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Calcio e Serie Tv: Club de Cuervos, il Futbol Messicano come non l’avete mai visto

Pur essendo il calcio uno degli argomenti di cui più si parla in Italia e in molte parti del mondo abbastanza raramente è stato oggetto di attenzioni da parte del cinema, e ancor meno spesso ha fatto da sfondo a una Serie Tv. Personalmente ricordo solo L’allenatore Wolf, un telefilm tedesco degli anni settanta che raccontava le vicende di una squadra tedesca che dopo una stagione sfortunata retrocedeva in seconda divisione.



Da qualche anno è però presente nel palinsesto di Netflix Club de Cuervos: una serie originale prodotta in Messico che racconta le vicende di una ricca famiglia di imprenditori, gli Iglesias, proprietari di una squadra di prima divisione i Cuervos de Nueva Toledo, cittadina di fantasia a qualche centinaio di chilometri da Città del Messico. Giunta alla terza stagione, strutturata su brevi episodi da mezz’ora, tredici nella prima, dieci nella seconda e nella terza, è disponibile nel catalogo italiano di Netflix con l’audio originale spagnolo e i sottotitoli nella nostra lingua. Si tratta di una sostanzialmente di una commedia, dove però non si trascura di affrontare temi seri e drammatici, come ad esempio l’omosessualità nel mondo del calcio, la corruzione nello sport e nella politica, forti contrasti personali e tanti scheletri  provenienti dal passato.

La prima stagione si apre con la morte di Don Salvador Iglesias, il patriarca e fondatore dell’impero di famiglia oltre che proprietario della squadra di calcio dei Cuervos, che ha portato nella massima serie messicana con anni di sacrifici e investimenti dando una dignità a tutta la popolazione della marginale cittadina di Nueva Toledo, dove tutti lo stimano e lo amano come un padre. I suoi due figli trentenni e di madri diverse, Salvador “Chava” Iglesias e la sorella maggiore Isabel si contendono all’interno di un rapporto di odio-amore, la presidenza della società, di cui sono entrambi appassionatissimi. Bello, un po’ infantile e avventato Chava, concreta e diabolica Isabel, non si risparmiano colpi durissimi tra una riappacificazione e l’altra, sempre messi in ombra agli occhi dei concittadini dal ricordo di Don Salvador. Nessuno chiama mai il giovane Salvador Iglesias col suo nome, nemmeno nei momenti ufficiali, tutti si rivolgono  a lui chiamandolo col soprannome, “Chava”, e lui invariabilmente fissa negli occhi gli interlocutori e li corregge: – Salvador. Salvador Iglesias-, ma è una lotta vana, bastano poche frasi e lui torna a essere il piccolo Chava.

Attorno ai due fratellastri  ruota una miriade di personaggi minori, parenti-serpenti, politici di dubbia moralità, calciatori, allenatori, procuratori, giornalisti, dipendenti, ragazze in cerca di fama e denaro, e, nella terza serie, importanti flashback dal passato che ci raccontano come tutto l’impero di Don Salvador sia fondato su un delitto.

Il mondo del calcio messicano viene radiografato con crudo realismo, sempre usando l’arma dell’ironia ma senza risparmiare nessuno e obbligando il telespettatore a pensare. I destini dei Cuervos salgono e scendono, dall’ingaggio di una star internazionale di ritorno dai fasti della Champions e della Liga spagnola, alla retrocessione in Liga de Ascenso, la serie B messicana, al ritorno nella massima categoria usando ogni sorta di espediente, all’orlo del fallimento nonostante la disputa di un gran campionato, punto della  storia dove viene lasciata la squadra al termine della terza stagione della serie  in attesa dell’arrivo della quarta.

Una visione quella di Club de Cuervos che consiglio, lo spagnolo è piuttosto comprensibile e i sottotitoli aiutano a non perdersi nulla, e un viaggio nel  calcio del Messico, nei suoi panorami, nelle sue storie e miserie, che non son poi tanto lontane dalle nostre vale un po’ del nostro tempo dedicato al relax.

A cura di

Francesco Beltrami nasce 55 anni fa a Laveno sulle sponde del Lago Maggiore per trasferirsi nel 2007 a Gozzano su quelle del Cusio. Giornalista, senza tessera perché allergico a ogni schema e inquadramento, festeggerà nel 2020 i trent'anni dal suo primo articolo. Oltre a raccontare lo sport è stato anche atleta, scarsissimo, in diverse discipline e dirigente in molte società. È anche, forse sopratutto, uno storico dello sport, autore di diversi libri che autoproduce completamente. Ha intenzione di fondare un premio giornalistico per autoassegnarselo visto che vuol vincerne uno e nessuno glielo da.

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