rimaste così una lettera morta. Non per la Juventus però, che proprio in seguito a quelle dichiarazioni aveva chiesto prima al Consiglio Federale e poi al TAR, che anche l’Inter venisse sanzionata. Ma proprio il Consiglio Federale nel 2011, in seguito all’approvazione a maggioranza (un voto contrario e due astensioni di Lotito e Abodi) di una delibera dell’allora presidente federale Abete, si dichiarò “incompetente” a giudicare. Aggiungendo inoltre che comunque, “anche in presenza di titolarità a decidere, la FIGC non avrebbe chiesto la revoca. E all’indomani della sentenza di Cassazione nel processo penale, emessa nel marzo del 2015, lo stesso Abete, commentando la decisione degli “ermellini” che riconobbero l’esistenza di un’associazione a delinquere finalizzata alle frodi sportive (molti imputati eccellenti tra i quali Moggi e Giraudo che per questo reato vennero dichiarati prescritti), tornò a pronunciarsi dichiarando che “ E’ stato confermato, la FIGC aveva ragione”.

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