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Calcio, musica e goliardia. L’isola felice del Centro Storico Lebowski

Tra i gruppi di tifosi che resistono all’impeto del calcio business ce ne sono molti che hanno dato vita a nuove realtà autogestite e dedicate attivamente alla promozione del ruolo sociale e aggregativo dello sport. Tra queste una delle storie più particolari e interessanti, anche per i risultati sportivi conseguiti ma sopratutto per l’impegno per la comunità, è quella del Centro Storico Lebowski di Firenze, dal 2010 un gruppo di amici disamorati dalla deriva del calcio tra scandali, scommesse e repressione negli stadi, decide di sostenere in prima linea un piccolo club della periferia fiorentina, l’A.C. Lebowski, dopo averlo seguito per anni da semplici appassionati perchè era una squadra che ”perdeva sempre” e aveva suscitato in loro grande simpatia. Un modo tutto particolare di dissentire dal cambiamento che si consumava negli stadi italiani.

Da allora la società prende il nome di Centro Storico Lebowski, completamente autogestita e autofinanziata grazie agli incassi delle partite, dei piccoli sponsor locali e all’impagabile lavoro dei volontari, riesce a giungere in Prima categoria tra tante difficoltà, in primis le strutture sportive. Il seguito alle partite cresce e le attività del gruppo si ampliano oltre i 90 minuti dei match, lo spirito di comunità è l’aspetto che più caratterizza questa realtà: musica, goliardia e grande impegno per sviluppare il calcio giovanile locale.

Impegno che in molti casi però si è scontrato con l’assenza di supporto da parte delle istituzioni, con i ragazzi delle giovanili che si allenavano nei giardini pubblici, dinamiche molto comuni nel calcio dilettantistico bersaglio spesso di interessi poco chiari e puliti che rendono l’ambiente particolarmente ostile per iniziative genuine. Ma ciò non ha fermato la passione del collettivo.  Finalmente qualche giorno fa la notizia attesa da tempo: ‘il Centro Storico Lebowski ha una casa!’, in procinto di abbandonare lo stadio Biagini – Galluzzo il club, nell’ambito di un nuova partnership con la realtà locale dell’Impruneta Tavarnuzze, giocherà dalla prossima stagione all’impianto “Ascanio Nesi” dando nuove prospettive alla società, che conta oltre 500 associati, e al settore giovanile.

Attenzione e grande lavoro dentro e fuori dal campo, portati avanti con la forza di un’intera comunità, di questi tempi uno sforzo enorme, unito al colore e alla passione della curva. A tal proposito ho fatto loro qualche domanda su ciò che li ha spinti su questa strada, come si sono organizzati e sulle recenti iniziative che li hanno visti coinvolti, dal lancio di un CD musicale per sostenere la scuola calcio Francesco “Bollo” Orlando ai nuovi sviluppi che si aprono per le prossime stagioni dopo la nuova partnership.

Prima di tutto il perchè di questa vostra scelta e lo spirito che ha animato questa voglia di rottura che vi ha portato all’inizio dell’avventura con il CS Lebowski? E come si sta sviluppando il vostro progetto?

Quello che ci ha condotto ad attivarci in prima linea con il CS Lebowski arriva da un percorso di un gruppo di amici che ha radici lontane, si parla addirittura del 2004. Iniziammo da giovanissimi per gioco a seguire come ultras una squadra di Terza Categoria, l’allora AC Lebowski. Nel frattempo eravamo parte delle realtà della Curva Fiesole, vivevamo il ‘calcio maggiore’ e le contraddizioni che emergevano. Due passioni che però camminavano insieme, senza mai far mancare il seguito alla nostra squadra. La Domenica, quando gli orari erano ancora quelli di una volta, l’epoca delle “sette sorelle” della Serie A, allo stadio per la Fiorentina, al Sabato il Lebowski, una passione che è nata e cresciuta parallelamente. Poi il cambiamento del clima negli stadi, i primi effetti delle nuove misure di sicurezza, la tessera del tifoso e tanti altri episodi che stavano colpendo la nostra passione ci hanno spinto un po’ per gioco e un po’ per provocazione ad impegnarci sempre di più nel Lebowski.

Un’esperienza di libertà e di divertimento in quale maniera nata come conseguenza delle trasformazioni che hanno investito il nostro calcio. Il Lebowski ha rappresentato una via per dimostrare e manifestare il nostro disappunto per come le cose si stavano evolvendo negli stadi e nelle curve, abbiamo creato un posto dove ritrovare delle emozioni più genuine e libere, in aperto contrasto a quello che diventava uno spettacolo sempre più ammaestrato. Gestire un club come lo avrebbero fatto gli ultras, a questo ambivamo. Un calcio senza compromessi per costruire un’idea ampia e condivisa di un club fatto per la propria comunità e per la sana passione, la coesione del nostro gruppo ha contato tanto per costruire un ambiente e un’atmosfera coinvolgente, credere fortemente in uno progetto delineato e aperto ha fatto il resto, è lì il segreto.

La vostra realtà punta ad un serio progetto sportivo e la grande attività fatta fuori dal campo vi sta facendo crescere e ricevere sempre maggiori apprezzamenti, come descrivereste il rapporto tra Lebowsky e la comunità? Quali i temi di incontro e confronto?

Con il tempo siamo cresciuti e con il crescere del seguito anche il gruppo si è sempre più aperto mantenendo inalterato lo spirito, i nuovi associati hanno saputo cogliere pienamente il nostro messaggio. Nei primi tempi il ruolo della parte calda della nostra tifoseria era più formalizzato, alcuni posti del consiglio erano riservati ai nostri ultras. Nel tempo però non è più servito, il Lebowski si muove ormai compatto, gli associati sposano e condividono i principi che animano la nostra realtà, gradualmente dal gruppo di amici abbiamo fatto un passo in avanti, ora siamo una comunità.

Settimanalmente ci incontriamo per definire il da farsi, assemblee aperte e eventi per promuovere la massima partecipazione alla vita del club. Almeno un appuntamento d’incontro a settimana e in parallelo c’è anche ‘l’assemblea della curva’ che spesso, come vi dicevo, ormai si fonde con consuetudine con le attività del consiglio. Tutte le decisioni importanti vengo prese in assemblea, sono i soci a decidere quali sono le strade da percorrere 

Uscire dal semplice punto di vista del tifoso facendo il salto verso la gestione di una società sportiva ha sicuramente un impatto, la gestione organizzativa e i conti da tenere sotto controllo. Riesce il club ad ”autogestirsi”?

Il progetto è ampio e la pianificazione dell’attività sportiva stessa è uno dei momenti di maggiore aggregazione che ci consentono di far crescere la partecipazione e le persone attivamente coinvolte. Ora abbiamo una Prima squadra, una selezione Juniores, una squadra femminile di Calcio a 5, una squadra amatoriale di calcio a 11 e cinque selezioni di scuola calcio(classe dal 2006 al 2010) gestite grazie al grande apporto dei volontari che partecipano attivamente in molti aspetti organizzativi, e nello sviluppo e nella pianificazione dell’attività sportiva. Le risorse arrivano sia attraverso le attività di autofinanziamento portate avanti nel corso di tutto l’anno sia con gli sponsor che grazie al seguito importante che abbiamo non ci mancano. Una proporzione di 50 e 50 in modo che le ambizioni e le risorse possano crescere parallelamente alla nostra base di associati. Per noi è importante che proseguano di pari passo, è fondamentale questo perchè si possa lavorare bene e con prospettive.

 Quest’anno abbiamo superato quota 500 aderanti, numeri niente male davvero. Alle partite sempre tanto entusiasmo e seguito, abbiamo numeri superori a molte squadre fino alla serie D compresa.. Per noi non può esistere un progetto sportivo senza un vero programma che metta al centro anche il radicamento territoriale, senza il quale spesso viene meno anche la sostenibilità.

 Gli eventi sul territorio sono l’aspetto cardine sia per l’aggregazione sia per poter sviluppare la società, sono sempre molto partecipati, dibattiti, cene, concerti e attività particolari di finanziamento come il CD che abbiamo lanciato per la scuola calcio, permettono di creare una rete di relazioni che consentono di ampliare il nostro giro, e ci consentono di avere risorse sufficienti a sviluppare serenamente  il progetto sportivo. Calcio e musica è un binomio interessante e consente di creare bei momenti di aggregazione. Con questo mix  riusciamo a dare continuità senza perdere di vista la sostenibilità.

Qualche settimana fa finalmente avete trovato una casa l'”Ascanio Nesi”, il nuovo impianto che ospiterà i vostri match . Si sblocca la vicenda che vi aveva impegnato nell’ultimo anno e si aprono nuove prospettive. Quali saranno le novità dopo la nuova partnership con l’Impruneta Tavarnuzze?

Ci siamo resi conto delle evidenti difficoltà nella ricerca di un nuovo impianto dopo aver concluso la nostra ultima stagione al Galluzzo, ma è una questione che si è portata avanti tutto l’anno, e abbiamo iniziato a cercare nei mesi scorsi un’alternativa per trovare una nuova casa che ospitasse in nostri match.  La nuova partnership trovata con l’Impruneta Tavarnuzze apre nuovi interessanti scenari, la selezione del Lebowski giocherà nell’impianto del nuovo partner, l'”Ascanio Nesi”, e si svilupperà una stretta collaborazione tra i settori giovanili che saranno seguiti dallo staff  dell’Impruneta Tavarnuzze.

 Inoltre sono affiliati all’Atalanta e gli scambi tra metodologie di allenamento non potranno che giovarci, gli staff tecnici di entrambi i club lavoreranno fianco a fianco. Un contesto ideale, anche li, non lontano da dove abbiamo giocato fino a questa stagione, c’è una comunità numerosa e attiva che partecipa all’organizzazione del club. Anche le attività dei nostri volontari che si fonderanno con i loro avranno modo avere maggiore incisività e di dare qualcosa in più ad entrambe le realtà. Sarà una sinergia molto importante per gli aspetti legati alle attività di volontariato, perfettamente linea con la nostra prassi di studiare progetti che abbiano come primo obbiettivo quello di creare una rete locale che sia la base per ogni piano di sviluppo.

Una collaborazione che apre nuovi spazi di sviluppo ai ragazzi del Lebowski e che darà l’occasione per compiere un ulteriore salto in avanti verso la crescita di una comunità che sta mostrando sempre di più il fascino e la grande forza di un calcio aperto, libero e partecipato. Un’isola felice tra musica e goliardia!

 

Redazione
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