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Tasmania, il calcio nella terra del Diavolo

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Tasmania, il calcio nella terra del Diavolo

Tasmania, Stato insulare dell’Australia, 240 km a sud del continente. Nella natura incontaminata e tra incantevoli paesaggi vivono circa 520mila abitanti, in particolare nell’area metropolitana della capitale, Hobart. In queste terre le antiche popolazioni aborigene sono state sterminate in appena trent’anni dall’Impero britannico, che vi ha stabilito una colonia penale nel 1803. La popolazione della Tasmania è per tale ragione assai omogenea, con circa il 65% dei suoi abitanti discendenti delle 10mila “famiglie fondatrici” provenienti dal Regno Unito a partire dalla metà del XIX secolo.

Lo sport è parte integrante della cultura tasmaniana e riceve ingenti finanziamenti dal governo federale australiano. Il cricket e l’AFL sono gli sport più seguiti, ma il calcio è in rapida e costante crescita soprattutto tra bambini e ragazze. Migliaia di persone seguono settimanalmente le partite dal vivo oppure via Facebook e Youtube.

La Football Federation Tasmania (FFT) è l’organo di governo del calcio, il soccer, praticato fin dal periodo coloniale. Il primo incontro registrato risale al 1898 nel Queens Domain tra i marinai della Royal Navy e i soldati della guarnigione militare delle caserme di Anglesea. Nel 1900 viene organizzata una  competizione a  tre squadre: Trinity (selezione del Christ College), Gunners (soldati delle caserme di Anglesea) e Sandy Bay (volontari dell’esercito). Il coinvolgimento delle forze armate del Commonwealth nella seconda guerra boera porta però alla interruzione delle attività nella colonia. Solo nel 1910 viene reintrodotta una nuova competizione. Per determinare i campioni di Tasmania si istituisce la sfida, che diventerà storica fonte di rivalità, tra le squadre vincitrici dei campionati del nord e del sud. Match giocato da allora in forme diverse con poche interruzioni.


L’aumento  dell’immigrazione  in  Tasmania  dopo  la  prima  guerra  mondiale  contribuisce  ad accrescere la popolarità del calcio. Il campionato statale riparte nel 1919 e dura per i successivi vent’anni. La seconda guerra mondiale impone un nuovo stop, ma è ancora una volta la migrazione post-bellica  a  risollevare  il  movimento.  Arrivano  soprattutto  italiani,  greci,  cecoslovacchi, polacchi e jugoslavi per i quali il calcio è più di uno sport. Gli anni ’50 sono la golden age del soccer in Tasmania, i numeri dei partecipanti aumentano enormemente e si formano nuovi club basati sulle diverse comunità nazionali.

In virtù di questo, le tradizionali rivalità europee si riversano anche nel movimento calcistico australiano, Tasmania inclusa, con un numero sempre maggiore di episodi di violenza.

Dal 1978 si ripropone un campionato di stato, la Tasmanian State League, ma nel 1982 si ritorna alla tradizionale scissione tra nord e sud e match finale tra le vincitrici dei rispettivi tornei. Gli anni 90 sono un periodo di grandi cambiamenti per il calcio in tutta l’Australia. La violenza tra le tifoserie delle squadre rivali è diffusa in tutto il Paese. Si decide pertanto di bandire le affiliazioni etniche  per  le  società  di  calcio  e  nel  1997  si  attua  un  importante sforzo  di  rebranding  nel movimento calcistico. Dopo il nuovo blocco del 1999 per problemi finanziari, si riparte in modo deciso nel 2013 con un campionato statale a otto squadre, la NPL Tasmania. È una delle otto National Premier Leagues, divisioni che si situano come campionati degli stati australiani al di sotto della massima serie nazionale, la A-League.

È notizia recente l’annuncio di un programma quinquennale di sviluppo del calcio in Tasmania. Ha comportato la consultazione dei club, delle diverse associazioni e delle principali parti interessate in tutto lo Stato al fine di aumentare la partecipazione complessiva al movimento. È centrale l’impegno al miglioramento delle infrastrutture, soprattutto nel nord a Launceston per cui sono previsti 800.000 dollari australiani di spesa. L’obiettivo dichiarato è quello di passare dagli attuali 12.000 giocatori registrati a 20.000 entro il 2023. Per raggiungere tale scopo si prevede un ulteriore investimento di 3 milioni.

Tuttavia, federazione e istituzioni sono profondamente convinte dei futuri benefici della crescita del movimento del soccer per la comunità, in termini di maggiore responsabilità, disciplina, senso di appartenenza e coinvolgimento. Accogliere i ragazzi e formare buoni cittadini attraverso il calcio, insegnando i valori e favorendo lo spirito comunitario.

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