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Il calcio non è la sua religione: Philip Mulryne e altri due casi impossibili

Philip Mulryne è stato ordinato sacerdote cattolico romano nell’ordine dominicano.

Fin qui, direte giustamente, nulla di strano; non fosse che si tratta di un ex calciatore dell’Irlanda del Nord e, tra le altre, del Manchester United.

Dal campo al seminario, insomma, il passo è stato breve.

Padre Mulryne, d’ora in poi sarà corretto utilizzare tale definizione, che pare aver guadagnato fino a oltre 600.000 sterline in un anno durante la propria carriera, ha anche fatto voto di povertà.

Nato a Belfast, Mulryne ha collezionato per l’Irlanda del Nord 27 presenze, in una carriera che ha incluso buone stagioni soprattutto con Norwich City e Leyton Orient.

Dopo aver effettuato una veloce scalata tra le fila delle compagini giovanili dei Red Devils, nel 1997, il ragazzo fece il suo debutto tra i ‘grandi’ (e quelli lo erano davvero, in tutti i sensi) del Manchester United.



Vista, però, l’impossibilità di sviluppare una lunga carriera con il club di Sir Alex Ferguson, Mulryne passò al Norwich nel 1999; sprazzi di discrete partite ma, soprattutto, tanti, troppi, infortuni.

Nel 2009, giunge il ritiro dal calcio giocato e subito l’ex ‘Diavolo Rosso’ inizia il proprio viaggio spirituale, entrando nel Seminario Diocesano di Saint Malachy nella sua città natale.

Dai ‘diavoli’ (mancuniani) all’acqua santa. Perdonate l’irresistibile gioco di parole.

Mulryne trascorre poi due anni a studiare filosofia presso la Queen’s University di Belfast e l’Istituto Maryvale prima di arrivare in Italia per studiare teologia al Pontificio Collegio irlandese di Roma.

In ultimo, la sua nomina.

Ma è l’unico caso di un certo rilievo nel calcio?

Assolutamente no.

Ne riportiamo soltanto un paio, per questioni di spazio, ma veramente di rilievo.

Avete memoria di un certo Cícero João de Cézare? No? E se parlassimo di Cicinho? Il terzino brasiliano, acquistato nell’estate 2007 dalla Roma di Rosella Sensi ed arrivato in pompa magna a Fiumicino tra seimila tifosi pronti a dargli il benvenuto, alla fine in Serie A si rivelò un flop clamoroso. Qualche anno dopo, il calciatore ha spiegato che, durante il periodo romano, era frequente il suo uso di alcol e droghe; tendenzialmente non il massimo per prepararsi alle gare della domenica successiva.

Ad ogni modo, buon per il ragazzo, ha poi decisamente cambiato strada ed è finito a fare il predicatore sull’autobus. Alcuni anni fa, infatti, l’ex calciatore giallorosso venne ripreso da un viaggiatore mentre, in piedi all’interno di un autobus affollato, predicava ai presenti con la Bibbia in mano.

Idolo assoluto.

Come non riportare alla vostra mente, inoltre, la vicenda umana di Taribo West, difensore centrale nigeriano dell’Inter prima e del Milan poi.

Durante gli anni da interista, ormai arcinota è diventata la “rivelazione divina” avuta prima di una partita, non presa in considerazione da mister Lippi. La scena è la seguente.

West si sveglia alla vigilia di un match e corre dal mister che avrebbe poi condotto l’Italia del calcio sul tetto del mondo. Lippi lo riceve ma resta spiazzato: “Mi è apparso in sogno Dio e mi ha detto che devo giocare, mister!”. Lippi ci pensa un attimo su e poi, da buon toscanaccio, ribatte: “Strano, Taribo, a me Dio non ha detto niente”. Fine della storia. Applausi.

Ma non finisce qui.

Una volta terminata la carriera da calciatore, il nigeriano diventa pastore pentecostale di una chiesa propria che chiama “Shelter from the Storm” (dall’inglese “rifugio dalla tempesta”), dove accoglie prostitute ed immigrati.

Stavolta per una ragione diversa, comunque, ancora applausi (sinceri).

Redazione
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