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Calcio e totalitarismo: Quali squadre tifavano i dittatori?

Calcio e totalitarismo: Quali squadre tifavano i dittatori?

Il 25 luglio 1943 terminava il Regime Fascista, ponendo fine alla dittatura di Benito Mussolini, un uomo che, come gli altri dittatori seguiva il calcio, per motivi di fede e di propaganda.

“Al cuor non si comanda”, prendo in prestito questo proverbio per descrivere la passione calcistica, o almeno presunta tale, di alcuni dei più sanguinari dittatori che la storia mondiale dell’umanità ricordi. Sono infatti molti, nel corso del tempo, i “cattivi” che non hanno fatto nulla per nascondere la loro fede per alcuni dei più importanti club del pallone a livello mondiale.

Adolf Hitler, Benito Mussolini ed Osama Bin Laden: tutti li ricordano per le loro scelleratezze che hanno fatto cadere paesi interi, quando non dei veri e propri continenti, in guerre distruttive che hanno portato morte e distruzione. In questo pezzo, noi di Io Gioco Pulito, vorremmo raccontarvi della fede calcistica di tali figure.

Per farlo abbiamo deciso di cominciare a quelli noi più vicini per poi spostarci, dal punto di vista temporale, verso le passioni di quelli più lontani.

Benito Mussolini:

Il Duce, che tenne il potere in Italia dal 28 ottobre 1922 fino al 25 luglio 1943, non fu in realtà un grosso appassionato di calcio visto che preferì nettamente altri sport quali il pugilato, l’equitazione o l’automobilismo.

Il contatto con il mondo del pallone, però, dovette averlo in qualche modo visto che, già allora, quello sport era uno dei più conosciuti e seguiti dello Stivale. Così, anche in questo ambito, Mussolini, cercò di sfruttare la notorietà di un team per farsi un po’ di propaganda a suo favore. Non a caso diventò, almeno secondo la leggenda, un simpatizzante del Bologna. Il team calcistico del capoluogo emiliano, d’altronde, negli anni ’30 era una delle più forti del campionato nazionale tanto che, tra il 1924 e il 1941, riuscì a laurearsi campione d’Italia per ben 6 volte (su 7 trionfi totali).

Lo stesso Mussolini descrisse la squadra rossoblu come quella “che faceva tremare il mondo”.

Adolf Hitler:

Il Fuher fu al potere in Germania dal 30 gennaio 1933 al 30 aprile 1945. Come Mussolini accettava qualsiasi compromesso pur di farsi un po’ di propaganda.

Per tale motivo, secondo il quotidiano inglese “The Sun”, Hitler fu un sostenitore dello Schalke 04. Il team calcistico di Gelsenkirchen, città facente parte del land tedesco della Renania Settentrionale-Vestfalia, proprio in quegli anni raggiungeva il suo apice dal punto di vista dei trionfi raggiunti sul campo risultando essere il club più vincente della Germania.

Tra il 1934 e il 1942 per la precisione, lo Schalke vinse 6 dei 7 titoli nazionali conquistati finora. Un altro lato in comune che lo facevano apparire come una vera e propria squadra gemella del Bologna “mussoliniano”.

A differenza del team emiliano, però, lo Schalke nel corso degli anni ha sempre negato di aver annoverato tra i propri supporters il Fuhrer. Tale presa di posizione, purtroppo per loro, non ha trovato molto seguito, almeno finora.

Iosif Stalin:

Il politico di origine georgiana, il cui vero nome era Iosif Vissarionovič Džugašvili, prese il potere al Cremlino il 3 aprile 1922 e lo tenne fino al 5 marzo 1953. In quegli anni, dalle parti di Mosca, erano sorte varie squadre che, in qualche modo, rappresentavano le varie autorità statali dell’immensa URSS.

Ecco qualche esempio: il CSKA dava voce all’Armata Rossa; la Lokomotiv era controllato dal Ministero dei Trasporti sovietico; la Torpedo rappresentava la principale casa costruttrice di auto del paese (la Zavod Imeni Lichačëva).

Il team più antico, però, era la Dinamo Mosca. Venne infatti fondato nel 1887 e, dopo la Rivoluzione d’Ottobre del 1917, diventò la rappresentante della polizia segreta nazionale: la temuta Čeka.

Era inevitabile che un politico russo di allora fosse un supporter della Dinamo. Già Vladimir Il’ič Ul’janov Lenin, il padre della Rivoluzione, ne era un convinto sostenitore. Stalin iniziò a seguire la Dinamo per sua spontanea volontà e non certo per accrescere la sua fama.

Fondamentale per avvicinare Stalin alla Dinamo fu la figura di Lavrentij Pavlovič Berija, il capo della polizia segreta sovietica e grande amico del politico di origine georgiana.

Francisco Franco:

Il dittatore spagnolo, Caudillo di Spagna dal 1 ottobre 1936 al 20 novembre 1975, fu il protagonista di un vero e proprio tradimento calcistico. Tutto questo perchè non era molto incline ad accettare sconfitte, in qualsiasi ambito esse avvenissero.

Durante i suoi primi anni, infatti, Franco fu un supporter convinto dell’Atletico di Madrid, uno dei due team calcistici più famosi della capitale spagnola. Quando però i cugini dell’Atletico, i Blancos del Real, ottennero la loro prima vittoria in campo europeo, la Coppa Campioni 1955-1956, ecco che il Caudillo diventò un acceso tifoso di quello che sarebbe diventato, nel corso del tempo, uno dei più importanti team calcistici a livello mondiale. Noto anche il suo odio per il Barcellona, da sempre squadra rappresentante un popolo in contrasto con la corona di Spagna e il regime di Franco.

Osama Bin Laden:

Il terrorista di origine saudita, che è stata la mente degli attentati alle Torri Gemelle di New York l’11 settembre 2001, secondo i ben informati era un fan abbastanza acceso del team dell’Arsenal. Tale storia, per l’esattezza, cominciò nella stagione 1993/1994 quando il numero uno di Al-Qaeda visse per alcuni mesi a Londra. Proprio in quella stagione, per puro caso, il team allenato dallo scozzese George Graham vinse la sua prima Coppa delle Coppe battendo, nella finale di Copenaghen, la squadra italiana del Parma.

La sua passione verso i ‘gunners’ ha poi spinto Bin Laden a regalare una maglietta ufficiale a suo figlio Abdullah, anch’egli coinvolto successivamente in azioni terroristiche.

Dopo i vari avvenimenti che videro Osama Bin Laden come attore protagonista i tifosi dei Gunners fecero di tutto per staccarsi da quell’incombente supporter.

Mu’ammar Gheddafi:

Il dittatore libico, alla guida del paese nord-africano dal 1 settembre 1969 al 20 ottobre 2011, aveva numerose passioni tra cui non mancava quella per il mondo del pallone. In particolare per la squadra inglese del Liverpool tanto che, secondo alcuni testimoni, una tazza dei Reds fu trovata nel suo palazzo il giorno della caduta ufficiale del regime.

I legami di Gheddafi col mondo del calcio, però, non si fermano qui. Nella stagione 2003-04, il figlio Saadi venne ingaggiato dal Perugia di Luciano Gaucci, che lo fece esordire contro la Juventus (squadra di cui era socio e tifoso) e con cui vinse una coppa Intertoto nella stessa stagione.

In seguito, Saadi venne trovato positivo a un controllo antidoping e squalificato per 3 mesi. Due anni dopo passò all’Udinese, disputando una sola partita e terminando la propria esperienza italiana con la maglia della Sampdoria.

Robert Mugabe:

Anche l’ex presidente dello stato africano dello Zimbabwe, in carica del governo di Harare dal 31 dicembre 1987 al 21 novembre 2017, scomparso nel 2019, è stato un grande tifoso del calcio inglese. In particolare lo affascinava il Chelsea del magnate russo Roman Abramovich.

La sua passione per i Blues di Londra era assai sfrenata. Per fare un esempio, secondo alcuni suoi stretti collaboratori, per festeggiare l’ultima vittoria della Premier League del Chelsea, durante la stagione 2016/2017 sotto la guida di Antonio Conte, Mugabe avrebbe organizzato un vero e proprio party “istituzionale” per festeggiare quella vittoria.

Kim Jong-un:

L’attuale capo supremo nordcoreano, in carica alla guida del governo di Pyongyang dal 18 dicembre 2011 dopo la morte del padre Kim Jong-il, è un tifoso sfrenato del Manchester United. In particolare, a Kim, affascina un giocatore che ha lasciato il terreno dell’Old Trafford: Wayne Rooney. D’altronde, lo stesso Rooney ha legato il suo nome con quello dello United che è la squadra con cui ha vinto moltissimi trofei sia nazionali che internazionali. Tra questi possiamo citare 5 campionati inglesi, 4 coppe di lega, 6 community shield, 1 Champions League, 1 Europa League ed un mondiale per club.

La passione per il calcio del leader della Repubblica Popolare Democratica di Corea, però, non si ferma qui ma si estende a tutti i calciatori del suo paese. Dalla Nazionale fino a Han Kwang-Song, attaccante classe ’98 che milita in Qatar e che, in passato, ha vestito anche la casacca del Perugia e del Cagliari. Nota anche la sua passione per il Basket, in particolare quello NBA, e la sua amicizia con la leggenda dei Chicago Bulls, Dennis Rodman.

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